Afghanistan: una storia che si ripete o una lezione da imparare?

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  Livia Marini
  29 dicembre 2025
  7 minuti, 55 secondi

Cosa succede quando lo sviluppo viene usato come strumento di sicurezza?

Dopo l’11 settembre 2001, gli Stati Uniti tentarono di stabilizzare l’Afghanistan fondendo intervento militare, ricostruzione e assistenza allo sviluppo, nella convinzione che la modernizzazione potesse produrre sicurezza.

L’Afghanistan non fu solo una guerra al terrorismo: divenne il ripetersi di un esperimento già visto, in cui obiettivi di sicurezza imposti dall’esterno finirono per entrare in conflitto con i bisogni, le percezioni e le dinamiche delle comunità locali.

Il contesto e le premesse dell’intervento statunitense

L’Afghanistan divenne un paese rilevante per le dinamiche della Guerra Fredda dopo il 1979, quando l’Unione Sovietica invase il paese per sostenere un governo marxista. Questa invasione diede inizio a un lungo periodo di conflitti, caratterizzato dalle insurrezioni dei mujaheddin, sostenuti da paesi come gli Stati Uniti. Nel 1989 le forze sovietiche si ritirarono dall’Afghanistan, lasciando il paese nelle mani di fazioni rivali. Una di queste, i talebani, emerse come il gruppo più potente a partire dal 1996. Il regime riuscì a garantire una condizione apparentemente più stabile, ma sollevò gravi preoccupazioni in merito al rispetto dei diritti umani, portando a sanzioni internazionali.

Negli anni successivi, l’Afghanistan divenne progressivamente uno Stato ideale per ospitare gruppi estremisti, come al-Qaeda, un’organizzazione terroristica militante guidata da Osama bin Laden. Con il tempo, tali organizzazioni riuscirono a nascondersi e ad addestrarsi, utilizzando il paese come base per la preparazione di attentati terroristici. La libertà concessa ad al-Qaeda pose le premesse per l’invasione statunitense del 2001. L’11 settembre 2001 membri di al-Qaeda dirottarono aerei e li fecero schiantare contro il World Trade Center di New York e il Pentagono a Washington, causando la morte di quasi 3.000 persone.

In risposta, gli Stati Uniti lanciarono l’Operazione Enduring Freedom appena un mese dopo gli attacchi, concentrando i propri sforzi sulla cattura di Osama bin Laden e sul rovesciamento del governo talebano. Secondo l’amministrazione, l’11 settembre rappresentò il fallimento dei processi di modernizzazione spesso utilizzati per interpretare le patologie delle società mediorientali sfruttate dalle organizzazioni terroristiche. L’incapacità del regime di creare economie stabili aveva prodotto una generazione di giovani uomini insoddisfatti delle condizioni esistenti e quindi vulnerabili alle ideologie estremiste. Questo ragionamento è molto simile a quello applicato al caso del Vietnam del Sud: la differenza risiede nello spostamento ideologico dal comunismo all’estremismo.

Da quel momento in poi, gli Stati Uniti unirono i propri sforzi a quelli delle organizzazioni internazionali per garantire aiuti allo sviluppo e favorire la sicurezza nel paese. Nel 2002 l’Afghanistan si collocava socio-economicamente tra gli ultimi dieci paesi al mondo e disponeva di un capitale umano quasi inesistente su cui costruire. La comunità internazionale promise oltre 5 miliardi di dollari in aiuti e iniziò il difficile lavoro di ricostruzione di un paese devastato. Tuttavia, gli aiuti non furono sufficienti a soddisfare i bisogni dell’Afghanistan. L’assistenza statunitense in materia di sicurezza ed economia tra il 2002 e il 2004 ammontava a 4,4 miliardi di dollari, ma quasi due terzi erano destinati all’assistenza economica, lasciando poco più di un terzo alla sicurezza.

I Provincial Reconstruction Teams

Per compensare le debolezze strutturali del governo afghano, diversi paesi, seguendo la guida degli Stati Uniti, istituirono i Provincial Reconstruction Teams (PRT). I PRT furono concepiti come un’applicazione concreta del nesso sicurezza-sviluppo, sotto forma di unità ibride civili-militari dispiegate in una zona di conflitto. Gli obiettivi generali dei PRT erano rafforzare la sicurezza, promuovere la ricostruzione, facilitare la cooperazione con ONG e organizzazioni internazionali nell’area e assistere le autorità locali nella governance e in altre questioni. Tra il 2002 e il 2009, i PRT guidati dagli Stati Uniti furono determinanti nell’erogazione di circa 2,7 miliardi di dollari attraverso il Commander’s Emergency Response Program e altri fondi dedicati ai PRT.

Il primo PRT fu creato nel 2002 con i seguenti obiettivi: estendere l’influenza del governo centrale al di fuori della capitale; fornire una copertura di sicurezza alle agenzie civili operanti fuori da Kabul; facilitare la condivisione delle informazioni; creare le condizioni per la ricostruzione e realizzare progetti di ricostruzione su piccola scala. Nel 2009, quando il presidente Obama annunciò un aumento delle truppe, l’esercito adottò i principi della controinsurrezione. Di conseguenza, i PRT passarono da una cooperazione interagenzia a un approccio più marcatamente militare.

Esiti del programma

Il 14 aprile 2021 il presidente degli Stati Uniti annunciò il ritiro completo delle forze statunitensi entro l’11 settembre dello stesso anno. Pochi mesi dopo, i talebani conquistarono la capitale incontrando scarsa o nulla resistenza. Da allora, l’instabilità economica e politica ha limitato l’accesso ai servizi in tutto l’Afghanistan e ha ostacolato la capacità di molte famiglie di soddisfare i bisogni fondamentali. Nel 2024 circa 23,7 milioni di persone, oltre la metà della popolazione afghana, necessitavano di assistenza umanitaria. Gli sforzi di costruzione dello Stato e di sviluppo sono chiaramente falliti.

È possibile individuare diversi problemi, radicati nella scarsa considerazione delle peculiarità di questo territorio. Innanzitutto, i problemi strutturali non furono affrontati adeguatamente. Mancavano linee guida operative chiare e non esisteva una netta distinzione di funzioni tra le componenti civili e militari. Questa ambiguità nei ruoli ostacolò l’attuazione dei progetti. Il processo fu ulteriormente compromesso dalla mancanza di sostenibilità: la pianificazione a breve termine non lasciava spazio ad attività di follow-up, fondamentali per il successo delle operazioni. Ad esempio, progetti infrastrutturali come le reti elettriche nei piccoli villaggi non prevedevano piani di manutenzione continua, portando al fallimento dopo l’implementazione. Corruzione e cattiva gestione aggravarono la situazione, sia nella fase di realizzazione sia nel rapporto con la popolazione locale. Inoltre, le risorse fornite dai paesi sostenitori non erano sufficienti a coprire i bisogni reali delle operazioni e l’elevato turnover del personale comprometteva la stabilità e la costruzione di rapporti di fiducia con le comunità locali.

Come nel caso del Vietnam del Sud, gli Stati Uniti e i loro alleati non riuscirono ad adattarsi alle esigenze e alle peculiarità del territorio. La pianificazione dall’alto raramente coinvolgeva le autorità afghane e le comunità locali, generando inevitabili discrepanze tra gli obiettivi fissati e i bisogni reali della popolazione. Questa percezione contribuì anche a indebolire l’autorità nazionale agli occhi dei cittadini. La scarsa comprensione delle dinamiche culturali portò a trascurare le cause profonde dell’instabilità. Senza affrontarle adeguatamente, risultava impossibile risolvere i problemi di sicurezza e di sviluppo alla base delle difficoltà attuali. Ad esempio, la distribuzione sbilanciata dei fondi tra i PRT generò malcontento e acuì le rivalità tribali che da decenni rappresentavano una fonte di instabilità.

Lo sviluppo associato alla presenza militare non favorì gli sforzi complessivi. La popolazione locale percepiva i PRT come una forza di occupazione straniera piuttosto che come un aiuto esterno. Le rigide regole di sicurezza per i membri dei team non consentivano un coinvolgimento significativo con le comunità. Le persone sapevano che si trattava di denaro americano e molti avevano la sensazione che la stessa corruzione presente nel governo afghano fosse riscontrabile anche negli Stati Uniti, nelle loro aziende e nei loro progetti. Questa affermazione riassume efficacemente il malcontento locale.

A decenni di distanza dal primo esperimento in Vietnam del Sud, lo stesso problema si ripresenta. Il tentativo di conquistare i cuori e le menti fallì nel suo obiettivo finale: conquistare davvero i cuori e le menti della popolazione.

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Livia Marini

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Sicurezza e sviluppo Afghanistan Stati Uniti Politica estera politica internazionale Sicurezza Interazionale insorgenza counterinsurgency Provincial Reconstruction Teams war on terror