L’identità senza memoria: la distopia di Jacqueline Harpman

Se ci venissero tolti i ricordi, gli affetti, le abitudini, gli abiti, e tutto ciò che scandisce ogni nostra giornata, ci rimarrebbe ben poco per poterci riconoscere.

  Articoli (Articles)
  Alessia Camisa
  23 giugno 2025
  3 minuti, 29 secondi

Qual è lo scopo della nostra vita quando ci viene tolto tutto ciò che ci definisce?

Se ci venissero tolti i ricordi, gli affetti, le abitudini, gli abiti, e tutto ciò che scandisce ogni nostra giornata, ci rimarrebbe ben poco per poterci riconoscere. La nostra persona si definisce con ciò che facciamo, le parole che pronunciamo, la strada che percorriamo ogni giorno e i ricordi di una vita intera.

Jacqueline Harpman, scrittrice e psicanalista belga, ha voluto indagare l’introspezione di una donna nel momento in cui le è stato tolto tutto nel romanzo Io che non ho mai conosciuto gli uomini, pubblicato per la prima volta in Francia nel 1995 e portato in Italia da Blackie Edizioni nel 2024.

Ambientato in una realtà distopica, la vicenda segue un gruppo di 40 donne rinchiuse in un bunker dove si ritrovano senza sapere cosa le abbia portate lì, senza i propri vestiti e averi, costrette a vivere all’interno di una gabbia sorvegliata da guardie che non gli permettono di toccarsi tra di loro e in cui il giorno e la notte vengono distinti solo dallo spegnimento delle luci. I ricordi che hanno sono confusi, mentre la narratrice, arrivata nel bunker a 7 anni, non si ricorda nulla della sua vita precedente e cresce lì dentro senza memoria e senza poter fare esperienza della vita reale.

Incapace di stringere legami con le donne adulte, inizia a fantasticare e chiudersi nella sua mente. Solo quando una donna inizia a parlarle si accende in lei una speranza di poter cambiare le cose e inizia perciò a tenere traccia del tempo e dei giorni contando il tempo dei battiti del suo cuore.

Un giorno all’improvviso suona una sirena, le guardie fuggono e le donne riescono finalmente ad uscire dal bunker. Spaesate e impaurite, senza trovare spiegazione dell’improvvisa fuga, si ritrovano in una realtà che non riconoscono: un’immensa landa desolata e disabitata che non offre nessuna speranza di un ritorno alla propria vita.

Quando capiscono di essere rimaste sole su quel mondo sconosciuto, decidono di mettersi in cammino per trovare qualcosa che gli possa far capire dove si trovano e cosa sia successo. Sul loro cammino trovano solamente altri bunker con all’interno i corpi deceduti di altre donne - e in un solo caso di uomini - che non sono riuscite a fuggire. Non trovano spiegazioni e perciò si rifugiano nei legami che possono stringere tra di loro.

La protagonista cresce quindi come una donna che non ha mai conosciuto gli uomini, che non possiede ricordi di una vita vera e che costruisce ciò che conosce sull’eredità che le trasmettono le donne che la circondano.

Cos’è la femminilità quando non incontri l’altro sesso? Cosa ti definisce quando non sei immerso in una società?

Nel romanzo i quesiti rimangono per lo più senza risposta, scopriamo solamente che chi ci sta raccontando la storia è la protagonista ormai vecchia e ultima sopravvissuta, che ha trovato libri e carta su cui scrivere in un bunker abbandonato.

Io che non ho conosciuto gli uomini è quindi un libro con un grande intento psicanalitico chiaramente collegato alla formazione di Harpman. Il libro si trova a cavallo tra il genere distopico e post apocalittico, riuscendo a trovare casa anche nel mondo del fantascientifico femminile che ha come massima espressione Margaret Atwood con Il racconto dell’ancella.

Senza aver riscontrato grande successo nel momento dell’uscita, negli ultimi anni ha trovato un nuovo pubblico grazie ai canali di BookTok, riuscendo a vendere nel 2024 più di centomila copie negli USA. Nella distopia di Harpman i social probabilmente avrebbero trovato un grande spazio, oggi invece le hanno donato un inaspettato successo.

Condividi il post

L'Autore

Alessia Camisa

Categorie

Società

Tag

libri Harpman Jacqueline Harpman distopia Femminismo fantascienza libro