La Corte di giustizia dell'Unione europea (CJEU) ha confermato la decisione della Commissione europea di riscuotere 68,5 milioni di euro di multe imposte alla Polonia per non aver rispettato l'ordine della CJEU di sospendere le operazioni nella miniera di carbone di Turów. É la prima volta che ha usato un tale metodo per disciplinare un Paese membro, accentuando una spaccatura, quando le tensioni nella regione sono aumentate per la crisi in Ucraina. In questo modo, il tribunale ha respinto un reclamo presentato dall'ex governo polacco, il quale sosteneva che la Commissione avesse agito illegalmente nel prelevare il denaro successivamente all'accordo raggiunto tra Polonia e Repubblica Ceca, che poneva fine alla disputa sulla miniera.
Il governo ceco ha presentato per la prima volta la causa contro la Polonia alla CJEU nel 2021. Sosteneva che la decisione di Varsavia di estendere l'attività di Turów, una miniera di lignite a cielo aperto vicino al confine ceco, era contraria al diritto dell'UE e avrebbe causato danni ambientali in Repubblica Ceca. Come misura provvisoria, la CJEU aveva ordinato alla miniera di sospendere le operazioni per la durata del procedimento giudiziario. La Polonia si era rifiutata di ottemperare, sostenendo che la continuazione dell'attività della miniera e della vicina centrale elettrica, la quale produce il 7% dell'elettricità polacca, fosse fondamentale per la sicurezza energetica. Di conseguenza, nel settembre 2021 la CJEU aveva disposto il pagamento di multe giornaliere di 500.000 euro finché non il governo non si fosse adeguato. La Polonia si è poi rifiutata di pagare tali multe, portando la Commissione europea a detrarre il denaro, 68,5 milioni di euro in totale, dai fondi UE polacchi.
Nel 2022, dopo aver raggiunto un accordo con la Repubblica Ceca per porre fine alla controversia sulla miniera, la Polonia ha presentato un reclamo contro l'operato della Commissione europea. Il governo polacco ha sostenuto che “l'accordo [con la Repubblica Ceca] ha avuto come conseguenza la cessazione retroattiva degli effetti finanziari delle misure ordinate dalla Corte di giustizia”, come riportato in un comunicato stampa che annuncia la sentenza di mercoledì. La Polonia, inoltre, ha aggiunto che "la compensazione della Commissione [del denaro proveniente dai fondi UE] è pertanto illegittima”. Il denaro prelevato dalla Commissione proveniva da multe comminate prima dell'accordo con Praga, ma che è stato prelevato dopo il raggiungimento dell'accordo.
Nella sua sentenza del 29 maggio 2024, la CJEU ha respinto il ricorso della Polonia nella sua interezza. La Corte ha ritenuto che la cancellazione del caso dal registro del tribunale in seguito all'accordo con la Repubblica Ceca non abbia sollevato la Polonia dall'obbligo di saldare le ammende già maturate. In tal caso infatti, l'obiettivo della sanzione pecuniaria periodica, ossia garantire l'effettiva applicazione del diritto dell'UE - una componente essenziale dello Stato di diritto - non sarebbe stato raggiunto. Pertanto, la Corte ha ritenuto che la Commissione europea, responsabile della riscossione delle multe, “potesse legittimamente compensare gli importi dovuti in relazione a tale penalità di mora con le somme dovute dall'Unione europea alla Polonia”. La mossa della Commissione europea, il braccio esecutivo dell'Unione europea, ha sottolineato la sua determinazione a perseguire una nuova strategia più aggressiva nei confronti dei membri inadempienti, anche in mezzo alle dimostrazioni di unità all'interno del blocco con le truppe russe che si stanno ammassando al confine con l'Ucraina.
Inoltre, la Polonia e l'Unione Europea sono da anni coinvolte in un'aspra faida riguardante un'ampia gamma di questioni che, secondo i funzionari europei, è il risultato degli sforzi della Polonia di svincolarsi dalle regole e dagli standard del blocco. Ciò include i tentativi di emarginare la comunità L.G.B.T.Q., l'affermazione che la legge polacca sia prioritaria rispetto a quella dell'Unione Europea e la riluttanza a eliminare gradualmente i combustibili fossili in linea con l'ambiziosa politica climatica dell'Europa. L'Unione Europea si trova ora di fronte a un dilemma esistenziale su come comportarsi con i membri - come la Polonia o l'Ungheria - che si rifiutano di rispettare le regole fondamentali del blocco, ma che non intendono seguire l'esempio della Gran Bretagna, la quale ha lasciato l'Unione nel 2020, preferendo raccogliere i benefici finanziari dell'appartenenza all'UE. La Polonia è anche il maggior beneficiario dei fondi dell'Unione Europea, che sono stati utilizzati per modernizzare il Paese, finanziando dalle strade alle ferrovie, dai sussidi agli agricoltori alla ricerca scientifica. Nonostante ciò, martedì la Commissione ha insistito sul fatto che i tagli al bilancio non riguarderanno i cittadini polacchi comuni, bensì il governo.
Il mese scorso, Piotr Muller, portavoce del governo polacco, ha definito la riscossione delle sanzioni “contraria al diritto comunitario”. In risposta all'annuncio di martedì, Muller ha dichiarato: “La Polonia utilizzerà tutti i mezzi legali possibili per ricorrere contro i piani della Commissione”.
La Polonia può ancora ricorrere in appello contro la sentenza. Tuttavia, la decisione spetterà ora al nuovo governo più favorevole all'UE, guidato da Donald Tusk, che ha sostituito a dicembre il precedente governo di estrema destra. L'europarlamentare del partito Diritto e Giustizia (in polacco Prawo i Sprawiedliwość – PiS), Beata Kempa, ha dichiarato al settimanale Do Rzeczy di aspettarsi che il governo Tusk presenti un ricorso. Oltre a ciò, ha espresso dubbi sulla genuinità di tale ricorso. Anche la sua collega del PiS al Parlamento europeo, Anna Zalewska, ha invitato il governo a mostrare “un'azione ferma per difendere gli interessi della Polonia” nel caso, definando la sentenza della CJEU una “decisione scandalosa” che “legittima l'illegalità”.
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L'Autore
Chiara Cecere
La mia passione per ciò che studio deriva dalla mia inappagabile curiosità, unita ad un briciolo di idealismo. Per quest’ultimo aspetto, le mie esperienze all’estero in precedenza sono state concentrate sui paesi scandinavi: ho trascorso un anno a Stoccolma lavorando come ragazza alla pari durante il mio gap year prima dell’università e ho vinto lo scambio con la prestigiosa università di Lund da gennaio a giugno 2020, durante la triennale in Diplomatic International Sciences all'Università di Bologna. La mia determinazione è confermata dal fatto che sia riuscita a raggiungere un buon livello di svedese in meno di un anno. Inoltre, il secondo semestre del primo anno (gennaio 2022), ho preso parte ad un secondo Erasmus presso l’università di Science Po Lyon, che ho vinto facendo domanda per la carriera futura, magistrale di International Relations - International Affairs. Sono appassionata ed entusiasta riguardo alla scelta del corso di studi triennale, per cui ho scelto di continuare con una magistrale in International Affairs all’università di Bologna. Ho scelto il curriculum di International Affairs proprio perché sono attratta da aree geografiche diverse dall’Europa, in particolare l’Africa. Considero la mia apertura mentale e la mia sensibilità culturale le mie migliori qualità, e la mia forza motrice è una grande curiosità unita a un pizzico di idealismo.
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