Nuovi rapporti di forza nell’economia mondiale grazie al BRICS Pay

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  Giulia Pescarmona
  28 aprile 2026
  4 minuti, 56 secondi

La spinta dei BRICS verso la dedollarizzazione nasce da un tentativo di aggirare le profonde asimmetrie che caratterizzano l’attuale sistema monetario e finanziario internazionale, ancora fortemente dominato dal dollaro. La centralità della valuta statunitense conferisce agli Stati Uniti e i suoi alleati del nord globale un vantaggio geopolitico strutturale, in termini di potere finanziario. Le economie emergenti sono tra le principali vittime dell’arma finanziaria degli Yankee, poiché i loro mercati interni risultano esposti a una maggiore instabilità.

Come evidenziato dall’analisi del Center for a New American Security pubblicata nel 2019, dagli anni Duemila gli Stati Uniti hanno trasformato gli strumenti economici coercitivi in un pilastro stabile delle loro strategie geopolitiche, grazie al ruolo centrale del dollaro nei pagamenti internazionali e al controllo statunitense sulle infrastrutture. Inoltre, i flussi in dollari, anche se scambiati da paesi terzi, sono quasi sempre processati da banche e sistemi di clearing americani, che ne detengono il controllo operativo, permettendo a Washington di bloccare transazioni, imporre sanzioni e condizionare l’accesso ai mercati globali.

La cosiddetta “weaponized interdependence”, crea ostacoli principalmente nella crescita dell’economia cinese. Nel confronto strategico con la Cina, gli Stati Uniti hanno ampliato in modo significativo l’uso di strumenti economici coercitivi. Il Center for a New American Security rende evidente come Washington abbia rafforzato i controlli sugli investimenti cinesi attraverso il CFIUS e approvato nel 2018 l’Export Control Reform Act, volto a limitare l’accesso di Pechino a tecnologie emergenti sviluppate negli Stati Uniti. A ciò si aggiungono restrizioni all’acquisto di semiconduttori avanzati e l’imposizione di dazi su una vasta quota delle importazioni cinesi. Gli Stati Uniti hanno applicato sanzioni e restrizioni finanziarie contro Russia, Cina, Iran, Venezuela e Corea del Nord, perché considerano questi Paesi attori strategicamente sensibili. Sebbene Venezuela e Corea del Nord non facciano parte dei BRICS, mantengono comunque legami commerciali rilevanti con alcuni membri del gruppo. Il controllo statunitense sulle principali infrastrutture di pagamento e sul sistema del dollaro permette a Washington di bloccare transazioni, limitare l’accesso a tecnologie strategiche e influenzare gli scambi internazionali anche al di fuori dei propri confini. L’economista brasiliano, Paulo Nogueira Batista Junior, in una pubblicazione della rivista Cinese Wenhua Zongheng (文化纵横), ribadisce che il processo di dedollarizzazione ha subito un’accelerazione dopo il congelamento delle riserve russe nel 2022. Inoltre, la concentrazione del potere monetario nelle mani di un’unica valuta comporta vulnerabilità per i Paesi con ampie riserve denominate nella suddetta valuta, come la Cina, che rischiano perdite in caso di instabilità finanziaria o decisioni unilaterali della Federal Reserve.

Per aggirare questa situazione, uno dei temi centrali del Summit BRICS di Rio 2025 è stato l’impegno ad aumentare le transazioni in valute nazionali, riducendo la dipendenza dal dollaro. La Dichiarazione dei Leader BRICS sottolinea la necessità di sviluppare strumenti di finanziamento in moneta locale e valorizza il ruolo dell’Interbank Cooperation Mechanism nel coordinamento tra le banche dei Paesi membri e nel dialogo con la New Development Bank (Banca dei BRICS). Il punto più innovativo riguarda l’iniziativa BRICS Pay, pensata per rendere i pagamenti transfrontalieri più rapidi, economici e sicuri grazie a una maggiore interoperabilità tra i sistemi nazionali. I progressi della BRICS Payment Task Force, incaricata di integrare le diverse infrastrutture e facilitare l’uso delle valute locali, rappresentano un passo concreto verso la costruzione di alternative ai circuiti finanziari dominati dall’Occidente.

Il sito ufficiale del progetto BRICS Pay conferma che l’iniziativa è concepita come una piattaforma digitale per facilitare pagamenti transfrontalieri in valute locali, con l’obiettivo di ridurre i costi di transazione e la dipendenza dalle infrastrutture finanziarie occidentali. Il sistema si baserà su un modello simile al PIX brasiliano dove ogni Paese collega il proprio sistema di pagamento nazionale a una piattaforma comune, che traduce e regola le transazioni tra valute diverse in tempo reale. Il progetto non è ancora pienamente operativo: il portale parla infatti di fase pilota, sviluppo di soluzioni digitali e progressiva implementazione. Ciò nonostante, la direzione è chiara: BRICS Pay mira a creare un’infrastruttura interoperabile e sicura, capace di collegare i sistemi di pagamento nazionali dei Paesi membri e di sostenere l’uso delle valute locali negli scambi internazionali

Il BRICS Pay rappresenta uno degli strumenti più concreti della strategia di dedollarizzazione del gruppo e un tassello centrale nella costruzione di un ordine economico più autonomo e multipolare. Una volta operativo, è plausibile che incontri resistenze da parte degli Stati Uniti, poiché riduce la capacità di Washington di esercitare influenza attraverso le infrastrutture finanziarie globali. Tuttavia, se i Paesi BRICS sapranno gestire con attenzione le implicazioni geopolitiche e mantenere relazioni stabili con gli USA, questo sistema potrebbe introdurre un cambiamento significativo negli equilibri dell’economia mondiale. La possibilità di effettuare transazioni transfrontaliere al di fuori dei circuiti dominati dal dollaro ridurrebbe le asimmetrie di potere e ridefinirebbe i rapporti di forza tra gli Stati, aprendo la strada a un ordine finanziario più pluralistico.

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Giulia Pescarmona

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