L’accordo UE–Mercosur ancora in bilico: l'Italia avrà un ruolo decisivo?

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  Tiziano Sini
  16 dicembre 2025
  2 minuti, 58 secondi

L’accordo commerciale tra Unione Europea e Mercosur, negoziato per oltre venticinque anni, è arrivato a un punto cruciale. A pochi giorni dal vertice politico in cui Bruxelles e i quattro paesi sudamericani – Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay – puntano a finalizzare l’intesa, la posizione dell’Italia sta assumendo un peso determinante. La complessità del dossier, unita alle pressioni interne dei diversi Stati membri, rende l’esito tutt’altro che scontato.

L’accordo, considerato uno dei più ampi mai negoziati dall’Unione Europea, mira a creare un’area di libero scambio che coinvolgerebbe oltre 700 milioni di persone. Le sue potenziali ricadute economiche sono rilevanti: eliminazione di dazi per miliardi di euro, apertura dei mercati pubblici, semplificazione delle norme tecniche e nuove opportunità per i settori industriali e automobilistici europei, così come per l’agroalimentare del Mercosur. Tuttavia, la portata dell’intesa ha generato anche numerosi timori, soprattutto nel settore agricolo europeo, che si sente minacciato da una concorrenza sudamericana considerata meno regolamentata e più economica[1].

Ed è proprio l’agricoltura il nodo principale che rischia di bloccare la firma. L’Italia, pur non essendo da sempre il principale oppositore dell’accordo, sta manifestando riserve crescenti. Il governo italiano si trova stretto tra due spinte opposte: da un lato, l’opportunità di ampliare l’export dei prodotti industriali e meccanici; dall’altro, la necessità di rispondere alle richieste delle associazioni agricole, preoccupate dal possibile impatto dell’importazione di carne bovina, zucchero, riso e altri prodotti sensibili[2].

Il problema, però, non riguarda solo l’Italia. Francia, Polonia, Austria e Irlanda hanno espresso più volte critiche legate alla tutela degli agricoltori e agli standard ambientali applicati nei paesi del Mercosur. Bruxelles ha cercato di superare queste resistenze introducendo meccanismi di salvaguardia più rapidi e severi, che permetterebbero alla Commissione di intervenire in caso di squilibri del mercato agricolo. Tuttavia, non tutti gli Stati si ritengono soddisfatti. In questo scenario, la posizione italiana è diventata ancora più importante, perché potrebbe decidere l’orientamento della maggioranza qualificata necessaria all’approvazione.

A complicare ulteriormente il quadro è il contesto politico internazionale. Il cambio di leadership in Argentina, con un governo più favorevole al libero scambio, ha riaperto spiragli che sembravano chiusi negli anni precedenti. Allo stesso tempo, in Europa, l’avvicinarsi delle elezioni e la crescente sensibilità verso la tutela del settore primario rendono difficile per molti esecutivi assumere posizioni impopolari.

L’Italia, alleata politica di alcuni governi sudamericani, è osservata con particolare attenzione. A livello diplomatico, Roma ha mantenuto una posizione ambigua, evitando un definitivo per non indebolire la propria forza negoziale. La richiesta centrale dell’Italia resta chiara: maggiori garanzie sulla tutela delle produzioni agroalimentari europee e l’inclusione di protocolli più stringenti sui controlli sanitari[3].

A pochi giorni dal vertice, l’incertezza prevale. L’accordo UE–Mercosur, dopo un quarto di secolo di discussioni, è vicino alla meta, ma rischia ancora una volta di arenarsi. Molto dipenderà dalle ultime trattative e dalla capacità degli Stati membri – Italia in primis – di trovare un compromesso che concili l’apertura dei mercati con la tutela dei settori più vulnerabili. In gioco c’è non solo un nuovo capitolo nelle relazioni tra Europa e Sud America, ma anche la credibilità della politica commerciale europea in un mondo sempre più competitivo.


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