Oleodotto Druzhba, cresce la tensione tra Ucraina e Ungheria: l’UE prova a mediare

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  Tiziano Sini
  16 marzo 2026
  3 minuti, 16 secondi

Nuove tensioni diplomatiche stanno attraversando l’Europa orientale a seguito dei fatti che hanno coinvolto l’oleodotto Druzhba, una delle principali infrastrutture energetiche che collegano la Russia ai Paesi dell’Europa centrale. Lo scontro tra Ucraina e Ungheria si è intensificato nelle ultime settimane dopo il danneggiamento di una sezione dell’oleodotto in territorio ucraino, un incidente che ha interrotto temporaneamente il flusso di petrolio verso alcuni Stati dell’Unione Europea.

L’escalation ha spinto Bruxelles a intervenire direttamente, chiedendo a Kiev di consentire un’ispezione internazionale dell’infrastruttura per verificare l’entità dei danni e valutare i tempi necessari per il ripristino del flusso di petrolio.

Il Druzhba, costruito in epoca sovietica, è uno dei sistemi di trasporto di greggio più lunghi al mondo. Attraversa diversi Paesi dell’Europa orientale e centrale, e rifornisce raffinerie in Stati come Ungheria e Slovacchia, che ancora oggi dipendono in misura significativa da questa rotta energetica.

Dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, infatti, l’Unione europea ha progressivamente ridotto le importazioni di petrolio russo, ma alcune deroghe sono rimaste per i Paesi senza accesso diretto al mare o con impianti progettati per lavorare il greggio proveniente dalla Russia.

La crisi attuale è esplosa a causa del danneggiamento di una sezione dell’oleodotto durante un attacco con droni attribuito a Mosca. L’incidente ha interrotto le forniture verso l’Europa centrale e ha aperto un confronto politico sulle modalità e sulla rapidità con cui l’infrastruttura dovrebbe essere riparata. Il governo ucraino, da parte sua, ha lasciato intendere, con le parole inequivocabili del Presidente Zelensky, di non considerare il ripristino immediato del Druzhba una priorità.

Secondo Kiev, infatti, il petrolio che transita attraverso l’oleodotto rappresenta una fonte finanziaria significativa per la Russia. Facilitare nuovamente il flusso di greggio verso l’Europa significherebbe contribuire indirettamente al sostegno economico di Mosca mentre la guerra è ancora in corso.

Questa posizione ha provocato una dura reazione da parte dell’Ungheria. Il primo ministro Viktor Orbán ha accusato, di fatto, l’Ucraina di ritardare deliberatamente la riparazione dell’oleodotto e ha minacciato contromisure nei confronti di Kiev, come la sospensione di alcune forniture energetiche tra cui benzina e gasolio. Non esclude poi ulteriori restrizioni se la situazione non verrà risolta in tempi rapidi.

È importante evidenziare, tuttavia, che la disputa energetica si inserisce in un contesto politico già piuttosto teso. Dall’inizio della guerra, infatti, l’Ungheria ha spesso assunto posizioni divergenti rispetto alla maggioranza degli Stati membri dell’Unione europea sulla gestione del conflitto con la Russia. Il governo di Budapest ha più volte criticato alcune sanzioni contro Mosca e ha rallentato l’approvazione di diversi pacchetti di aiuti europei destinati all’Ucraina.

Per cercare di ridurre le crescenti tensioni è intervenuta la Commissione europea, che ha proposto l’invio di una missione incaricata di verificare lo stato dell’oleodotto. L’obiettivo è trasformare la disputa politica in una questione tecnica e accertare con precisione l’entità dei danni e le possibilità di riparazione.

La richiesta di ispezione arriva in un momento delicato anche sul piano politico europeo. Budapest mantiene infatti una posizione critica su alcuni nuovi strumenti finanziari, come appunto il prestito da 90 miliardi destinato a sostenere l’economia ucraina, complicando irrimediabilmente i negoziati all’interno dell’Unione.

La disputa sul Druzhba in fin dei conti dimostra ancora una volta come la guerra in Ucraina continui a produrre effetti ben oltre il campo di battaglia. Le infrastrutture energetiche, gli equilibri economici e le relazioni politiche fra i Paesi europei restano profondamente influenzati dal conflitto.

Nei prossimi mesi sarà decisivo capire se la mediazione europea riuscirà a sbloccare la situazione e a ridurre le tensioni tra Kiev e Budapest, oppure se l’oleodotto Druzhba diventerà un nuovo punto di frizione all’interno dell’Unione europea.

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