Nonostante le politiche di controllo delle nascite nella Repubblica Popolare Cinese siano gradualmente divenute meno restrittive, consentendo oggi fino a tre figli, il paese si trova ad affrontare una serie di sfide demografiche che vanno dal rapido invecchiamento della popolazione al tasso di natalità ben al di sotto del livello di sostituzione naturale. In questo contesto di declino demografico, le decisioni delle donne cinesi in materia di fertilità diventano il frutto di una complessa rete di interazioni tra motivazioni individuali e condizioni strutturali.
Le famiglie cinesi contemporanee operano in una condizione di "temporalità mosaica", termine che racchiude il complesso processo di riconfigurazione istituzionale e culturale della società cinese. In questo contesto, il cambiamento più significativo è stato probabilmente il collasso del danwei (单位), un sistema fondamentale per il welfare cinese che prevedeva, tra le altre cose, l’accesso a servizi di assistenza all’infanzia. Difatti, il collasso del danwei ha dato il via alla privatizzazione e alla mercatizzazione di ciò che fino a prima era un supporto collettivo, con la perdita di due terzi degli asili pubblici tra il 1997 e il 2006. La conseguenza più evidente di questa inversione di rotta la vivono le donne cinesi che, nonostante godano di una partecipazione nella forza lavoro tuttora elevata (60% nel 2024, rispetto alla media del 54% nei paesi ad alto reddito), si sono ritrovate ad affrontare un aumento significativo del fardello di responsabilità.
Nella maggior parte delle famiglie della classe media cinese, le donne sono chiamate a perseguire una maternità intensiva, che simboleggia il generale spostamento del modello riproduttivo cinese dalla quantità alla qualità. Un esempio è la costante ricerca di un vantaggio competitivo nell’educazione dei figli, con l’affidamento alle madri della responsabilità di coltivare il successo accademico dei loro figli, fenomeno che viene definito educational arms race (教育领域的军备竞赛) e che ha aumentato significativamente il tempo e le energie richieste alle madri cinesi. Inoltre, l’assenza dei padri per via di condizioni sociali o strutturali come la cultura del lavoro ha dato vita al fenomeno della “genitorialità vedovile”: madri chiamate a svolgere la quasi totalità dei compiti genitoriali, rendendo la quotidianità delle madri lavoratrici doppiamente onerosa.
Di fronte a queste mancanze strutturali e queste nuove sfide genitoriali, le famiglie si rivolgono sempre più spesso alle nonne come soluzione pratica. Difatti, nella Cina contemporanea, l’assistenza intergenerazionale dalle nonne ai nipoti è un meccanismo informale ma cruciale che permette allo stesso tempo alle madri cinesi di continuare a lavorare e di rispettare gli elevati standard cinesi nella genitorialità. Non si tratta di una preferenza dei genitori o dei nonni, ma di una necessità strutturale. Per compensare l’assenza di un sistema istituzionale di assistenza all’infanzia, circa il 60% dei nonni cinesi partecipa nella cura dei nipoti, sia nelle zone rurali che in quelle urbane (dove il fenomeno è leggermente più diffuso).
La conseguenza quasi naturale dell’importanza dei nonni nella cura dei bambini è l’influenza sempre maggiore che i nonni stessi hanno nei confronti delle intenzioni di fecondità delle madri cinesi. Ciò avviene principalmente attraverso due effetti che scaturiscono dal loro aiuto. Da un lato, attraverso “servizi” come alloggio gratuito, assistenza monetaria e accudimento quotidiano, i nonni riescono ad alleviare significativamente le barriere logistiche e finanziarie della genitorialità. D’altra parte, i nonni ottengono una sorta di forte leva morale dal loro aiuto, influenzando la decisione dei genitori di avere un secondo o terzo figlio in un contesto di attesa reciprocità. Ciò è strettamente legato al concetto di assistenza alla vecchiaia, rendendo la gravidanza non solo il frutto di una scelta personale ma anche un obbligo intergenerazionale.
L’espressione che meglio descrive la situazione odierna delle famiglie cinesi è familismo a mosaico: una configurazione ibrida in cui modelli tradizionali e moderni coesistono e si configurano in modo flessibile, nata dalla necessità di rispondere a una serie di vincoli sociali ed economici. Questa configurazione è causa e conseguenza dei vari cambiamenti in corso nelle dinamiche intergenerazionali della società cinese. Un esempio può essere osservato nella informale divisione del lavoro di “madre” fra nonne e madri, perfettamente riassunto da Xiao Suowei dell’Università Normale di Pechino, che la descrive come yan mu ci zu (严母慈祖), ovvero “i nonni sfamano, le madri insegnano.” Altri esempi includono l’appiattimento delle dinamiche di potere intergenerazionali, rendendo la “pietà filiale” non più un obbligo sociale ma una reciprocità emotiva coltivata nella quotidianità.
Nonostante questo processo abbia incominciato a prendere piede nella società cinese da meno di trent’anni, è già possibile osservare alcune istanze di declino della dipendenza delle famiglie dai membri più anziani. Difatti, vista la forte pressione che viene spostata dalle madri sulle spalle delle nonne in particolare, alcune hanno già incominciato a limitare i propri ruoli “genitoriali” per recuperare la propria soggettività. Questo ennesimo cambiamento sottolinea la graduale erosione e distruzione del modello familiare a nucleo singolo, che sta lasciando spazio a un modello familiare a doppio nucleo: due generazioni che formano nuclei separati, perseguendo i propri interessi personali e instaurando relazioni più indipendenti ed eque.
In sintesi, l’intensivo aiuto da parte dei nonni alla cura dei bambini è un sostituto fondamentale alla riduzione del welfare cinese. Questa pratica sociale diffusa e informale è una soluzione pratica e normalizzata che rivela chiaramente quanto la scelta delle donne cinesi di intraprendere una gravidanza sia sempre meno una scelta personale e sempre più il risultato di una negoziazione familiare.
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L'Autore
Leonardo Di Girolamo
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