Overtourism: una minaccia all'ambiente e alla vivibilità delle città

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  Giovanni Graziano
  24 ottobre 2025
  3 minuti, 2 secondi

La globalizzazione e la costruzione di mezzi di trasporto sempre più veloci e sicuri hanno reso possibile negli ultimi decenni, a molte persone di viaggiare spesso, esplorando paesi vicini, ma anche terre d’oltremare.

Nonostante siano molti gli effetti positivi ovvero, maggiore possibilità di visitare nuovi posti, sia in termini culturali sia economici, l’overtourism che alcuni luoghi del mondo sono costretti a fronteggiare, nasconde un effetto collaterale non trascurabile, legato al cambiamento climatico e alle condizioni delle comunità locali.

Secondo uno studio pubblicato su nature communications, nel 2013 le emissioni di gas a effetto serra legati al turismo globale, rappresentavano ben l’8 per cento delle emissioni totali.

Naturalmente, il principale fattore legato a questi effetti collaterali è rappresentato dai mezzi di trasporto: aumento del turismo significa aumento di trasporti aerei e marittimi, ma anche automobili alimentate a combustili fossili, che sono naturalmente responsabili di emissioni di CO2.

Oltre che per l’aumento delle emissioni, il turismo incontrollato molto spesso danneggia le comunità locali, innanzitutto aumentando il costo della vita dei centri di grande attrazione turistica.

L’Italia in questo caso rappresenta un esempio lampante: nonostante il turismo sia un’importante risorsa economica per il Paese, alcuni centri come Venezia e Firenze sono fortemente colpiti dagli effetti collaterali dell’overtourism.

Venezia, meta di turisti durante tutto l’anno, ma soprattutto durante il periodo del Carnevale, è una delle città più a rischio di fronte alla sempre più preoccupante minaccia del riscaldamento climatico, responsabile di innalzamento del livello del mare, onde estreme e mareggiate.

Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’università ‘Ca Foscari di Venezia, ha messo in luce come le coste veneziane nel 2030-2040 subiranno gravi fenomeni di erosione, mentre nel decennio successivo si verificherà un accrescimento: tali mutamenti provocheranno un peggioramento della qualità del mare.

Come evidenziato dal rapporto UNESCO “Climate Change Impacts on Mediterranean World Heritage Cities: The Urban Fabric in the Face of a Changing Climate” (2025), Venezia sta sprofondando a una velocità preoccupante di circa 10 cm per secolo, e la situazione è incrementata dalle sempre più frequenti maree eccezionali cui esposta.

Venezia, oltre ad essere minacciata dalla sempre più incombente crisi climatica, è uno dei centri che più soffrono l’overtourism. Ciò si riflette in particolar modo nella crisi abitativa e nel costo della vita.

La massiccia presenza di strutture adibite soltanto ad affitti brevi per turisti, comporta una diminuzione dell’offerta di appartamenti in affitto per famiglie o di stanze per studenti. Il che è stato messo in luce anche dal Think Tank Tortuga, secondo cui quando la percentuale di Airbnb aumenta dell’1%, i prezzi degli affitti nel lungo termine aumentano del 5,6%.

Gli effetti si percepiscono in maniera particolarmente evidente in un centro relativamente piccolo come quello di Venezia. 

Anche in una grande metropoli come Barcellona gli effetti del caro vita, dovuto a un turismo incontrollato, rendono difficile agli abitanti sostenere i costi elevati.

Dunque, i danni di un turismo incontrollato e irresponsabile sono molteplici, legati fondamentalmente alla crisi climatica e agli impatti economici subiti dalle comunità locali. Viaggiare in modo più responsabile, però, è possibile: privilegiare mete vicine facilmente raggiungibili in autobus o in treno anzichè con gli aerei, scegliere destinazioni alternative, dove il turismo può essere un impulso per l’economia locale e non un ostacolo alla vivibilità della città.

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Giovanni Graziano

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