Rivoluzione nel Mercato Unico Europeo: diventa operativo il Passaporto digitale dei prodotti (DPP). Come cambieranno i nostri acquisti?

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  Leonardo Antonelli
  30 luglio 2026
  4 minuti, 58 secondi

Hai appena letto "passaporto" e ti sono venute in mente mete caraibiche in cui scappare per le ferie? No, in questo articolo non parleremo di quel tipo di passaporto ma del DPP, il Passaporto digitale dei prodotti introdotto nell’Unione Europea che cambierà il nostro modo di fare acquisti.

Il DPP viene istituito e normato dal regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti (ESPR - UE 2024/1781), votato dal Parlamento Europeo ed entrato in vigore il 18 luglio 2024. Il regolamento richiama altri regolamenti precedenti e li implementa per creare un unico e semplificato regolamento sulle procedure di attuazione della trasparenza e sostenibilità ambientale, due valori promossi negli ultimi anni dall'UE (in ultimo con il Green Deal del 2019).

Cos’è il DPP?

È un documento (proprio come il passaporto per le persone) digitale con dati che riguardano ogni singolo bene, aggiornabile e valido per tutto il suo ciclo di vita. Sarà assegnato sia ai prodotti fabbricati in UE che a quelli importati. Le informazioni contenute nel DPP variano in base alla categoria merceologica, ma anche al relativo regolamento: per esempio, il DPP per le batterie elettriche seguirà sia i dettami dell’ESPR, sia quelli relativi proprio al regolamento europeo sulle batterie elettriche (UE - 2023/1542)

Comunque, tutti i beni, a prescindere dalla categoria, dovranno indicare obbligatoriamente le seguenti informazioni: origine e composizione delle materie prime, performance ambientali e la circolarità del bene (indice di riparabilità, linee guida per il riciclo corretto ecc).

Ma come funziona concretamente il DPP?

Ogni DPP relativo ad un prodotto acquisisce un codice univoco nel momento in cui viene riportato sul registro europeo dei DPP, in vigore dal 20 luglio scorso.

Ogni bene avrà apposto sulla confezione o sull'etichetta un QR code o tag NFC, scansionabile da qualsiasi telefono: questi ultimi daranno accesso allo stato attivo del prodotto e a tutte le informazioni che lo riguardano in tempo reale. Esempio: se devo acquistare una batteria di ricambio per la mia bicicletta elettrica, posso verificare dal mio telefono tramite il QR code il DPP di quel tipo di batteria, consultando così tutte le info utili su di essa, confrontandole magari con quelle di un'altra batteria. In questo modo potrò fare un acquisto consapevole e quanto più sostenibile. Se poi dovrò ripararla per un guasto, anche l'esito della riparazione finirà nel DPP, che viene dunque aggiornato.

Chi scrive le informazioni sui prodotti?

Il DPP deve essere obbligatoriamente compilato, il prodotto correttamente riportato sul registro europeo (per avere il codice univoco) e reso accessibile dagli operatori economici che immettono sul mercato i prodotti che ricadono nella legislazione pertinente dell'UE. 

Sono operatori economici: fabbricanti, importatori, rappresentanti autorizzati, distributori, rivenditori e fornitori di servizio di adempimento. Essi sono i responsabili della correttezza dei DPP, della loro registrazione sul registro europeo ma anche dell'applicazione dei QR code o tag NFC sulle etichette.

Per gli operatori economici, però, il DPP non è solo un obbligo di legge, ma anche un'opportunità: migliorando la trasparenza e la tracciabilità, essi potranno constatare mancanze nella catena di approvvigionamento e migliorarla, così da aumentare la qualità e la conformità dei prodotti. Inoltre, aumentando l'efficienza della catena produttiva, possono migliorare la loro posizione nel mercato ed essere più competitivi.

A chi è rivolto il DPP?

Si potrebbe pensare che la piattaforma digitale dei prodotti possa servire solo ai consumatori, ma non è così: i destinatari delle DPP sono infatti anche riciclatori e riparatori, che devono ottenere informazioni preziose sui pezzi di ricambio forniti, oltreché le autorità competenti. Queste ultime hanno il compito di verificare e monitorare l'efficienza del tutto il sistema e sanzionarne le violazioni. 

Il DPP diventerà lo strumento centralizzato per le autorità per contrastare i prodotti non in regola e utilizzarlo per migliorare il sistema dei controlli in tutta l’UE, non soltanto nel Paese di transito delle merci. Quando parliamo di "autorità", ci riferiamo ad autorità nazionali competenti, autorità di vigilanza del mercato e autorità doganali.

Qual è il piano di attuazione?

Non a caso è stato preso l’esempio della categoria delle batterie elettriche: questo comparto, insieme all’acciaio e al ferro, è il primo a ottenere, entro il 2026, il relativo DPP. 

Dall’entrata in vigore del registro, gli operatori hanno 18-24 mesi per adeguarsi alla nuova normativa. E' necessario quindi registrare il DPP e riportarlo sul registro europeo; una volta ottenuto il codice univoco, occorre stamparlo sull’etichetta tramite QR code o NCF. 

Nel 2027 seguiranno i prodotti tessili, pneumatici e alluminio. Nel 2028 verrà esteso ai mobili, nel 2029 ai materassi e nel 2030 a giocattoli, telefoni e tablet.

Sono attualmente esclusi dall'obbligo di DPP seguenti settori: alimentare, farmaceutico, mangimi, piante, animali e veicoli. Essi sono infatti già regolati da normative specifiche.

Come fanno gli operatori economici ad adeguarsi e cosa rischiano se non lo fanno?

È lapalissiano che ci dovrà essere anzitutto un cambio di prospettiva di mercato con l’introduzione dei nuovi DPP, anche se la sua introduzione, non a caso, sarà graduale. 

Quindi ci sarà sicuramente qualche struttura relativa soprattutto alle piattaforme di supply chain aziendali da rivedere, ma non è tutto da rifare da zero. Infatti, l'UE dispone dello Standard GS1 e QR code da anni: essi sono standard internazionali consolidati e affidabili e che già oggi permettono agli operatori economici di aggiungere le informazioni in qualsiasi momento, senza dover modificare il codice stampato sul packaging.
Il mancato DPP da parte di un operatore economico, o un suo mancato rispetto delle tempistiche, comporta l'esclusione dei prodotti dal mercato. Questo varrà anche per i prodotti importati extra UE.

Le possibili sanzioni amministrative da emanare saranno definite dai singoli Stati membri, a cui ne sono demandati tempistiche e modalità di attuazione.

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Leonardo Antonelli

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