L’Unione Europea vuole sostenere l’Ucraina con un progetto ambizioso: un “prestito di riparazione” da circa 140 miliardi di euro, pensato per finanziare la ricostruzione del Paese e mantenerne in vita l’economia durante la guerra. Ma il piano, che sembrava vicino all’approvazione, si è arenato per ora a causa dell’opposizione del Belgio.
L’idea alla base del progetto è tanto semplice quanto delicata: utilizzare i beni russi congelati nei Paesi europei come garanzia per il prestito. Dopo l’invasione del 2022, l’UE e gli alleati hanno bloccato centinaia di miliardi di euro appartenenti alla Russia o a soggetti legati al Cremlino. Solo in Europa si stima che gli asset immobilizzati superino i 180 miliardi, in gran parte custoditi presso Euroclear, una società di compensazione con sede a Bruxelles.
Il prestito non sarebbe una confisca, ma un modo per “anticipare” un futuro risarcimento: l’Ucraina riceverebbe i fondi ora e li restituirebbe solo dopo che la Russia avrà accettato di pagare i danni di guerra. In questo modo, Bruxelles spera di offrire un sostegno concreto senza violare le norme internazionali sulla proprietà privata e sui beni sovrani[1].
A bloccare il progetto è, però, il Belgio, che teme di trovarsi in prima linea sul piano legale e finanziario. Poiché Euroclear è registrata a Bruxelles, il Belgio teme che eventuali ricorsi della Russia o di investitori colpiti possano tradursi in cause miliardarie contro lo Stato. Esiste inoltre un trattato bilaterale tra Belgio e Russia che permette di avviare arbitrati internazionali, un rischio che Bruxelles non vuole correre da sola.
C’è anche un problema di ripartizione del rischio: chi pagherebbe se qualcosa andasse storto? Il governo belga chiede che eventuali perdite siano condivise da tutti gli Stati membri e non solo dal Paese che ospita Euroclear. Finché non sarà trovata una formula comune, Bruxelles non intende dare il via libera al piano.
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha confermato che l’obiettivo politico è condiviso da tutti i governi europei, ma ha ammesso che restano da definire i dettagli tecnici e legali. “Abbiamo deciso il cosa — sostenere l’Ucraina con un prestito — ora dobbiamo chiarire il come”, ha dichiarato al termine dell’ultimo vertice europeo.
Il progetto del “prestito di riparazione” è considerato una delle mosse più creative dell’Unione da quando è iniziata la guerra. Se riuscisse, l’UE darebbe un segnale forte: trasformare i beni del Cremlino in uno strumento di solidarietà verso Kyiv. Ma se il piano dovesse fallire, rischierebbe di mostrare ancora una volta le divisioni interne dell’Europa su come affrontare la guerra e le sue conseguenze economiche.
Per ora, tutto resta fermo a Bruxelles. E l’Ucraina, che conta sull’appoggio europeo per sopravvivere e ricostruire, dovrà ancora aspettare[2].
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L'Autore
Tiziano Sini
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