Migrazioni e crisi libica: le sfide alla diplomazia europea nel Mediterraneo

Il recente incontro tra il Governo libico e una delegazione europea per discutere della cooperazione nel Mediterraneo ha riacceso le tensioni con Tobruk, mentre la Grecia affronta una nuova crisi migratoria causata dagli sbarchi irregolari dalle coste libiche

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  Cristel Vinciguerra
  17 luglio 2025
  7 minuti, 24 secondi

L'8 luglio, il Commissario europeo per la migrazione Magnus Brunner si è recato in Libia insieme ai ministri di Grecia, Italia e Malta, per tenere un incontro con il Governo di unità nazionale - supportato dalle Nazioni Unite - al fine di discutere della gestione dei flussi migratori illegittimi che dalla Libia arrivano fino alle coste europee e che nel corso del 2025 hanno subito un aumento significativo, causando instabilità soprattutto sull’isola greca di Creta.

L’appuntamento con il Governo di Tripoli è stato seguito dallo spostamento della delegazione europea a Bengasi. Qui si sarebbe dovuto tenere un ulteriore colloquio con il Generale Khalifa Haftar, a capo dell’Esercito Nazionale Libico e dei territori orientali del Paese, ufficialmente sotto l’autorità del Governo di stabilità nazionale. Quest'ultimo controlla gran parte dei territori orientali della Libia ma reclama la sovranità su tutto il territorio del Paese, pur non essendo riconosciuto come legittimo dalla comunità internazionale.

L’incontro si sarebbe dovuto tenere proprio tra il Generale Haftar e la delegazione europea. Tuttavia, al loro arrivo a Bengasi, il Commissario Brunner e i ministri sono stati accolti da Osama Saad Hammad, Primo ministro del Governo parallelo insediatosi a Tobruk, e altri ministri alleati di Haftar, senza un accordo preventivo con le controparti europee.

Questa situazione ha portato i rappresentanti europei a cercare un compromesso, accettando di dialogare con i ministri presenti ad accoglierli a patto di mantenere l’incontro non ufficiale, evitando foto e comunicati stampa, dal momento che questi avrebbero implicato il riconoscimento del Governo di stabilità nazionale da parte delle autorità europee. In tal modo, sarebbero caduti in quella che si sarebbe potuta rivelare una "trappola diplomatica" messa in atto da Haftar per ottenere maggiore legittimazione e incrinare le relazioni tra Tripoli e Bruxelles.

La proposta di un incontro non ufficiale ha causato una reazione dura da parte delle autorità libiche, che hanno rifiutato il compromesso dichiarando il Commissario Brunner persona non grata, in quanto - secondo l’autoproclamato Governo di Tobruk - ha "ignorato la sovranità nazionale libica". La delegazione europea è stata successivamente espulsa senza che si tenesse alcun dialogo riguardo la questione migratoria.

Questa breve crisi diplomatica ha segnato un momento di disordine tanto a Bruxelles quanto ad Atene, Roma e Valletta. La criticità delle coste libiche nel gestire la migrazione irregolare verso i Paesi europei ha però portato i leader coinvolti a concordare sull’invio di una nuova delegazione in Libia, soprattutto per evitare un’ulteriore complicazione dei rapporti con il Paese e garantire il mantenimento della cooperazione fino ad ora instaurata.

L’incontro era infatti stato programmato in un momento critico soprattutto per la Grecia, che a inizio luglio ha adottato la sospensione dell’esame delle domande di asilo per una durata di tre mesi per i migranti che entrano in maniera irregolare nel Paese attraverso le rotte marittime. La misura, la cui adozione è prevista solo in contesti di emergenza, è stata proposta dal Primo ministro Kyriakos Mitsotakis proprio a causa del rapido aumento di sbarchi irregolari sulle coste greche. In alcuni casi, sono stati superati i 500 arrivi quotidiani, interessando in particolare l’isola di Creta, che nei primi sei mesi del 2025 è stata raggiunta da 53 navi salpate dalle coste libiche, contro le 63 arrivate nei 12 mesi precedenti.

Il sistema di assistenza dell’isola ha già raggiunto piena saturazione, portando a una crisi nel fornire servizi di base e riparo ai migranti che continuano ad arrivare. La risposta del Governo greco non è però risolutiva in quanto, davanti alla chiusura dei porti greci, gli scafisti potrebbero decidere di reindirizzare le rotte verso le coste italiane e maltesi, portando a un’espansione territoriale della crisi. Un’azione efficace per contenere i flussi migratori richiede necessariamente la partecipazione delle autorità costiere libiche.

La Libia ha un ruolo fondamentale nella gestione delle rotte migratorie e del traffico di esseri umani attraverso il Mediterraneo, come già dimostrato durante la crisi migratoria che ha colpito i Paesi europei nel periodo tra il 2013 e il 2016. La sua posizione geografica, l’estensione della sua costa e l’assenza di un'autorità interna sufficientemente forte da contrastare le attività illegali, hanno portato a un incremento delle reti di traffico di esseri umani, che si stima abbiano raggiunto una dimensione tale da contribuire al 4.8% del PIL del Paese nel 2016, anno di picco delle partenze dalle coste libiche verso l’Unione europea.

Una delle priorità della Commissione europea, quanto dei Governi dei Paesi che affacciano sul Mediterraneo, è quindi quella di continuare a garantire la cooperazione con le autorità libiche, anche in funzione preventiva, evitando il ripetersi di una crisi che ha segnato le relazioni tra i Paesi europei, portando inoltre a cambiamenti significativi nella politica degli Stati dell’Europa meridionale.

Ma la questione migratoria non è l’unica preoccupazione dei leader europei in Libia. Se l’aumento di sbarchi e ingressi irregolari interessa soprattutto Italia e Grecia, la politica estera portata avanti dal Governo controllato da Haftar costituisce un rischio per tutti i Paesi dell’Unione. Il Generale intrattiene, infatti, stretti rapporti con la Russia, la quale sostiene il Governo di Tobruk, nel quale vede un alleato per perseguire i suoi interessi militari ed economici in Africa.

Oltre a rifornire materialmente l’esercito di Haftar tramite "flotte fantasma" che spediscono armi russe in Libia, gli Africa Corps supportano il Governo di stabilità nazionale nel controllo territoriale, in particolare sui confini meridionali e nella regione del Fezzan, altamente strategica per le sue risorse petrolifere.

La caduta del Regime di Bashar al-Assad in Siria ha reso inoltre necessario per la Russia cercare nuove basi navali sul Mediterraneo, e il porto di Tobruk potrebbe consentire al Cremlino di mantenere un avamposto navale strategico dove spostare la flotta mediterranea russa precedentemente ormeggiata in Siria.

La crescente presenza russa nel Paese comporta non solo una maggiore militarizzazione e un aumento nella circolazione di armi tra le milizie che operano in Libia. Il rafforzamento del supporto russo all’esercito guidato da Haftar potrebbe anche costituire un serio rischio per il Governo legittimo di Tripoli, destabilizzando ulteriormente la regione con conseguenze militari, oltre che sulle migrazioni attraverso il Mediterraneo.

L’assenza di un governo centrale stabile, la divisione territoriale e i rischi legati alla migrazione irregolare impongono all’Unione europea di dialogare anche con attori non statali, come le milizie sotto il controllo di Haftar, pur di perseguire i propri interessi sull’altra sponda del Mediterraneo. Nel caso della Libia, il mantenimento dei rapporti con un’autorità non riconosciuta a livello internazionale è indispensabile, in quanto l’autoproclamato Governo di stabilità nazionale controlla il 70% dei territori del Paese, incluse le coste della Cirenaica, luogo di partenza della maggior parte delle navi che trasportano i migranti diretti verso l’Europa.

Il dialogo tra le autorità europee e il Governo di Haftar rischia però di legittimare ulteriormente un proxy russo nella regione, il quale potrebbe facilmente agire contro gli interessi europei o strumentalizzare i flussi migratori per ottenere maggiori concessioni da parte della comunità internazionale. L’insistenza del Governo greco e di quello italiano nel voler mantenere delle relazioni con il Governo di Tobruk, nonostante il recente incidente a Bengasi, è quindi spiegata dalla loro rilevanza nel garantire il dialogo con un attore fondamentale per evitare il ripetersi di una nuova crisi migratoria, o l’apertura di un nuovo fronte di conflittualità nel vicinato europeo, causato dall’espansione dell’influenza russa nella regione.

Se per i Paesi del sud dell’Europa la questione libica è percepita come prioritaria in quanto potrebbe avere importanti conseguenze anche nel breve periodo, altri Paesi europei mantengono la loro attenzione sul conflitto russo-ucraino. Tra le sfide alla diplomazia europea nel Mediterraneo c’è quindi quella di riuscire a raccogliere unità di intenti, in primo luogo, tra gli stessi Paesi dell’Unione, trovando una convergenza di interessi in ambito di politica estera, capace di mantenere l’influenza europea su un’area fondamentale per la sicurezza del continente.

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Cristel Vinciguerra

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