La Russia e il caso Aleksej Naval'nyj

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  Redazione
  22 marzo 2021
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Nato a Mosca nel 1976 da una famiglia militare, Aleksej Naval’nyj ha conseguito due lauree: in giurisprudenza e in economia. È sposato con Yulia Navalnaya da oltre vent’anni e la coppia ha due figli, Daria e Zakhar. È celebre in tutto il mondo come avvocato e blogger che lavora contro la corruzione all’interno dei partiti politici e in particolare contro il partito Russia Unita e la figura di Putin.

Segretario del Partito Democratico del Progresso e Presidente della Coalizione democratica, Naval’nyj fa il suo ingresso nel mondo della politica nel 2004, quando entra nel partito socio-liberale e filooccidentale Jabloko. Nel 2005 fonda una fazione con i più giovani del partito, DA! (Democrazia Alternativa), e l’anno seguente decide di partecipare alla Marcia Russa, corteo annuale che viene organizzato da gruppi neonazisti e xenofobi russi. Da Jabloko, fondato da Grigory Yavlinski, Naval’nyj viene quindi escluso nel 2007, a causa delle sue idee fortemente nazionaliste e xenofobe.

Sempre nel 2007 fonda allora Narod (popolo), movimento nazionalista che ha come priorità la tematica dell’immigrazione: si allea infatti con altri due movimenti estremisti, il Movimento contro l’emigrazione illegale e Grande Russia; Naval’nyj è tra quei nazionalisti che chiedono la restaurazione della supremazia russa e che appoggia pienamente l’intervento militare in Georgia.

È verso l’inizio del 2011 che il populismo nazionalista di Naval’nyj comincia ad orientarsi apertamente verso la lotta alla corruzione; il politico inizia infatti a denunciare, anche attraverso il suo canale YouTube, portando prove e nomi e organizzando numerose manifestazioni a sostegno della democrazia e contro la corruzione dei politici, soprattutto contro Putin, il quale nel 2012 è rieletto come presidente per la terza volta. Il 2011 è anche l’anno in cui Naval’nyj fonda il Partito del Progresso - Russia del Futuro, il quale si definisce come democratico e liberale; sempre in questo anno crea anche il progetto RosPil, che vuole denunciare le frodi negli appalti statali e invitare chiunque sia a conoscenza di fatti simili a fare lo stesso.

Questo attivismo porta grandi problemi a Naval’nyj: nel 2013 ha luogo, difatti, il suo primo arresto, per appropriazione illecita e frode ai danni dell’azienda russa Kirov. Naval’nvy aveva lavorato nel 2009 come consulente del governatore della regione russa di Kirov, Nikita Belykh. Dopo aver fatto appello alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), viene accolta la richiesta per un nuovo processo, che ha tuttavia avuto lo stesso esito del precedente, ovvero una condanna a sei anni e a un risarcimento di sedici milioni di rubli. Secondo l’attivista questo processo, così come quelli che seguiranno a suo carico successivamente, è motivato politicamente per impedirgli di esprimere i suoi ideali politici. Nel 2014 è infatti accusato di riciclaggio e frode insieme al fratello; nel 2017 viene arrestato ad una manifestazione non autorizzata dal governo e condannato per questo motivo a quindici giorni di reclusione.

Sia Amnesty International che Memorial, ONG con sede a Mosca, si sono unite a CEDU per compiere delle indagini riguardo i processi di Naval’nvy e nel 2018 hanno richiesto un risarcimento per quest’ultimo per arresti giudicati politici, contro la libertà di espressione e immotivati.

Il 2020 è l’anno peggiore per Naval’nvy: a luglio vede la chiusura della Fondazione Anti-Corruzione per presunti finanziamenti stranieri. È il 20 agosto, rientrando a Mosca dalla Siberia, quando accusa i sintomi di un avvelenamento. L’aereo su cui viaggia è obbligato a fare un atterraggio di emergenza a Omsk, dove il politico riceve le cure iniziali per poi, con il permesso del cancelliere Merkel, essere trasferito a Berlino per la degenza. Nelle dichiarazioni rilasciate da lui successivamente, Naval’nyj accusa Putin e il suo governo di essere i responsabili dell’avvelenamento e dona al capo di governo l’epiteto di “avvelenatore di mutande”. Il 17 gennaio 2021 l’aereo su cui viaggia per tornare a casa viene dirottato all’aeroporto di Sheremetyevo, dove Naval’nvy viene arrestato e processato per direttissima nella caserma di polizia di Chimki (vicino Mosca). Al suo avvocato non è possibile avvicinarsi subito né in aereoporto né in caserma e la prima sentenza è di trenta giorni di ordine preventivo di custodia cautelare; vengono arrestati in seguito anche alcuni suoi collaboratori, tra cui la sua portavoce Kira Yarmysh e il suo avvocato Lyubov Sobol. Tramite dei video, Naval’nyj invita poi i russi a non arrendersi, a combattere per il proprio futuro e quello della Russia. A seguito del suo arresto, in tutta la Russia hanno luogo tantissime proteste contro il governo, che portano alla cattura circa tremila persone nel primo week-end dopo l’arresto e più di cinquemila nel secondo.

Con l’accusa di aver violato, mentre era a Berlino in degenza, gli accordi per la libertà vigilata di un precedente arresto, che richiedevano una firma ogni due mesi, il 2 febbraio Naval’nyj è condannato a tre anni e mezzo di reclusione.

Amnesty International si è immediatamente mobilitata per promuovere la scarcerazione dell’attivista e per denunciare gli abusi da lui subiti; ha spiegato che, sebbene non possa essere definito un prigioniero di coscienza a causa delle sue posizioni e affermazioni passate, fortemente nazionaliste e xenofobe, il suo arresto viola completamente i diritti fondamentali dell’uomo e della libertà di espressione ed è oltretutto motivato politicamente.

“La situazione dei diritti umani della Russia ha continuato a deteriorarsi e i diritti alla libertà d’espressione, associazione e riunione pacifica sono stati considerevolmente ridotti, nella legge e nella prassi. Coloro che tentavano di esercitare questi diritti hanno dovuto affrontare ritorsioni, comprendenti tra l’altro vessazioni e maltrattamenti da parte della polizia, arresti arbitrari, imposizione di pesanti ammende e in alcuni casi procedimenti penali e carcerazioni.” [1]

[1] https://www.amnesty.it/rapporti-annuali/rapporto-2019-2020/europa-e-asia-centrale/russia/

a cura di Elisa Capitani 

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