Da qualche anno l’economia globale è caratterizzata da una forte instabilità e una crescente incertezza dovute all’imprevedibile evoluzione dei conflitti aperti sia in Europa tra Russia e Ucraina, sia in Medio Oriente, che ha visto Israele come protagonista principale degli scontri armati nella regione. Ad aggravare questo stato di incertezza e volatilità dei mercati si è aggiunta la nuova posizione degli Stati Uniti, nel panorama geopolitico e macroeconomico globale che, fin dall’inizio del mandato del neoeletto Presidente Trump, ha virato su politiche economiche aggressive e protezionistiche. Ciò è avvenuto al fine di ridurre la propria dipendenza dalle importazioni estere, ha introdotto nuovi dazi commerciali e infine ha avviato tentativi di rinegoziazione dei rapporti commerciali multilaterali.
Questi eventi tanto imprevedibili quanto spregiudicati, hanno seminato il panico nei mercati finanziari, provocando profondi e improvvisi crolli nelle quotazioni di borsa e portando incertezza sulla stabilità e affidabilità della struttura economica nazionale e, in modo più ampio, del continente europeo.
Lo scorso 28 luglio l’Autorità bancaria europea (EBA) e la Banca centrale europea (BCE), hanno pubblicato i risultati di uno studio effettuato sul settore bancario in cui veniva verificata la capacità degli istituti di credito europei di resistere alle conseguenze di un ipotetico scenario di grave flessione economica globale. Lo studio, che ha coinvolto 64 grandi istituti di credito selezionati dall’EBA, che corrispondono al 75% degli attivi bancari, simulava uno scenario estremo di mutamento dell’equilibrio economico globale dovuto ad un’ipotetica degenerazione delle attuali relazioni geopolitiche. Inoltre a un’inflazione elevata, alla crescita della disoccupazione e a un aumento dei tassi di interesse con conseguenti ripercussioni negative sui consumi e sugli investimenti dei privati. Questo scenario catastrofico ha complessivamente rappresentato uno degli stress test più severi mai svolti in Europa e ha permesso di valutare in modo piuttosto preciso il grado di resilienza del sistema bancario europeo e la sua capacità di continuare a finanziare famiglie e imprese, anche nel pieno di una crisi economica mondiale.
I risultati dello stress test pubblicati dall’EBA rivelano che, in tale scenario, le banche europee registrerebbero tra il 2025 e il 2027 una perdita complessiva di capitale di 547 miliardi di euro e che il Common Equity Tier 1 (CET 1), con una contrazione media di 370 punti base, passerebbe dal 15,8% del 2024 al 12,1% nel 2027. Il Common Equity Tier 1 è un indicatore percentuale che misura il grado di solidità finanziaria delle banche rapportando il capitale ordinario versato nell’istituto di credito, alle attività ponderate per il rischio. La BCE in passato ha stabilito che tale valore debba essere superiore all’8% per tutte le banche negli Stati sottoposti al Sistema di Vigilanza Unico (SSM), pertanto, un valore CET 1 elevato è indicatore di una buona capacità della banca di affrontare momenti di crisi senza comprometterne le operazioni (in Italia il valore CET 1 non può essere inferiore al 10,5%).
Nonostante l’entità delle perdite sia superiore a quella stimata dai precedenti stress test, la riduzione di capitale è risultata più moderata, grazie a un elevato margine di interesse netto (NII) che fornisce alle banche maggior spazio di manovra per compensare e assorbire le perdite nel malaugurato caso in cui lo scenario esaminato dovesse effettivamente verificarsi. Dai risultati, emerge che il rischio di credito rappresenta il principale fattore di perdita, incidendo per 394 miliardi di euro nell’arco di tre anni, mentre il rischio di mercato dovuto ad un’eventuale recessione, che nel primo anno simulato si stimava sui 187 miliardi di perdita, è stato quasi dimezzato fino a circa 98 miliardi di euro grazie ai ricavi delle banche, derivati dalle operazioni finanziarie dei correntisti. Questa capacità di assorbimento è dovuta a una migliore qualità degli attivi bancari e a un processo di rafforzamento e resilienza che le banche hanno sviluppato nel corso degli ultimi anni.
Nella classifica degli istituti di credito rilasciata dall’EBA, le prestazioni migliori sono state registrate da Portogallo (perdita economica inferiore a 50 punti base), Svezia (inferiore a 100 punti base), Ungheria e Grecia (perdita di poco superiore ai 100 punti base).Le banche italiane hanno dato prova di grande affidabilità e stabilità distinguendosi tra le più solide d’Europa, con un assorbimento patrimoniale medio di circa 150 punti base (1,5 punti percentuali) contro i quasi 400 punti base di Germania e Francia. Tra le sei principali banche italiane analizzate dall’EBA, Iccrea guida la classifica con un indice CET1 che passa dal 23,3 % iniziale del 2024 al 21,3 % nel 2027, seguita da Montepaschi di Siena (dal 18,3 % al 17,1 %), Bper Banca (dal 15,8 % al 14,1 %), UniCredit (dal 16 % al 12,5 %), Intesa Sanpaolo (dal 13,3 % al 12 %) e infine da Banco BPM (dal 15 % all’ 11,4 %).
Il risultato complessivo di questo studio conferma che il settore bancario europeo, rafforzato da tassi di interesse più elevati e da una stabile qualità degli attivi, sarebbe in grado di sostenere un ipotetico scenario prolungato, in grave recessione causata dai dazi economici e da ulteriori escalation dovute al logoramento delle relazioni geopolitiche internazionali. Sebbene “le solide performance delle banche dell'UE nello stress test del 2025 a livello UE siano rassicuranti, ciò non dovrebbe indurre all'autocompiacimento da parte delle banche o delle autorità di vigilanza - ammonisce l'EBA - "Mantenere un capitale adeguato rimane essenziale per garantire che il sistema bancario dell'UE possa continuare a sostenere l'economia in condizioni avverse ed evitare di diventare una fonte di amplificazione durante le crisi”.
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L'Autore
Jacopo Biagi
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