Sfida alla libertà di stampa

L'ultimo rapporto Rule of Law della Commissione Europea evidenzia le criticità della press freedom in Italia ed Europa.  Tra nuove sfide e antiche minacce, quale sarà il futuro del giornalismo libero e indipendente?

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  Giuliana Băruș
  14 agosto 2024
  4 minuti, 35 secondi

Influenza politica sui mezzi di informazione e cause legali vessatorie contro giornalisti investigativi: queste le principali criticità del panorama giornalistico italiano. Il rapporto annuale della Commissione Europea, Rule of Law Report, pubblicato a luglio 2024 rivela uno scenario allarmante. Tra declino dell'indipendenza dei media e ingerenza da parte dei grandi attori politici ed economici, la libertà e la sicurezza dei giornalisti in Italia risultano sempre più a rischio.

Il report, alla sua quinta pubblicazione, ha lo scopo di evidenziare il grado di adesione alla rule of law da parte degli Stati membri, nonché analizzare – oltre alla libertà di stampa – i sistemi di giustizia nazionali, le normative anticorruzione e altri profili istituzionali.

Si tratta di un'analisi annuale con cui la Commissione invia raccomandazioni a ciascun Paese europeo. Il report è infatti uno strumento preventivo, volto cioè a instaurare un dialogo tra l'Unione Europea e i suoi Stati membri, in modo da evitare l'attivazione dell'articolo 7 del Trattato sull'UE: la procedura d'infrazione strumento indispensabile per garantire il rispetto e l'effettività del diritto europeo che comporta la sospensione dei diritti derivanti dall'appartenenza all'Unione per ripetuta violazione dei principi europei.
Oltre alle 65 nei confronti dell'Italia, sono 135 le procedure di infrazione in corso contro l’Ungheria; ma anche Grecia e Bulgaria (146 procedure attive) sono tra i Paesi UE con più numerose violazioni del diritto europeo.

Nelle sue raccomandazioni del 2024, che riprendendo quelle degli anni precedenti, la Commissione europea sollecita l'Italia a garantire l'indipendenza dei media pubblici e a continuare il necessario processo di riforma legislativa sul reato di diffamazione. In Italia, i giornalisti colpevoli di tale crimine rischiano ancora la reclusione (fino a quattro anni e mezzo di detenzione, con le aggravanti), mentre la pena detentiva dovrebbe essere già stata abolita, come sancito anche dalla Corte Costituzionale italiana.

Per Reporters sans frontières, la questione della libertà di stampa è un problema endemico” in Italia. Nonostante lo sviluppo e l'ampio spettro dei media italiani che continuano ad assicurare la diversità di opinioni, la libertà dei mezzi di comunicazione è in costante declino negli ultimi anni, in particolar modo nell'ultimo biennio. Dati che testimoniano in realtà un preoccupante trend globale, combinazione di deriva antidemocratica e campagne di disinformazione, nel 2024, anno nel quale metà della popolazione mondiale è chiamata alle urne.

Nel World Press Freedom Index del 2024, l'Italia è scesa di cinque posizioni, 46esima su 180 Paesi, marcando così il passaggio dal livello soddisfacente a quello problematico, insieme a Slovacchia, Ungheria, Malta e Grecia.

Deterioramento in Italia segnato dalla crescente ingerenza politica nei media pubblici e dall'accresciuto utilizzo di intimidazioni legali contro giornalisti, veri e propri strumenti di autocensura. Inoltre, la sicurezza e le condizioni lavorative nel giornalismo italiano restano una criticità.
I giornalisti continuano infatti a essere minacciati dalla criminalità organizzata, nonché dalla violenza di piccoli gruppi estremisti e dalla crescente precarietà lavorativa, e dunque economica, in ambito mediatico.

Da ottobre 2022, con l'attuale governo, la press freedom è sotto crescente pressione. Il servizio di informazione pubblica rappresenta la maggior preoccupazione: specialmente l'indipendenza della RAI, in quanto principale fonte di notizie per gli italiani. Questo è però un problema sistemico in Italia, perché i vertici RAI sono di nomina politica”, e nessun partito o coalizione al governo ha mai finora intrapreso un processo di modifica di tale sistema, traendo invece vantaggio dal controllo esercitabile sull'opinione pubblica.

I problemi individuati dalla Commissione Europea necessitano ora una soluzione. Il governo italiano dovrà quindi adeguarsi alla normativa Ue: il Media Freedom Act, la direttiva anti-SLAPP e le raccomandazioni sulla sicurezza dei giornalisti sono il primo, inevitabile passo. Un passo nella giusta direzione. In caso contrario, per l'Italia l'apertura della procedura d'infrazione ex articolo 7 sarebbe un rischio concreto.


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L'Autore

Giuliana Băruș

Studi in Giurisprudenza e Diritto Internazionale a Trieste.
Oltre che di Diritto (e di diritti), appassionata di geopolitica, giornalismo – quello lento, narrativo, che racconta storie ed esplora mondi fotoreportage, musica underground e cinema indipendente.

Da sempre “permanently dislocated un voyageur sur la terreabita i confini, fisici e metaforici, quelle patrie elettive di chi si sente a casa solo nell'intersezionalità di sovrapposizioni identitarie: la realtà in divenire si vede meglio agli estremi che dal centro. Viaggiare per scrivere soprattutto di migrazioni, conflitti e diritti e scrivere per viaggiare, alla ricerca di geografie interiori per esplorarne l’ambiguità e i punti d’ombra creati dalla luce.

Nel 2023, ha viaggiato e vissuto in quattro paesi diversi: Romania, sua terra d'origine, Albania, Georgia e Turchia.
Affascinata, quindi, dallo spazio post-sovietico dell'Europa centro-orientale; dalla cultura millenaria del Mediterraneo; e dalle sfaccettate complessità del Medio Oriente.

In Mondo Internazionale Post è autrice per la sezione Organizzazioni Internazionali”.

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