A Bruxelles questo primo aprile la Commissione europea ha presentato la nuova strategia per la sicurezza interna, ProtectEU, che insieme al Libro Bianco sulla difesa, introdotto a marzo, ha come scopo quello di rafforzare la cooperazione nell’ambito della difesa tra i Paesi UE, in un contesto di crescenti tensioni internazionali e di minacce non convenzionali alla stabilità interna.
Nelle parole di Magnus Brunner, Commissario europeo per gli affari interni e responsabile dello sviluppo della strategia, la sicurezza è “la sfida dei nostri tempi”, e per affrontare questa sfida, il Commissario ha proposto una nuova “cultura della sicurezza”, che sia in grado di adottare un approccio whole of society, coinvolgendo istituzioni pubbliche, private, ed anche i cittadini, per rendere più sicura la società europea in ogni sua parte. La nuova strategia è stata sviluppata facendo riferimento alle raccomandazioni presentate dal Consigliere speciale Sauli Niinistö nel suo report Safer Together, rilasciato nell’ottobre del 2024, su richiesta della presidente della Commissione Ursula von der Leyen.
Il report di Niinistö pone particolare attenzione alla necessità di preparare l'Unione ad affrontare crisi di diversa natura, come quelle legate agli attacchi ibridi portati avanti da attori esterni, tramite maggiore cooperazione tra i servizi di intelligence ed un più efficiente sistema di scambio informazioni tra i Paesi, soprattutto per favorire deterrenza e migliorare la valutazione dei rischi.
Secondo la strategia ProtectEU, il gruppo di progetto per la sicurezza interna, presieduto da Magnus Brunner, si riunirà regolarmente per realizzare analisi dei rischi, garantendo un aggiornamento costante riguardo potenziali vulnerabilità e permettendo azioni preventive efficaci e coordinate tra i Paesi europei. Per supportare la realizzazione di queste analisi, la Commissione farà riferimento al SIAC, ovvero al Single Intelligence Analysis Capacity, il corpo di intelligence del Servizio europeo per l’azione esterna, aumentandone la cooperazione con i servizi informativi dei singoli Paesi EU.
Le aree di intervento principali nella nuova strategia sono quelle legate al crimine organizzato, al terrorismo, ed alle minacce di natura ibrida. Ma nel documento che presenta ProtectEU, sono queste ultime ad occupare uno spazio più rilevante. La crescente attenzione verso queste minacce è dovuta all’aumento di cyberattacchi, sabotaggi e campagne di disinformazione, attribuiti principalmente alla Russia. Dal 2022, in seguito all’invasione dell’Ucraina, la Russia ha intensificato le azioni ostili nei confronti dei Paesi europei, con conseguenze significative sulla sicurezza e sulla stabilità interna, ed anche sui processi democratici: emblematico il caso delle elezioni presidenziali in Romania, annullate nel dicembre 2024 per interferenze russe. Il report attribuisce alla Russia anche la strumentalizzazione di flussi migratori irregolari, soprattutto sul confine tra Polonia e Bielorussia, ed il coinvolgimento con reti criminali che operano in territorio europeo.
Per affrontare minacce così diversificate, che coinvolgono aspetti di sicurezza interna ed esterna, la strategia ProtectEU prevede un rafforzamento del mandato delle Agenzie e dei corpi europei che si occupano di giustizia e sicurezza; Europol, l’ufficio europeo di polizia, responsabile di supportare le indagini transfrontaliere nell’Unione europea, subirà una revisione di mandato, che ne estenderà gli ambiti di competenza, per poter intervenire anche nelle indagini riguardanti sabotaggi, manipolazione di informazioni e minacce ibride, e supportare in maniera più efficace le attività di polizia nazionale. Anche altre agenzie europee, come Eurojust e Frontex, riceveranno maggiori competenze, per consentire un più efficace scambio di informazioni tra le diverse agenzie.
L’accesso ai dati riguarda anche un altro aspetto introdotto con la strategia: un nuovo piano, che verrà presentato nella prima metà del 2025, per riformare le pratiche di accesso ai dati per fini investigativi e giuridici. Per quanto l’Unione Europea si faccia infatti garante della legittimità e del rispetto dei diritti fondamentali nel trattamento dei dati, soprattutto sulle piattaforme digitali, la necessità di facilitare l’accesso ai dati di questo tipo si è resa indispensabile per garantire indagini efficaci in un contesto di criminalità sempre più digitalizzata. Il nuovo piano prevede una cooperazione sistematica tra i fornitori di servizi digitali e le autorità di polizia, per favorire l’accesso alle prove digitali, in accordo con la normativa sulle prove elettroniche nelle indagini penali che entrerà in vigore nel 2026.
Ulteriori misure nell’ambito della cybersecurity verranno prese anche tramite il coinvolgimento di ENISA, l’Agenzia europea per la cybersicurezza, responsabile nel fornire ai Paesi europei supporto tecnico e operativo in caso di cyberattacchi e ransomware. L’incremento della cybersecurity e della lotta agli attacchi informatici hanno occupato una posizione rilevante nell’agenda della Commissione, che nei primi mesi del 2025 ha attuato il Cyber Solidarity Act e rilasciato il Cyber Blueprint, entrambi interventi per rafforzare la risposta dei Paesi davanti agli attacchi di natura informatica. Per affrontare il crescente fabbisogno di competenze in questo settore, ProtectEU prevede la formazione di circa 299.000 nuovi professionisti tramite la Cyber Skills Academy, una piattaforma digitale dedicata alla formazione nella difesa informatica.
La nuova cultura della sicurezza proposta dalla Commissione guarda in maniera decisa alla nuova generazione di minacce digitali, riconoscendo come un nuovo paradigma per la difesa interna debba necessariamente includere anche tentativi di destabilizzazione non convenzionali. Tramite l’aggiornamento delle strategie di difesa esistenti e un’espansione dei mandati delle Agenzie europee per la sicurezza, ProtectEU supporta la difesa della sovranità territoriale e tecnologica. Restano numerose le sfide da affrontare, a partire dalla necessità di rispondere prontamente a minacce di natura non convenzionale e in costante mutamento, fino alle difficoltà nel garantire una efficace cooperazione tra i Paesi europei in un ambito, quello della sicurezza interna, molto delicato per gli interessi nazionali. Le minacce ibride costituiscono rischi tanto per la sicurezza esterna quanto per quella interna, rendendo le distinzioni tra confini ed ambiti di competenza meno definiti; in particolare gli attacchi digitali, che per loro natura operano in uno spazio che facilmente attraversa i confini nazionali, costituiscono una sfida per la cooperazione nella difesa. L’efficacia delle misure adottate dalla Commissione sarà quindi determinata soprattutto dalla capacità di cooperazione che le diverse parti coinvolte, dal livello nazionale fino a quello europeo, saranno in grado di instaurare, per garantire sicurezza e la tutela degli interessi comuni.
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L'Autore
Cristel Vinciguerra
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