Ramallah – Il presidente della Palestina, Mahmoud Abbas – noto anche come Abu Mazen – ha rilasciato dichiarazioni di rilievo durante il consiglio direttivo dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) tenutosi a Ramallah, in Cisgiordania. Tra queste, quella che ha suscitato maggiore clamore è stata rivolta ad Hamas e ai suoi militanti, definiti “figli di cani” da Abbas, che ha chiesto il rilascio immediato degli ostaggi israeliani e il disarmo dell’organizzazione islamista.
Secondo il presidente Abbas, la liberazione degli ostaggi sarebbe l’unica via per porre immediatamente fine al conflitto a Gaza, bloccando “le giustificazioni” israeliane. Le sue parole sono state definite da molti organi di stampa come “senza precedenti”, perché rappresentano la manifestazione di rabbia e disaccordo più eclatante nei confronti di Hamas da parte del presidente. Pur non avendo mai condannato esplicitamente l’attacco del 7 ottobre contro Israele, Abbas si è sempre mostrato critico verso Hamas, in particolare per le operazioni che colpiscono i civili. Nel discorso è inoltre emersa la richiesta di riunificazione delle diverse fazioni palestinesi sotto l’egida dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), di cui Abbas è presidente in successione a Yasser Arafat, per l’affermazione di uno Stato palestinese e il ritiro totale delle forze israeliane da Gaza.
In particolare, Abbas ha ribadito che “Hamas deve porre fine al proprio controllo sulla Striscia di Gaza”, affidando i propri affari politici all’OLP e alla “legittima Autorità Nazionale Palestinese”. Ha inoltre esortato Hamas a “rinunciare al possesso di armi, trasformandosi in un partito politico che operi secondo le leggi dello Stato palestinese e aderisca alla legittimità internazionale”. Proseguendo, Abbas ha accusato Hamas di “infliggere gravi danni alla causa palestinese”, sostenendo che ha fornito molte scuse che hanno legittimato “crimini e cospirazioni” all’interno della Striscia di Gaza. Tra gli altri punti chiave della conferenza, la richiesta di implementare le risoluzioni delle Nazioni Unite e la convocazione di una conferenza internazionale di pace.
Hamas ha replicato duramente, accusando Abbas di “dare la responsabilità dei crimini e dell’occupazione alla popolazione palestinese” e di farlo in maniera “sospetta e insistente”, insinuando che il suo atteggiamento sia il risultato di pressioni esterne.
Il conflitto politico e militare tra Fatah (partito politico e organizzazione paramilitare palestinese fondata da Arafat e Khalaf, entrata a far parte dell'OLP nel 1967, di cui Abbas fa parte) e Hamas non è recente: risale al 2006, quando Hamas vinse le elezioni legislative nella Striscia di Gaza, allora ancora sotto il controllo amministrativo dell’ANP. Dal 2007, Hamas governa di fatto sul territorio.
Da allora in Palestina si sono svolte esclusivamente elezioni locali, mentre quelle parlamentari sono state sospese. Il conflitto tra Fatah e Hamas esplose anche militarmente tra il 2006 e il 2007, culminando nella presa di controllo della Striscia da parte di Hamas, dopo scontri che iniziarono a Ramallah con il fuoco delle forze di sicurezza palestinesi su un raduno di Hamas. Le tensioni hanno attraversato diverse fasi della storia palestinese, spesso intrecciandosi con il conflitto israelo-palestinese, fino all'accordo firmato a Pechino il 23 luglio 2024, in cui 14 fazioni palestinesi, tra cui Fatah e Hamas, si accordarono per la creazione di un governo di riconciliazione nazionale dopo la Guerra di Gaza.
Un'intesa, però, già allora osteggiata da Israele: il ministro degli Esteri Israel Katz aveva accusato Abbas di “abbracciare i terroristi”. A distanza di pochi mesi, il rapporto tra ANP e Hamas sembra nuovamente deteriorarsi, anche alla luce dei recenti provvedimenti della Giordania contro i Fratelli Musulmani. L’organizzazione è stata bandita per presunti piani di attività illegali, tra cui attacchi con droni tramite il suo braccio armato, il Fronte Islamico d’Azione.
Nonostante le smentite della Fratellanza, il governo giordano ha disposto la confisca dei beni e la chiusura degli uffici, in quella che appare come una strategia condivisa da più attori regionali, probabilmente anche da Abbas, volta a contenere l’ascesa dell’estremismo islamista in Medio Oriente, in un momento politicamente favorevole anche sul fronte siriano.
Intanto,Hamas ha offerto la liberazione degli ostaggi in cambio di una tregua di cinque anni, come confermato da fonti ufficiali, mentre una delegazione si è recata al Cairo per proseguire le trattative.
Il terreno politico rimane estremamente instabile: la divisione interna tra ANP e Hamas potrebbe ulteriormente compromettere il fronte dell’unità palestinese e ostacolare la prosecuzione del processo di riconciliazione avviato con il piano cinese. In uno scenario tanto frammentato, osservare le dinamiche interne al fronte palestinese si conferma fondamentale per cogliere tutta la fragilità e l’instabilità della situazione.
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L'Autore
Matteo Francescucci
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