A cura del Dott. Pierpaolo Piras, studioso di Geopolitica e componente del Comitato per lo Sviluppo di Mondo Internazionale APS
La definizione dell’accordo tra Unione Europea e USA si sostanzia fondamentalmente in cinque punti chiave dell'accordo commerciale
Donald Trump ha annunciato un accordo con l'UE che impone tariffe del 15% (in evoluzione) da applicare alla maggior parte dei beni provenienti dagli Stati dell’Unione Europea che entrano negli Stati Uniti e obbliga l'UE a effettuare ingenti investimenti in prodotti energetici statunitensi, scongiurando così una guerra commerciale tra le due più grandi economie del mondo. Sebbene l'aliquota del 15% sia diventata la metà di quanto minacciato inizialmente da Trump, alcuni protagonisti ne rimarranno parzialmente delusi. Quando il Regno Unito ha accettato dazi del 10% nel suo accordo commerciale con gli Stati Uniti a maggio scorso, è stato ampiamente riportato dai media come i leader europei lo considerassero un pessimo accordo.
Il risultato finale
Bruxelles ha accettato di acquistare dagli USA, in tre anni, petrolio, gas, combustibile nucleare e semiconduttori, tra cui gas liquefatto, per una spesa totale di 750 miliardi di dollari, e allo stesso tempo ha accolto di investire l’equivalente di 600 miliardi di dollari negli Stati Uniti, comprendendo anche gli acquisti di equipaggiamenti militari. Gli analisti non sono concordi su quali protagonisti abbiano davvero guadagnato qualcosa.
Nel testo dell’Accordo si evidenziano cinque punti cruciali.
1. Le incertezze
Secondo i termini posti da Trump, gli Stati Uniti manterranno una tariffa del 50% (in costante evoluzione) su acciaio e alluminio, anche se la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha affermato che, a seguito di ulteriori negoziati, le tariffe sull'acciaio potrebbero essere sostituite da un sistema più articolato e favorevole di quote per entrambi. C'è stata qualche indecisione iniziale anche sui prodotti farmaceutici, dopo che Trump ha dichiarato che il settore non sarebbe stato incluso; tuttavia, un alto funzionario statunitense ha successivamente confermato che in realtà anche questo settore era coperto dalla medesima tariffa del 15%.
Secondo von der Leyen, l'azzeramento dei dazi doganali si applicherà a una serie di settori, tra cui tutti gli aeromobili e i relativi componenti, alcuni prodotti chimici, alcuni farmaci “generici”, apparecchiature per semiconduttori, alcuni prodotti agricoli, risorse naturali e alcune materie prime essenziali. Tuttavia, permane un clima di incertezza – secondo alcuni commentatori, destinato a durare - per alcuni settori: l'annuncio di domenica non ha chiarito completamente quali dazi i produttori europei di vino e liquori dovranno affrontare negli Stati Uniti.
È evidente però che l’accordo sia per alcuni aspetti asimmetrico e sbilanciato a favore degli Stati Uniti: non solo per la differenza tra i dazi (15 per cento per le aziende europee, zero per le aziende statunitensi), ma anche per le promesse di acquisti (che peraltro riguarderanno petrolio, gas e armi, andando in direzione opposta rispetto agli obiettivi politici europei) e perché arriva dopo altre grande concessioni politiche ottenute dagli Stati Uniti negli scorsi mesi anche dai paesi europei, come l’impegno ad alzare al 5 per cento del PIL la spesa militare dei paesi NATO e l’esenzione delle aziende statunitensi dalla nuova tassa globale sulle multinazionali.
2. Trump potrebbe ancora cambiare i termini dell'accordo?
Analisti ed economisti affermano che l'accordo appena firmato era definibile semplicemente nella forma di un accordo politico di alto livello che non poteva sostituire un accordo commerciale elaborato con cura, magari in altra sede più competente e concertato di protagonisti: va da sé che questo, a sua volta, crea il rischio di interpretazioni diverse lungo tale percorso, come si è già visto subito dopo la conclusione dell'accordo tra Stati Uniti e Giappone.
3. Pericolose divisioni in Irlanda
L'accordo crea una rinnovata divisione sull'isola d'Irlanda, poiché i commercianti dell'Irlanda del Nord possono vendere negli Stati Uniti con un'aliquota tariffaria del 10%, grazie all'accordo con il Regno Unito, mentre i loro vicini in Irlanda saranno colpiti dall'aliquota del 15%. Questa disparità renderà difficili sia il tenore dei rapporti che le conversazioni diplomatiche di fatto sulle garanzie intese a mantenere la pace e fragile stabilità sull'intera isola nell' ”Accordo del Venerdì Santo”, che era già stato scosso dalle ricadute della Brexit, quando gli accordi doganali che coinvolgevano l'Irlanda del Nord erano diventati un grosso grattacapo per i negoziatori dell'UE e del Regno Unito.
4. Peggioramento dell'industria tedesca
Il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, ha accolto con favore l'accordo, affermando che questo ha evitato un inevitabile conflitto commerciale che avrebbe colpito sensibilmente l'economia tedesca, trainata dalle esportazioni, e il suo cruciale settore automobilistico. Le case automobilistiche tedesche, VW, Mercedes e BMW, sono state tra le più colpite dall'attuale dazio statunitense del 27,5% sulle importazioni di auto e sue componenti. Ma la potente federazione dei gruppi industriali “BDI” ha prontamente espresso apertamente la propria delusione.
"Anche un'aliquota tariffaria del 15% avrà enormi effetti negativi sull'industria tedesca orientata all'export", ha affermato Wolfgang Niedermark, autorevole membro della dirigenza della federazione tedesca. L'associazione di categoria chimica “VCI” ha affermato che l'accordo ha raggiunto le tariffe "troppo alte". E’ stato calcolato che l'impatto dei dazi sarà cospicuo per alcune aziende: la casa automobilistica “Volkswagen” ha dichiarato di aver subito una perdita di 1,3 miliardi di euro nei profitti della prima metà dell'anno a causa dei dazi più elevati.
5. Le tariffe rimangono di fatto più elevate di quanto non siano state storicamente e del valore al quale l’Unione Europea aspirava.
Sebbene von der Leyen abbia definito l'accordo come un "buon affare" che avrebbe portato "stabilità" e "prevedibilità", l' obiettivo originale più ambito di Bruxelles nei colloqui era un accordo tariffario "zero per zero" mentre invece i dazi restano molto più alti rispetto al passato.
"La paralizzante incertezza è attualmente in gran parte superata, l'accordo è sostenibile per l'UE", ha affermato Holger Schmieding, capo economista di Berenberg Bank. "Trump può affermare che l'accordo asimmetrico sia una 'vittoria' per lui. Ma ovviamente, il risultato è ancora negativo rispetto alla situazione che prevaleva prima che Trump iniziasse le sue guerre commerciali".
Molti economisti hanno avvertito che probabilmente saranno anche i consumatori statunitensi a dover sostenere i costi dei dazi, poiché le aziende trasferiranno la spesa sotto forma di aumento dei prezzi.
Riflessioni finali
L’ accordo tariffario USA-UE rimodellerà sicuramente alcuni aspetti relativi alle relazioni politico-economiche transatlantiche e alle numerose dinamiche del commercio globale, allentando potenzialmente le tensioni commerciali ma anche presentando nuove sfide. Se da un lato potrebbe ridurre le barriere commerciali e promuovere la cooperazione economica, dall'altro potrebbe, tutt’altro che in teoria, portare a nuove misure protezionistiche da parte di altre nazioni e rimodellare le catene di approvvigionamento globali, con un impatto su vari ed ulteriori settori.
Nel piano finanziario, già ora il dollaro sta perdendo peso come moneta di riferimento internazionale, il che rappresenta un'opportunità affinché l'euro rinforzi la sua posizione globale. Nell’ambito tecnologico, l’UE ha bisogno di ripensare e riattivare la sua politica industriale, approvando questo impulso per regolare il potere delle grandi piattaforme tecnologiche e promuovere l’uso dei dati e delle informazioni che effettivamente avvantaggiano i cittadini. Questo non implica sempre limitarne l'uso, ma garantisce che venga utilizzato con criteri di trasparenza e di generazione di valore per i cittadini.
Nel terreno fiscale, è fondamentale avanzare nella giusta imposizione alle grandi società, stabilire le proprie risorse sulla scala europea e consolidare gli strumenti finanziari comuni. Anche le strategie di autonomia e sicurezza nell’ambito internazionale devono essere riviste. L’UE deve rafforzare la propria capacità negoziale per trasformarsi in un contrappeso globale, guidata da valori democratici, di fronte alla visione a corto raggio del commercio internazionale che incarna la presidenza di Donald Trump. Ma, soprattutto, l’Europa deve essere ottimista e proattiva nel rapporto con la sua enorme capacità economica – che al netto supera quella degli USA - di affrontare le sfide che stanno nascendo nel nuovo contesto internazionale.
PECUNIA NON OLET
(Il denaro non ha odore)
Vespasiano
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