Messico: tra narcos e desaparecidos

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  Gabriele Bellono
  30 maggio 2026
  6 minuti, 22 secondi

“Come potete vedere, questo è il crematorio. È pieno di resti carbonizzati. Non abbiamo nemmeno dato loro il tempo di rimuoverli. C’era fumo quando siamo arrivati; si sente l’odore. Qui potete vedere il cranio. È terribilmente scioccante per una madre trovare un posto del genere” afferma Ceci Flores, fondatrice e attivista del collettivo “Madres Buscadoras de Sonora”. Nel fine settimana tra il 16 e 17 maggio 2026, l'organizzazione guidata da Ceci Flores ha segnalato il ritrovamento di un crematorio clandestino, con 17 fosse contenenti resti carbonizzati in una proprietà a Lagos de Moreno, nello Stato di Jalisco in Messico.

Dalle guerriglie ai narcos: le radici dei cartelli

In America Latina la violenza legata al narcotraffico è aumentata drasticamente nell’ultimo decennio. In Messico vi è una vera e propria guerra tra i cartelli messicani e lo Stato centrale, che non è in grado di imporre la sua autorità né il monopolio della violenza legittima. Per comprendere l'orrore di queste scoperte odierne, è necessario fare un passo indietro. La fase della guerriglia politica e rurale aveva caratterizzato i regimi militari, i quali applicavano la Dottrina della Sicurezza Nazionale attraverso il Terrorismo di Stato, come durante i regimi militari di Videla in Argentina e Pinochet in Cile. Questa fase è poi terminata con le transizioni democratiche che hanno portato i militari a ritirarsi dalla vita pubblica e all’istituzionalizzazione dei movimenti di guerriglia trasformati in partiti politici legali. Dagli anni '90, con la fine delle grandi dittature militari e il declino delle guerriglie tradizionali, la violenza organizzata in America Latina ha assunto progressivamente forme sempre più legate al narcotraffico e al controllo criminale del territorio. 

In Messico, negli anni ‘80 i cartelli messicani agivano più che altro come intermediari e come braccio armato dei cartelli colombiani che necessitavano di far transitare la droga negli USA passando obbligatoriamente via terra per il Messico, a causa delle crescenti restrizioni via mare. Dopo lo smantellamento dei più grandi cartelli colombiani, avvenuto negli anni ‘90, i cartelli messicani sono divenuti protagonisti attivi del narcotraffico gestendo loro stessi il traffico di droga. Il cartello di Guadalajara, fondato nel 1978, definito da molti studiosi come il "cartello madre" dei principali cartelli messicani moderni, funzionava come una sorta di federazione di trafficanti; il leader del cartello Félix Gallardo, coordinava traffici, rotte e alleanze. Quando venne arrestato nel 1989, quella rete di trafficanti si frammentò ulteriormente in organizzazioni autonome dando poi origine ai cartelli messicani attuali, come il Cartello di Sinaloa, il Cartello di Tijuana e il Cartello di Juarez.

L'orrore di Jalisco: la scoperta delle Madres Buscadoras

Riguardo al ritrovamento dei resti carbonizzati a Lagos de Moreno, nello Stato di Jalisco, Ceci Flores ha affermato che il sito potrebbe essere stato utilizzato di recente, poiché l'odore di carne bruciata era ancora percettibile. In un video caricato sui social media del collettivo “Madres Buscadoras de Sonora”, che mostra un’altra area della proprietà, è visibile una casa abbandonata e fatiscente, con cumuli di ceneri sparsi per le stanze, come se tutto fosse stato bruciato. Il collettivo ha anche affermato di aver trovato sul posto dei residui chimici e contenitori di petrolio, che a loro avviso sarebbero stati utilizzati per sciogliere i corpi. Negli ultimi tempi, l'insicurezza nello Stato di Jalisco è stata riscontrata soprattutto in merito all’ondata di violenza scoppiata il 22 febbraio 2026 a causa dell’uccisione di El Mencho, leader del Cartello di Jalisco Nueva Generacion, generando una reazione di violenza da parte del Cartello con blocchi stradali, veicoli e negozi incendiati.

Il fenomeno delle sparizioni forzate, i desaparecidos

Quello delle sparizioni forzate in Messico è un fenomeno che solo nel 2024 ha visto il record di 13 mila persone scomparse, con una media di 26 persone al giorno. Secondo l’Inform Nacional de personas desaparecidas, in Messico le sparizioni forzate sono un fenomeno diffuso e sistematico. Nel 2022 avevano raggiunto quota 100.000 casi, per poi crescere del 7,3% nel 2023, del 6,3% nel 2024 e del 12% nel 2025. Ad oggi le segnalazioni dei desaparecidos in Messico sono in continuo aumento. “Chi si oppone o ha visto qualcosa viene ucciso e gettato in una fossa clandestina. Lo fanno perché sanno che possono farlo. In Messico c’è un’enorme impunità”, afferma María Luisa Núñez Barojas, madre di Juan de Dios Núñez Barojas, scomparso il 28 aprile 2017. Nello Stato di Jalisco si contano più di 14 mila episodi di sparizioni sistematiche; lo scorso Marzo, è stato scoperto un centro di sterminio e addestramento clandestino gestito dal Cartello di Jalisco Nueva Generación.

Nella logica dello sfruttamento anche la dimensione di genere gioca un ruolo determinante. Gli uomini vengono arruolati nel crimine organizzato allo scopo di compiere lavori fisici, molti diventano sicari o cecchini. Le donne entrano nel giro del traffico di persone a scopo sessuale. Si tratta di un contesto di doppia violenza, dove la brutalità del crimine organizzato si intreccia con gli abusi strutturali e sistemici della società. Le ragazze vivono sotto protezione anche per anni in attesa che i trafficanti vengano arrestati. Le continue denunce della società civile sull'assenza di sostegno alla ricerca dei desaparecidos, sulla scarsa trasparenza e sui continui ritardi burocratici hanno sollevato accuse e preoccupazione sul ruolo dello Stato. L’ONU ha chiesto al governo messicano di riconoscere le “Madres Buscadoras” come difensori dei diritti umani, chiedendo che si attivino protocolli di protezione durante le ricerche dei desaparecidos. Il governo, dall’ottobre 2024, sotto la leadership della presidente Claudia Sheinbaum, del partito Morena, sembra minimizzare la crisi puntando il dito unicamente sul crimine organizzato. In ogni caso, i numeri parlano chiaro: quasi 130 mila persone scomparse, oltre 72 mila corpi non identificati nelle strutture governative, centinaia di migliaia di frammenti di ossa e appena 373 condanne emesse. Di fronte alla sfiducia nelle istituzioni, i familiari delle persone scomparse sono costretti a cercare i propri cari in modo autonomo rischiando la loro vita.

Il fallimento della guerra al narcotraffico

A partire dal 2006, la guerra al narcotraffico dichiarata da Calderon, attraverso l’Operación Michoacan, che militarizzò tutto il Messico, aveva la strategia di decapitare i vertici dei cartelli. Questa strategia, secondo l'Instituto Nacional de Estadística y Geografía (INEGI), ha causato oltre 400.000 omicidi e, secondo il Registro Nacional de Personas Desaparecidas y No Localizadas, circa 130.000 desaparecidos in 20 anni. Questa tattica ha contribuito alla proliferazione dei cartelli, perché eliminare i leader non distrugge le organizzazioni, ma innesca ulteriori sanguinose lotte interne per la successione e il controllo del territorio. Questa violenza distrugge il tessuto sociale comunitario rendendo le aree vulnerabili socialmente. I cartelli della droga costituiscono dei gruppi armati non statali che minacciano lo Stato centrale e che sono in grado di creare uno “Stato dentro uno Stato”, siccome impongono una tassazione informale, controllo del territorio, gestiscono l’ordine pubblico e attuano anche forme di integrazione sociale. Queste organizzazioni si inseriscono in contesti di povertà e di esclusione sociale, dove lo Stato è assente. Il crimine organizzato indebolisce anche lo Stato di diritto, interferendo con i processi elettorali, oltre a compromettere la sicurezza stessa dei cittadini. Spesso ciò che aggrava la situazione, oltre alla corruzione e alla collusione del crimine organizzato con alcuni settori dello Stato, sono le politiche inefficaci adottate per contrastare il problema, come nel caso di Obrador, presidente del Messico dal 2018 al 2024, che utilizzò l’approccio ambiguo “abrazos, no balazos” cercando di combattere il narcotraffico attraverso i programmi sociali senza adottare azioni repressive, non ottenendo risultati tangibili.

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L'Autore

Gabriele Bellono

Autore per l'area tematica "Diritti Umani" di MI POST

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Diritti Umani

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Messico narcos desaparecidos cartelli della droga crimine organizzato Madres Buscadoras