European State of the Climate 2024

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  Giovanni Graziano
  16 luglio 2025
  2 minuti, 37 secondi

Il 15 aprile di quest’anno è stato pubblicato lo "European State of the Climate 2024". Si tratta di un rapporto annuale pubblicato da "Copernicus", il servizio per il cambiamento climatico della Commissione Europea, e dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM), un'agenzia specializzata delle Nazioni Unite, che si occupa di osservazione meteorologica e idrogeologica.

Tale rapporto ha messo in luce dei dati piuttosto preoccupanti che riguardano soprattutto l’Europa, il continente dove il cambiamento climatico si manifesta più rapidamente.

Il 2024 è stato infatti l’anno più caldo mai registrato e con il maggior numero di giorni di forte stress da caldo. Anche la temperatura superficiale del mare su base annua ha raggiunto un picco senza precedenti. Inoltre, i ghiacciai in Scandinavia e delle Svalbard hanno subito perdite di massa con tassi annui maggiori di sempre.

È stato anche rilevato che più di 400 mila persone sono state coinvolte in inondazioni e alluvioni, tra cui ricordiamo tristemente il caso eclatante di Valencia.

Anche i dati che riguardano la piovosità sono preoccupanti: il 2024 per l'Europa è annoverato tra i dieci anni più piovosi dal 1950, il che ha comportato che un terzo dei fiumi in Europa è esondato.

Altrettanto grave sono stati i frequenti incendi che hanno travagliato il continente europeo: nonostante in Italia non sia stato percepito con una tale urgenza, in Portogallo sono bruciati, solo in una settimana, 110 ettari di superficie, che costituiscono circa un quarto dell'area bruciata annualmente in Europa.

Tuttavia, il rapporto ha messo in luce anche dati rassicuranti che testimoniano l'impegno dell'Europa verso la transizione sostenibile, rilevando che il 51% delle città europee hanno adottato un piano di adattamento dedicato al clima (una percentuale ancora insufficiente ma più alta di circa un quarto rispetto al 2018) e che il 45% dell'energia elettrica è stata generata da fonti rinnovabili.

Ciononostante, i dati sono fortemente preoccupanti. Lo dimostrano le parole di Carlo Buontempo, climatologo italiano e direttore del Servizio Copernicus: «Il cambiamento a cui assistiamo è talmente grande da imporci di ripensare al modo in cui facciamo quasi tutto. Dal modo in cui coltiviamo al modo in cui costruiamo e gestiamo le emergenze in qualsiasi attività che ha una dipendenza diretta o indiretta dal clima e dall’acqua. Questo adattamento è già una necessità oggi, non in futuro lontano».

Il rapporto riporta anche alcuni esempi di città e Paesi europei all'avanguardia per quanto riguarda l'implementazione di strumenti e iniziative per l'adattamento alla crisi climatica: i Paesi Bassi, Glasgow, Milano, Parigi, Bratislava e Kiev. Queste iniziative consistono, per esempio, nell’ampliamento delle aree verdi, nel costruire infrastrutture resistenti alle alluvioni, riserve d'acqua e tetti verdi.

Molte realtà europee, dunque, dimostrano di avere la capacità di innovarsi e dirigersi verso un futuro più sostenibile. Tuttavia, tali politiche non sono sufficienti a contrastare il riscaldamento globale, che infatti assume dimensioni sempre più preoccupanti col passare degli anni: lo dimostrano i rapporti Copernicus e altri rapporti simili sul cambiamento climatico, che vengono per lo più ignorati o recepiti con un atteggiamento di rassegnazione.

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Giovanni Graziano

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cambiamento climatico Europa Copernicus riscaldamento globale