L'ondata di calore contro i più deboli

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  Giovanni Graziano
  01 luglio 2026
  4 minuti, 2 secondi

L’ondata di calore, che nelle ultime settimane ha colpito l’Europa, è responsabile di una crisi sanitaria senza precedenti: mai come quest’anno, le vittime del caldo stanno riempiendo gli ospedali del continente.

Anche in Italia, gli effetti delle alte temperature sono stati devastanti: secondo il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS) per l’Europa, Hans Henri P. Kluge, l’Italia ha registrato cinque decessi dovuti al calore nell'arco di una sola giornata.

In Francia, in alcuni luoghi, le chiamate d’emergenza sono aumentate del 50%. Perfino a Londra, durante la scorsa settimana, è stato registrato il numero più alto di chiamate ai servizi di ambulanza con urgenza per pericolo di vita in sole 24 ore. Uno scenario simile si è verificato anche in Spagna.

L’ondata di calore in corso in Europa è percepita come la peggiore che si sia mai verificata, a causa della combinazione tra calore e umidità che rende le città del vecchio continente invivibili.

Secondo Kluge, i dati dimostrano che, in assenza di misure di prevenzione, il numero dei decessi sarebbe decisamente più alto. In particolare, nel 2023, le morti legate al caldo sarebbero state l’80% in più senza le misure di prevenzione già messe in atto, e ancora superiori per le persone ultraottantenni. Egli afferma, inoltre, che queste misure, tra le quali "piani d'azione per la salute legati al caldo, sistemi di allerta precoce, spazi refrigerati, e interventi di assistenza alle persone vulnerabili, non sono meri esercizi burocratici”; esse sono state cruciali negli ultimi anni e, proprio per questo motivo, devono essere potenziate.

Un ruolo fondamentale della prevenzione deve essere innanzitutto quello di aiutare le persone più fragili: l’ondata di calore, infatti, non colpisce tutti allo stesso modo, ma si rivela estremamente pericolosa soprattutto per le persone più fragili - come gli ultraottantenni a cui ha fatto riferimento lo stesso Kluge.

Ma non si tratta soltanto di un problema di età: coloro che lavorano all’aperto, spesso svolgendo mansioni che richiedono importanti sforzi fisici, sono maggiormente esposti agli effetti collaterali delle alte temperature.

Un tragico esempio è rappresentato da Haddad Taher, un bracciante agricolo di 55 anni di nazionalità marocchina, morto il pomeriggio del 29 giugno nel mantovano, mentre raccoglieva angurie per un'azienda agricola. Tra le ipotesi prese in considerazione dagli investigatori c’è quella di un malore legato alle alte temperature.

Non si tratta di un caso isolato circoscritto soltanto al settore agricolo: le famiglie a basso reddito sono le principali vittime delle ondate di calore, soprattutto a causa della mancanza di adeguate misure di adattamento.

Secondo Asad Rehman, amministratore delegato di Friends of the Earth (una rete internazionale di organizzazioni ambientaliste), il caldo anomalo “lancia una granata su ogni vulnerabilità che una persona ha già”, evidenziando come le alte temperature gravano soprattutto sui gruppi sociali già in difficoltà. Risulta dunque evidente, che il caldo non fa altro che incrementare le disuguaglianze economico-sociali.

Questo è innegabile, in particolar modo nei centri urbani: è stato dimostrato, infatti, che la presenza di alberi permette di diminuire in maniera significativa la temperatura percepita. Rehman in particolare cita uno studio, secondo il quale l’ombra degli alberi è in grado di ridurre la temperatura massima di 19 gradi, mentre l’erba di 24. Tuttavia, nelle città gli spazi verdi non sono distribuiti in maniera equa: per chi abita nelle periferie dei grandi centri è più difficile avere accesso ad aree verdi rispetto a chi abita in centro, più prossimo ai parchi urbani.

Uno studio, pubblicato su Nature Communications, afferma che a una maggiore quantità di alberi piantati in un quartiere è associata una maggiore ricchezza dello stesso. Secondo Fabio Duarte, uno degli autori dello studio, «ci basta guardare alle zone d'ombra per capire dove vivono le persone ricche e quelle povere». Lo studio è stato effettuato a partire da diversi centri urbani, da Stoccolma a Milano a Rio de Janeiro. Anche in città particolarmente verdi, come Stoccolma ed Amsterdam, la differenza tra quartieri benestanti e quartieri più poveri è significativa.

Durante queste ondate di calore, che stanno raggiungendo dei picchi fino a qualche anno fa impensabili, è dunque fondamentale, come ricorda Kluge, incrementare le misure di prevenzione. Queste devono tenere però conto della disuguaglianza intensificata dalle ondate di calore; dunque, le famiglie a basso reddito e i lavoratori costretti a fatiche fisiche importanti, devono essere l’obiettivo d’urgenza di queste misure. Altrimenti, per un uomo come Haddad Taher, lo stesso diritto alla vita e alla salute viene messo in discussione da un sistema che rende i più deboli le vittime principali di queste condizioni metereologiche estreme.

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Giovanni Graziano

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Diritti Umani

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