LGBTQIA+: svolta UE contro la legge di Orbán

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  Gaia Ciceri
  10 giugno 2025
  4 minuti, 50 secondi

Un pronunciamento atteso da anni potrebbe segnare una svolta storica nella tutela dei diritti LGBTQIA+ in Europa. L’avvocata generale della Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE), Tamara Ćapeta, ha rilasciato il 5 giugno scorso un parere giuridico cruciale che condanna la controversa legge ungherese del 2021, ritenendola in contrasto con i principi fondamentali dell’Unione europea e con le normative del mercato interno.

La legge, promossa dal governo di Viktor Orbán e approvata nel giugno 2021 con il sostegno del partito Fidesz, vieta di mostrare a minori contenuti che

raffigurano o promuovono un'identità di genere diversa dal sesso assegnato alla nascita, il cambiamento di sesso o l’omosessualità”. 

Sin dalla sua approvazione, il provvedimento ha suscitato forti reazioni in tutta Europa, sia per l’associazione implicita tra tematiche LGBTQIA+ e pedofilia, sia per la sua evidente natura discriminatoria.

Violati i diritti fondamentali e le libertà del mercato UE

Ćapeta ha evidenziato come la normativa ungherese rappresenti una grave violazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, in particolare per quanto riguarda la libertà di espressione, il rispetto della vita privata, la dignità umana e il divieto di discriminazione basata su orientamento sessuale e identità di genere.

La legge, secondo l’avvocata generale, ostacola anche la libera prestazione di servizi transfrontalieri e digitali, entrando in conflitto con diverse direttive europee, tra cui:

Reazioni e impatto: “Una legge che non ha posto in Europa”

La reazione della società civile non si è fatta attendere. Dávid Vig, direttore di Amnesty International Ungheria, ha dichiarato:

Questa legge non ha posto né in Ungheria né nell’Unione europea. È una norma profondamente discriminatoria che viola diversi diritti umani fondamentali e alimenta l’idea che la vita delle persone LGBTQIA+ valga meno.”

Nonostante la procedura europea in corso, il governo ungherese ha continuato a invocare la legge per reprimere la visibilità LGBTQIA+. A marzo 2025, ad esempio, è stata utilizzata per vietare manifestazioni pacifiche in sostegno della comunità, sollevando nuove preoccupazioni circa la libertà di riunione e di espressione.

Il confronto con Bruxelles e la posta in gioco

La Commissione europea aveva avviato una procedura d’infrazione nel 2021, culminata nel deferimento dell’Ungheria alla Corte nel 2022. L’iniziativa ha ottenuto il sostegno del Parlamento europeo e di 16 Stati membri, a conferma della rilevanza politica e simbolica della controversia.

La questione, però, va oltre la singola legge. Si tratta di un vero e proprio test per il rispetto dello Stato di diritto e dei valori fondanti dell’Unione europea. Se la Corte dovesse seguire il parere dell’avvocata Ćapeta, l’Ungheria potrebbe essere obbligata a modificare la legge o rischiare sanzioni economiche. Tuttavia, il premier Orbán ha spesso rigettato i richiami europei, rivendicando la “sovranità culturale” del Paese.

Gli effetti della legge sulla comunità LGBTQIA+ ungherese

Secondo ILGA-Europe, Amnesty e numerose ONG locali, la legge ha avuto effetti devastanti: ha alimentato l’omofobia e la transfobia, incentivato la censura nei media e nelle scuole, spinto gli insegnanti all’auto-censura, limitato la distribuzione di materiali educativi e culturali e ostacolato l’attività di editori, formatori e piattaforme digitali. L’impatto si è esteso anche all’ambito economico e professionale, danneggiando la libera circolazione di servizi e contenuti.

Una decisione storica all’orizzonte

La sentenza della Corte di giustizia dell’UE è attesa nei prossimi mesi. In un’epoca segnata dall’avanzata di forze conservatrici e sovraniste in vari Stati membri, questa causa si profila come una prova decisiva della credibilità dell’Unione europea in quanto garante dei diritti e delle libertà fondamentali.

In gioco non c’è solo una legge nazionale, ma il principio stesso di un’Europa fondata sull’uguaglianza, sulla dignità e sulla libertà di tutte le persone.


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