Quando la guerra cambia le vacanze

Geopolitica e turismo nell’era dell’instabilità

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  Angelo Di Marco
  29 aprile 2026
  5 minuti, 26 secondi

Un conflitto smette di essere una semplice notizia e diventa una questione concreta per milioni di persone in un momento ben preciso.

Nel caso della guerra in Iran, tale momento si è manifestato rapidamente, come evidenziato anche nei siti di prenotazione dei voli. Un biglietto da Roma a Dubai per febbraio 2026 aveva un determinato costo, ma, pochi giorni dopo l’inizio delle ostilità, quella rotta è stata sospesa. Il settore turistico evidenzia con particolare immediatezza le conseguenze dei conflitti geopolitici. Questa caratteristica non deriva da una presunta fragilità, poiché il turismo ha dimostrato notevole resilienza dopo la pandemia di Covid-19, ma dalla sua stretta dipendenza da due variabili che la guerra compromette per prime: la percezione della sicurezza e il costo del carburante.

Il Golfo che si svuota

Gli eventi che hanno interessato le destinazioni del Golfo Persico dal 28 febbraio in poi sono stati senza precedenti recenti per rapidità. Il World Travel & Tourism Council ha stimato perdite di almeno 600 milioni di dollari al giorno dovute alla mancata spesa turistica nella regione. Questo dato si traduce concretamente in hotel vuoti, centri commerciali privi di clientela, ristoranti costretti a licenziare personale e tour operator impegnati a gestire rimborsi anziché vendere pacchetti.

Negli ultimi anni, il Medio Oriente ha investito risorse ingenti per sviluppare un’industria turistica competitiva: città come Dubai, Abu Dhabi e Doha sono passate da semplici scali di transito a vere e proprie destinazioni. Tuttavia, questa strategia, costruita nell’arco di un decennio, ha subito una brusca battuta d’arresto in poche settimane. Secondo Tourism Economics, per il 2026 si prevede una contrazione degli arrivi nella regione compresa tra l’11% e il 27%, con perdite stimate tra 34 e 56 miliardi di dollari, superando qualsiasi scenario precedentemente ipotizzato.

Il problema del cherosene che non tutti capiscono

Un aspetto tecnico di questa crisi, spesso trascurato nel dibattito pubblico ma ben noto alle compagnie aeree, riguarda il carburante per gli aerei. L’associazione degli scali europei ACI Europe ha comunicato alla Commissione Europea che, qualora il transito attraverso lo Stretto di Hormuz non riprendesse stabilmente entro poche settimane, l’Europa si troverebbe ad affrontare una carenza sistemica di jet fuel. Le conseguenze sono già evidenti nelle decisioni delle compagnie aeree: Lufthansa ha annunciato il taglio di 20.000 voli a corto raggio fino a ottobre 2026, con l’obiettivo di risparmiare circa 40.000 tonnellate di jet fuel; SAS ha cancellato 1.000 voli nel solo mese di aprile. La riduzione dei voli comporta una diminuzione dei posti disponibili e, in un mercato caratterizzato da una domanda sostenuta, si traduce in un aumento dei prezzi per i viaggiatori.

Il viaggiatore che rimanda e il mercato che si sposta

I dati raccolti dalle agenzie di viaggio italiane rappresentano un indicatore rilevante per comprendere l’evoluzione del settore. Secondo l’Osservatorio Aidit Federturismo Confindustria, il 75% degli operatori segnala un impatto significativo sul proprio business, il 90,1% rileva una riduzione delle nuove prenotazioni e il 62% dei clienti tende a posticipare la decisione di acquisto. Il posticipo della decisione di acquisto non equivale a una rinuncia definitiva. Si tratta di una strategia di attesa razionale: il viaggiatore non annulla il viaggio, ma rimanda la scelta fino a quando il contesto non appare più chiaro. Questa tendenza riduce le prenotazioni anticipate, fondamentali per la pianificazione dei budget e il riempimento dei voli charter da parte degli operatori, e incrementa la volatilità dell’intera stagione turistica.

Parallelamente, la domanda turistica si sta orientando verso nuove destinazioni. Le aree maggiormente penalizzate sono il Medio Oriente (oltre l’80% degli operatori segnala cali), il Nord Africa (66%) e la Turchia (47%). Al contrario, le destinazioni in crescita includono l’Italia, che si posiziona al primo posto con il 41,1%, seguita dalla Spagna con il 23,6% e, più in generale, dal bacino del Mediterraneo occidentale.

Vincitori parziali e rischi nascosti

L’Italia si trova attualmente in una posizione ambivalente. Da un lato, beneficia del riposizionamento della domanda: la Sardegna si prepara ad un’estate quasi completamente prenotata già ad aprile e la Sicilia registra un aumento delle prenotazioni aeree. Dall’altro lato, in Puglia le agenzie segnalano che le prenotazioni sono ferme al 60% delle camere, con una significativa diminuzione delle prenotazioni da parte di turisti stranieri, in particolare statunitensi. Il turismo proveniente dagli Stati Uniti rappresenta un indicatore particolarmente sensibile, poiché reagisce più rapidamente all’instabilità percepita rispetto a quello europeo, che presenta una soglia di tolleranza al rischio più elevata. Se la crisi dovesse protrarsi, questo segmento, caratterizzato da un elevato valore economico per unità di soggiorno, potrebbe non tornare durante la stagione. Di conseguenza, un aumento del turismo domestico a fronte di una diminuzione dei flussi a lungo raggio comporterebbe comunque una redditività inferiore rispetto alle potenzialità.

Ciò che questa crisi ci insegna

La guerra in Iran ha evidenziato un aspetto già noto ma non pienamente assimilato: il turismo globale costituisce un sistema profondamente interconnesso, in cui la chiusura di uno stretto navale distante migliaia di chilometri può determinare la chiusura di un hotel a Lecce o la cancellazione di un volo da Milano. Questa non rappresenta una vulnerabilità eliminabile, ma riflette la natura stessa dell’economia dei viaggi nell’era della globalizzazione. Il turismo non si arresta, ma si trasforma, si ridistribuisce, si contrae e successivamente si riprende in altre aree. Gli operatori in grado di anticipare questi cambiamenti e di offrire soluzioni flessibili, accessibili e percepite come sicure affronteranno la crisi con maggiore successo rispetto a coloro che attendono passivamente la fine delle difficoltà.

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Angelo Di Marco

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