L'Europa condanna il regime di Ortega in Nicaragua

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  Gabriele Bellono
  15 luglio 2026
  5 minuti

Il Parlamento Europeo, il 18 giugno 2026, ha affermato che il Nicaragua deve porre fine alla repressione sistemica e rilasciare tutti i prigionieri politici, tra cui Carlos Brenes e Salvadora del Socorro Martinez Aburto.

L’UE contro la repressione del regime di Ortega

Gli eurodeputati hanno condannato duramente la repressione sistemica perpetrata dal regime Ortega-Murillo, che comprende detenzioni arbitrarie, sparizioni forzate e crimini contro l’umanità. Viene inoltre denunciata la persecuzione delle popolazioni indigene e della Chiesa cattolica. Gli eurodeputati chiedono al Consiglio e alla Commissione europea di sospendere l’accordo di associazione UE-America Centrale facendo in modo che nessun fondo europeo possa contribuire a rafforzare il regime.

Dalle elezioni fondative alla dittatura: la costruzione del regime

Nel 1990, in Nicaragua, ci furono le elezioni fondative che sancirono l’inizio del pluralismo e la fine della guerra civile tra i sandinisti e i Contras. Successivamente, alle elezioni del 1996, vinse Aleman del Partito Liberale Costituzionalista, che nel 2000 strinse un accordo, “El Pacto”, con Ortega, che prevedeva la spartizione e la politicizzazione della magistratura e del Consiglio Supremo Elettorale, oltre a modificare la legge elettorale, con l’abbassamento della percentuale di voti necessaria per vincere la presidenza al primo turno. In un contesto di divisione dell’opposizione liberale, Ortega vinse le elezioni del 2006 e due anni dopo ci fu la svolta autoritaria, con le elezioni municipali del 2008 che segnarono la fine delle elezioni competitive e l’inizio di un regime autoritario elettorale. Nel 2016 ci fu lo smantellamento definitivo dell’opposizione in parlamento, con la rimozione di 28 deputati dell’opposizione regolarmente eletti da parte del tribunale elettorale.

La pace sociale e la rivolta nazionale del 2018

Ortega è riuscito a mantenere la pace sociale dal 2007 al 2018 tramite un’alleanza con l'élite economiche che gli ha permesso di garantire una stabilità macroeconomica e un controllo sui sindacati. Questa pace sociale riuscì a mantenersi anche grazie alla creazione di una borghesia sandinista vicina al governo. In quel periodo Ortega attuò politiche sociali assistenziali rivolte ai più poveri organizzate però in modo clientelare, per assicurarsi il sostegno popolare. Questa pace sociale terminò nell’aprile 2018 quando ci furono enormi proteste studentesche legate inizialmente alla riforma del sistema pensionistico per poi trasformarsi in una rivolta nazionale contro Ortega. Queste proteste vennero criminalizzate dal regime, definendo i manifestanti come terroristi, oltre a venire represse duramente attraverso la polizia e gruppi paramilitari filogovernativi.

La riforma costituzionale del 2025: la nascita dei co-presidenti

Il parlamento del Nicaragua ha ratificato nel febbraio 2025 una riforma costituzionale che conferisce maggiori poteri al presidente Daniel Ortega e a sua moglie Rosario Murillo. La riforma estende il mandato presidenziale da cinque a sei anni e trasforma i ruoli di vicepresidenti e presidenti in quelli di co-presidenti. In base a questa nuova riforma i co-presidenti hanno il controllo sul potere legislativo, giudiziario ed elettorale. I critici del regime Ortega-Murillo affermano che questa riforma è andata a legalizzare il potere assoluto già esercitato negli anni precedenti. Dora Maria Tellez, ex guerrigliera sandinista, ha dichiarato che la riforma, oltre a conferire uno status costituzionale alla dittatura, ha aperto la strada alla successione di Ortega, aggiungendo che la possibilità per i co-presidenti di nominare i vicepresidenti spianerà la strada affinché i figli di Ortega e Murillo siano costituzionalmente inseriti nella linea di successione.

La repressione del regime: violenza di Stato e diritti negati

Nel reprimere le proteste dell’aprile 2018, la polizia, l’esercito e i gruppi paramilitari filogovernativi hanno utilizzato armi letali, dimostrando che l’intento non era solo quello di disperdere la folla, ma anche di uccidere e instillare terrore. Gli arresti degli oppositori, dei leader della società civile e dei giornalisti sono stati costanti; il diritto a un giusto processo viene sistematicamente violato, con i giudici che condannano gli imputati su ordine della presidenza. All’interno delle carceri i detenuti sono sottoposti a torture fisiche e psicologiche durante gli interrogatori. Queste pratiche includono stupri, percosse, scosse elettriche e isolamento prolungato. Il partito sandinista al potere ha inoltre infiltrato ogni istituzione pubblica tramite le “Unità di Vittoria”, che agiscono come unità di intelligence, raccogliendo informazioni su chiunque sia considerato ostile al regime. Questa rete capillare identifica le persone da arrestare ed espellere. 

Importante da evidenziare è il piano governativo di espellere gli oppositori e negare loro il rientro nel Paese, come successo nel caso dell’espulsione di 135 detenuti in Guatemala nel settembre 2024. Queste azioni, unite al rifiuto di rinnovare i passaporti all’estero, hanno lasciato nei fatti le vittime in una condizione di apolidia, privandole dei diritti civili fondamentali e ostacolando la ricerca di asilo politico. Dal dicembre 2018, il regime ha confiscato sistematicamente proprietà e conti bancari degli oppositori. Le azioni del regime di Ortega hanno avuto un forte impatto oltre i confini del Nicaragua, perseguendo i dissidenti anche all’estero. Nel giugno 2025, in Costa Rica, è stato assassinato Roberto Samcam, maggiore dell’esercito del Nicaragua in pensione e noto oppositore del regime di Ortega; la moglie di Samcam, Claudia Vargas, ha raccontato che l’assassino si è presentato come un fattorino mentre guidava una motocicletta.

L’appello dell’ONU per indagare Ortega e Murillo per i crimini commessi

Il Rapporto ONU ribadisce la necessità che Ortega e Murillo, insieme agli alti funzionari dello Stato e del partito sandinista, vengano sottoposti a indagini giudiziarie per i crimini commessi. È necessario che la comunità internazionale agisca con decisione cercando di proteggere i nicaraguensi in esilio facilitando loro la richiesta di asilo politico. Il regime di Ortega si è rifiutato di collaborare e di consentire l’accesso nel Paese agli esperti dell’ONU; nessun osservatore internazionale per i diritti umani può entrare in Nicaragua dal 2018. L’Unione Europea, così come Paesi quali gli Stati Uniti e il Canada, continuano ad applicare sanzioni mirate su decine di alti funzionari legati al regime, ritenuti responsabili della distruzione della democrazia e dello stato di diritto in Nicaragua.

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L'Autore

Gabriele Bellono

Autore per l'area tematica "Diritti Umani" di MI POST

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Diritti Umani

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nicaragua Rosario Murillo Violenza di Stato Ortega Parlamento Europeo Persecuzioni dittatura