L’Indonesia tra ambizione e contrasto: il progetto "Food Estate" in Papua e il paradosso climatico

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  Valeria Picciolo
  30 dicembre 2025
  3 minuti, 15 secondi

Mentre l’Indonesia ancora piange le vittime delle recenti e devastanti alluvioni a Sumatra, il governo di Giacarta ha avviato una massiccia operazione di deforestazione in Papua per un ambizioso progetto agricolo statale. La notizia delinea un quadro di profonda contraddizione: se da un lato il presidente, durante la commemorazione della Nazionale degli Insegnanti, il 28 novembre, si è espresso a favore della prevenzione della distruzione delle foreste e di quanto proteggerle sia cruciale, dall’altro le sue azioni vedono un coinvolgimento diretto dell'esercito nella conversione di milioni di ettari di foresta vergine.

Un progetto colossale sotto l'egida militare

Il fulcro della strategia governativa è la creazione di un cosiddetto "food estate" nella provincia di Papua, volto a garantire la sicurezza alimentare ed energetica della quarta nazione più popolosa al mondo. Il piano prevede la coltivazione di riso e canna da zucchero su un'area di 3 milioni di ettari. In merito, l’aspetto più controverso riguarda il ruolo attivo delle forze armate: cinque battaglioni sono stati dislocati nella regione per supportare le operazioni, con soldati che, secondo testimonianze locali e video sui social media, operano direttamente i macchinari pesanti per l'abbattimento degli alberi. Sebbene il Ministero della Difesa sostenga che la presenza militare serva solo a garantire la sicurezza di un progetto strategico nazionale, le comunità indigene denunciano espropriazioni di terre e un clima di intimidazione dovuto alla presenza di soldati armati, il che, secondo Ambrosius Mulait, ricercatore da Pusaka, non permette agli abitanti di esercitare il diritto di protesta liberamente.

Secondo il Financial Times, nella regione indonesiana della Papua Meridionale, circa 50.000 persone indigene vivono in 40 villaggi su un territorio che supera il milione di ettari. Tuttavia, la costruzione di una strada di 135 km e il progetto di convertire quasi 1,2 milioni di ettari in risaie minacciano l'habitat e il sostentamento di quasi l'80% di queste comunità.

Questa accelerazione nel disboscamento appare paradossale se confrontata con i disastri che hanno colpito altre parti del Paese. Solo nelle ultime settimane, l'Indonesia ha registrato oltre 1.000 vittime a causa di alluvioni e frane, in particolare a Sumatra. Gli scienziati sono unanimi: la perdita della copertura forestale ha annullato l'effetto "spugna" del terreno, rendendo le piogge monsoniche — la cui intensità è aumentata fino al 50% a causa del riscaldamento globale — eventi catastrofici.

Oltre all'impatto climatico globale, con stime di emissioni di CO₂ derivanti dal progetto che potrebbero superare i 600 milioni di tonnellate, vi è il rischio concreto di un fallimento ecologico ed economico. Esperti e organizzazioni come The TreeMap avvertono che i terreni delle zone umide della Papua meridionale, presentano un'elevata acidità, rendendoli inadatti alla coltivazione del riso. Un precedente progetto simile nell'isola del Borneo è stato abbandonato proprio per l'inidoneità del suolo dopo aver già distrutto ampie porzioni di foresta.

Il progetto attuale minaccia aree protette, riserve naturali e l'habitat di specie endemiche come i canguri arboricoli e gli uccelli rari. Le aziende coinvolte, tra cui il colosso minerario Jhonlin Group, sono già finite sotto la lente dei mercati internazionali: alcuni produttori globali di generi alimentari hanno sospeso queste società dalle loro liste di fornitori a causa del loro coinvolgimento nel progetto in Papua.

In definitiva, l'Indonesia si trova a un bivio drammatico: la ricerca della sovranità alimentare attraverso modelli agricoli intensivi rischia di distruggere l'ultima grande frontiera di biodiversità del Paese, esacerbando quindi quella stessa crisi climatica che sta già mietendo centinaia di vittime nelle sue province.

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Valeria Picciolo

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Asia Orientale

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Indonesia cambiamento climatico esercito