Le università americane denunciano l’amministrazione Trump per "interferenza politica"

In una lettera congiunta, più di cento atenei si uniscono contro i tagli alla ricerca e le ingerenze politiche.

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  Chiara Giovannoni
  02 maggio 2025
  3 minuti, 45 secondi

Il sistema universitario americano è, ad oggi, uno dei più prestigiosi e rinomati a livello internazionale. Le università statunitensi producono gran parte della ricerca scientifica e tecnologica, che garantisce all’America i suoi privilegi. Dall’inizio del suo secondo mandato, il presidente Trump ha preso di mira e minacciato gli atenei che ritiene non abbiano rispettato le nuove politiche dell’amministrazione relative a genere, razza, identità e ricerca. Martedì 22 aprile, più di cento università americane, tra cui diversi componenti della Ivy League come la Brown e la Princeton University, hanno pubblicato una lettera congiunta in cui viene condannata "l’ingerenza governativa e l’interferenza politica senza precedenti".

Le università promotrici di questa iniziativa fanno parte della Big Ten Academic Alliance, un consorzio accademico che riunisce diciotto atenei americani (sedici pubblici e due privati) legati alla Big Ten Conference, una delle principali leghe sportive statunitensi. Da tempo impegnata nella collaborazione accademica, la Big Ten condivide risorse e infrastrutture, promuovendo programmi congiunti di ricerca e sviluppo e offrendo opportunità educative sia per studenti che per docenti.

Per molti insegnanti e accademici, tra cui Louisa Mackenzie, professoressa dell’Università di Washington, il potere collaborativo dell’alleanza Big Ten risulta essenziale al fine di creare una solidarietà interistituzionale e garantire una protezione da un governo che non solo ha tagliato i finanziamenti per la ricerca, ma ha anche revocato i visti degli studenti internazionali. Allo stesso modo, secondo l’Università del Michigan, è necessario ora più che mai "mettere da parte differenze storiche e rivalità sportive per proteggere il valore supremo dell’indipendenza accademica". Il piano in questione verrà discusso nelle settimane a venire in una serie di incontri tra presidenti di facoltà e amministratori universitari. L’Associazione delle Università Americane, un gruppo che comprende le università più influenti degli Stati Uniti, terrà la sua prima riunione dall’insediamento di Trump alla Casa Bianca, in un incontro che verterà sull'individuazione di una strategia di risposta alle mosse dell’amministrazione. 

Negli ultimi mesi, la campagna contro gli atenei è stata giustificata dal governo Trump come una reazione all’“antisemitismo incontrollato”, che si sarebbe manifestato lo scorso anno in numerosi campus universitari in opposizione alla guerra israeliana a Gaza. Trump aveva cercato di spingere prestigiose università a contrastare le accuse di tolleranza verso l'antisemitismo, minacciando i loro bilanci e l’ammissione di studenti stranieri. Nove centri accademici dei Big Ten hanno ricevuto lettere da parte dell’Ufficio per i Diritti Civili del Dipartimento dell’Istruzione, nelle quali venivano avvertiti di possibili azioni esecutive nel caso in cui non fossero stati in grado di proteggere gli studenti ebrei all’interno dei loro campus, garantendo loro l’accesso alle strutture. Le università che hanno ricevuto la lettera sono diventate sede di proteste nell’anno accademico 2023-2024, a favore dei palestinesi. In seguito al rifiuto di aderire pienamente alle richieste governative sulla gestione delle proteste studentesche, l’Università di Harvard si è vista congelare circa 2 miliardi di dollari di finanziamenti pubblici destinati alle attività di ricerca. Con una dotazione di 53,2 miliardi di dollari, la più alta in tutti gli Stati Uniti, l’ateneo possiede risorse considerevoli, ma oltre l’80% di esse è vincolato a usi specifici, limitando l’università nella gestione dei fondi. In quest’ottica, i 2 miliardi di finanziamenti congelati, almeno fino all’udienza del 21 luglio per le argomentazioni orali tra le due parti, rischiano di comportare gravi conseguenze al sistema di ricerca dell’ateneo. 

Lo stop ai finanziamenti imposto dal governo Trump rischia, secondo molti, di far retrocedere l’innovazione americana di decenni. In un Paese in cui la ricerca e il sistema accademico rappresentano un pilastro della salute pubblica e della sicurezza, il congelamento dei finanziamenti statali potrebbe avere conseguenze a lungo termine sulla prosperità americana. In soli tre mesi alla Casa Bianca, l’amministrazione Trump è stata citata in più di 160 cause legali con l’accusa di presunte violazioni delle procedure amministrative, che spaziano dall’allontanamento degli studenti transgender dallo sport alla deportazione di studenti internazionali a cui è stato revocato il visto. A poco più di cento giorni dall’inizio del mandato presidenziale, l’autonomia accademica americana sembra essere sotto attacco.

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L'Autore

Chiara Giovannoni

Chiara Giovannoni, classe 2000, è laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università di Bologna. Attualmente frequenta il corso di laurea magistrale in Strategie Culturali per la Cooperazione e lo sviluppo presso l’Università Roma3.

Interessata alle relazioni internazionali, in particolare alla dimensione dei diritti umani e alla cooperazione.

E’ volontaria presso un’organizzazione no profit che si occupa dei diritti dei minori in varie aree del mondo.

In Mondo Internazionale ricopre la carica di autrice per l’area tematica Diritti Umani.

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Istruzione universitaria USA Trump Harvard Big Ten Libertà Accademica Interferenza Politica