Una nuova ondata di proteste e scontri ha investito la capitale libica e altre aree del paese in seguito all’uccisione di Abdel Ghani al-Kikli, meglio conosciuto come Gheniwa, comandante della Stability Support Apparatus (SSA). Il leader militare è stato ucciso il 12 maggio durante un incontro a porte chiuse presso la base militare di Tekbali, sede della 444esima Brigata di Combattimento, insieme alle sue guardie del corpo in quella che sembrerebbe essere un’imboscata. L’evento ha rapidamente innescato un’escalation di tensioni: centinaia di uomini armati affiliati all’SSA hanno bloccato strade, eretto posti di controllo improvvisati e dato vita a manifestazioni armate in varie zone di Tripoli, rivendicando giustizia e accusando rivali interni al Governo di Unità Nazionale (GNU). Le milizie in Libia, come la SSA e al-Radaa, sono accusate di gravi violazioni dei diritti umani, tra cui torture, omicidi extragiudiziali e crimini contro migranti e rifugiati. Nonostante ciò, molti dei loro leader sono stati integrati nelle istituzioni statali.
L’SSA, sebbene formalmente nata sotto l’egida del GNU, non vi rispondeva più da tempo, mentre restava impegnata in attività di sicurezza e per la gestione di alcune istituzioni statali e per presunti legami con attività criminali e corruzione. Gheniwa era una figura controversa: un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato nel dicembre 2024 lo indicava come un attore chiave nel finanziamento delle milizie attraverso pratiche di corruzione. Amnesty International e il Centro europeo per i diritti umani (ECCHR) lo avevano più volte denunciato come uno dei principali responsabili delle violenze nei centri di detenzione libici, dove sono documentate torture, esecuzioni extragiudiziali e abusi sistematici contro migranti e rifugiati. Inoltre, il suo nome compare anche in una denuncia presentata alla Corte Penale Internazionale (CPI), che lo accusa di crimini contro l’umanità.
Formazioni armate leali al Governo di unità nazionale (GNU) e guidate dalla stessa 444esima Brigata di Combattimento che ha ordito l'assassinio di Gheniwa hanno rivendicato di avere smantellato l'SSA, assumendo il controllo del suo quartiere generale e scaturendo subito dopo l’uccisione una serie di scontri armati tra le milizie rivali nella capitale tra cui anche la Deterrence Anti-Organized Crime and Terrorism Apparatus (al-Radaa), uno dei gruppi armati di Tripoli.
Gli avvenimenti a Tripoli
Durante i combattimenti, case, auto e uffici pubblici sono stati distrutti. I media hanno riportato decine di feriti e danni a infrastrutture civili, incluse sedi della Banca Centrale. Nonostante una tregua dichiarata il 14 maggio dal Consiglio Presidenziale, le violenze sono proseguite sotto forma di repressione armata delle proteste civili, con uso di proiettili contro manifestanti pacifici, nei quartieri di Abu Salim, Souq al-Jumaa e Tajoura, dove almeno 8 civili hanno perso la vita, alcuni dei quali colpiti indiscriminatamente da proiettili sulle loro abitazioni.
“❝Tutti i gruppi armati sono tenuti a proteggere i civili dai pericoli durante gli scontri e le autorità devono garantire il loro diritto a protestare pacificamente❞.
”
- Hanan Salah, Direttrice associata per il Medio Oriente e il Nord Africa di Human Rights Watch
Il 13 maggio, nel bel mezzo degli scontri, il Primo Ministro Dabeiba aveva ordinato lo scioglimento e la ristrutturazione degli apparati di sicurezza, apparentemente per portarle sotto il controllo statale, ma le diffuse reazioni negative ai decreti tra le fazioni armate prese di mira hanno spinto il capo del Consiglio presidenziale al-Menfi a congelare le decisioni di natura militare o di sicurezza.
Tra iI 14 e il 16 maggio centinaia di persone sono scese in piazza a Tripoli chiedendo la destituzione del premier Abdul Hamid Mohammed Dbeibeh e del suo governo. In una mossa che dimostra la crescente pressione sul governo da parte dell’opinione pubblica, tre ministri hanno annunciato le loro dimissioni in solidarietà con il movimento popolare. Secondo fonti locali, i manifestanti temono che l’uccisione di Gheniwa rappresenti il preludio a una riorganizzazione degli equilibri di potere interni, con il rischio concreto di nuovi scontri tra milizie rivali.
Le manifestazioni hanno dato luogo anche a scontri tra manifestanti e forze di sicurezza nei pressi dell'ufficio presidenziale. I manifestanti arrivano in particolare dal quartiere Souq al-Juma e dalla città di Zawiya, vicini alla milizia al-Radaa cui appartiene anche il generale Almasri. Migliaia di manifestanti hanno dato alle fiamme pneumatici e lanciato pietre davanti alla sede governativa. Il Ministero dell’Interno ha riportato la morte di un agente, ma nessun riferimento è stato fatto alle vittime civili.
Diritti e libertà a rischio
Sebbene questi scontri siano stati innescati da guerre territoriali e crescenti tensioni per il controllo delle risorse, si inseriscono in un contesto di più ampia divisione politica nel paese. La Libia è infatti divisa tra due autorità rivali che si contendono il potere: il Governo di unità nazionale (GNU), con sede a Tripoli, insieme ai gruppi armati affiliati e alle forze quasi statali, controlla la Libia occidentale. I loro rivali, le Forze armate arabe libiche (LAAF) e gli apparati di sicurezza e le milizie affiliate, dominano invece la Libia orientale e meridionale.
La crisi in Libia non è solo una questione di instabilità politica, ma una tragedia umanitaria alimentata dall'impunità. I civili continuano a pagare il prezzo più alto in un conflitto in cui la repressione e il vuoto istituzionale alimentano il rischio di un’escalation. Senza una soluzione politica che ristrutturi le istituzioni di sicurezza e ristabilisca la fiducia, Tripoli resta sull’orlo di una guerra aperta.
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L'Autore
Flora Stanziola
Originaria dell'Isola d'Ischia, appassionata di lingue, culture straniere e dinamiche interculturali, Flora fa parte di Mondo Internazionale da giugno 2022. Dopo aver conseguito il titolo di Dott.ssa in Discipline per la Mediazione Linguistica e Culturale, ha deciso di approfondire il suo interesse per la cooperazione internazionale, iscrivendosi al corso di laurea magistrale in Politiche per la Cooperazione Internazionale allo Sviluppo. Come autrice per Mondo Internazionale Post scrive articoli focalizzati su temi di diplomazia internazionale con un particolare interesse per le dinamiche politiche e sociali.
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