In ogni ordinamento democratico moderno la gestione delle risorse pubbliche è sottoposta a un sistema articolato di controlli volto a garantire l’utilizzo appropriato ed efficace dei fondi, la regolarità dell’azione amministrativa e la trasparenza nei confronti dei poteri pubblici e della popolazione. Nell’ordinamento italiano questa funzione essenziale è attribuita alla Corte dei conti, organo che, sin dalla sua istituzione con la legge 14 agosto 1862 n. 800, rappresenta uno dei cardini della nostra architettura istituzionale. La Corte è investita di una duplice natura: da un lato è un organo di controllo, che si occupa di garantire la legalità e il buon andamento dell’azione amministrativa e la tutela dell’equilibrio della finanza pubblica, neutrale e indipendente rispetto al Governo e al Parlamento; dall’altro è organo giurisdizionale a tutti gli effetti, competente a giudicare sulla responsabilità amministrativa e contabile.
Il 27 novembre 2025 proprio questo organo ha depositato le osservazioni relative all’adunanza del 29 ottobre 2025, con la quale la delibera n. 41/2025 del CIPESS adottata il 6 agosto 2025, avente ad oggetto “Collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria: assegnazione risorse FSC ai sensi dell’articolo 1, comma 273-bis, della legge n. 213 del 2023 e approvazione, ai sensi dell’articolo 3, commi 7 e 8, del decreto-legge n. 35 del 2023, del progetto definitivo e degli atti di cui al decreto-legge n. 35 del 2023” è stata dichiarata non conforme alla legge.
Il CIPESS è il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile. Esso è l’organo governativo, presieduto dal Presidente del Consiglio dei Ministri, incaricato di programmare, finanziare e approvare le infrastrutture. Quando il CIPESS assume una decisione, lo fa attraverso una delibera, un atto formale che definisce contenuti, risorse e tempistiche dell’intervento. Nel caso del Ponte sullo Stretto, la delibera n. 41/2025 del 6 agosto 2025 ha approvato il progetto definitivo del collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria (Ponte sullo Stretto di Messina).
Affinché la delibera possa produrre effetti, deve essere registrata dalla Corte dei conti. La registrazione rappresenta un controllo preventivo di legittimità sugli atti del Governo: la Corte verifica che la delibera sia conforme alla legge, ai vincoli di bilancio e alle normative europee. Se l’atto risulta irregolare, la Corte non lo registra, impedendo che diventi esecutivo. È esattamente ciò che è avvenuto nel caso del Ponte sullo Stretto.
Tra le motivazioni della ricusazione del visto e del rifiuto della registrazione, vi sarebbe la violazione di due direttive europee: una in materia di ambiente e l’altra di appalti.
Per quanto riguarda il primo caso, vi sarebbe una violazione della direttiva 92/43/CE del 21 maggio 1992 relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche (c.d. direttiva Habitat). In particolare, si contesta che il Governo abbia proceduto con la relazione IROPI (Imperative reasons of overriding public interest), utilizzata come deroga per superare la valutazione di incidenza ambientale negativa del ponte, anteponendo un interesse pubblico alla sua realizzazione. Salute e sicurezza sono gli interessi pubblici, che non sono stati però adeguatamente supportati dal punto di vista tecnico; inoltre si ritiene che le motivazioni sui benefici economici non siano pertinenti rispetto a questa direttiva.
Inoltre, vi sarebbe la violazione dell’art. 72 della direttiva n. 2014/24/UE (c.d. direttiva Appalti), che impone procedure trasparenti, concorrenziali e proporzionate per l’affidamento delle opere di rilevanza strategica. La riattivazione del contratto di concessione stipulato nel 2009 con il contraente generale, senza un nuovo confronto concorrenziale, è stata ritenuta non compatibile con i principi comunitari che regolano le aggiudicazioni. In particolare, il passaggio da finanziamento originario (60% privato, 40% pubblico) a finanziamento integrale pubblico modifica sostanzialmente il contratto di concessione e comporta la necessità di indire una nuova procedura di aggiudicazione.
La Corte ha altresì rilevato la violazione degli artt. 43 e 37 del d.l. n. 201/2011 in quanto non è stato acquisito il parere dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti (ART) sul Piano Economico Finanziario e sul sistema tariffario.
La delibera della Corte dei Conti ha provocato immediate reazioni da parte del Governo e delle opposizioni. Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha definito la scelta della Corte “un grave danno per il Paese e appare una scelta politica più che un sereno giudizio tecnico”, affermando che farà tutto ciò che è possibile per far partire i lavori. Le opposizioni, invece, hanno accolto la decisione come la conferma che il Ponte non possiede oggi né le condizioni tecniche né quelle economiche per procedere, sottolineando che il rispetto delle normative europee e della tutela ambientale non può essere sacrificato.
Mondo Internazionale APS - Riproduzione Riservata ® 2025
Condividi il post
L'Autore
Giorgia Savoia
Categorie
Tag
Ponte sullo Stretto Matteo Salvini governo opposizioni Corte dei Conti sicilia calabria Stretto di messina direttive UE