Alberi erranti.
Dal libro al film, vite fuori dagli schemi
È arrivato nelle sale sarde il 22 ottobre 2026 e approda nel resto d’Italia il 29 ottobre “Alberi erranti”, il nuovo film di Salvatore Mereu, presentato in concorso internazionale al Festival di Locarno e tratto dal romanzo “Alberi erranti e naufraghi” di Alberto Capitta. Nel suo cinema Mereu ha spesso attraversato storie e paesaggi della Sardegna; qui si confronta con la dimensione della fiaba, portando sullo schermo una vicenda in cui si incontrano modi diversi di stare al mondo. Il romanzo, pubblicato da Il Maestrale nel 2013, è un’opera dello scrittore, drammaturgo e regista sassarese, vincitrice del Premio Brancati e scelta come Libro dell’anno dalla trasmissione Fahrenheit di Rai Radio 3.
Le recensioni hanno messo in luce la forza della sua dimensione fiabesca. Cineuropa ha letto il film come una favola toccante sulla difficoltà di restare sé stessi in una società che chiede conformità. MYmovies ne ha apprezzato la ricchezza di spunti e il respiro meditativo. Le recensioni mostrano quanto la forma fiabesca sia centrale per avvicinarsi al film.
Nel passaggio dal libro allo schermo, la dimensione fiabesca prende forma nei paesaggi, nei corpi e nel tempo del racconto. Il film lascia allo spettatore lo spazio per interpretare ciò che vede e abitare una realtà in cui il quotidiano può aprirsi all’inatteso. È una scelta coerente con la materia del romanzo di Capitta, dove la Sardegna è riconoscibile e insieme sospesa, attraversata da luoghi e presenze che sembrano appartenere a un tempo senza coordinate precise. Adattare un romanzo significa trovare un ritmo e uno sguardo capaci di far vivere le parole in un’altra forma. Qui il paesaggio dà corpo alla ricerca di una direzione e di un’appartenenza.
La distanza tra il romanzo di Capitta, pubblicato nel 2013, e il film di Mereu, arrivato nelle sale nel 2026, rende ancora più evidente l’attualità delle domande che attraversano l’opera. In un tempo in cui spesso si chiede alle persone di adeguarsi a modelli riconoscibili e rassicuranti, la storia interroga il confine tra ciò che una comunità considera normale e ciò che respinge perché non riesce a comprendere. Una sensibilità particolare, un percorso personale o un modo diverso di rapportarsi al mondo possono talvolta suscitare diffidenza e rendere più difficile trovare accoglienza. Capitta e Mereu riportano l’attenzione su ciò che questa esclusione produce: solitudine, sradicamento, difficoltà a trovare un luogo in cui essere accolti. La cura degli animali e dei luoghi suggerisce un’etica della relazione, fatta di attenzione e responsabilità verso le vite che condividono il nostro spazio. La fiaba apre così uno spazio per immaginare una convivenza più ampia, in cui la libertà di ciascuno trovi ascolto e riparo.
Tra i temi che attraversano questa storia c’è il rapporto tra genitori e figli. Amare significa accompagnare qualcuno nella crescita, rispettando la sua indole e lasciandogli la possibilità di trovare una propria strada. Il desiderio di proteggere può trasformarsi nel tentativo di scegliere per i figli, indicando loro un futuro già definito. In un’intervista rilasciata ad ANSAcom a Locarno, Mereu riflette sulle difficoltà dei giovani: forse «non garantiamo il modo giusto in cui vivere» e finiamo per «impadronirci delle loro vite nella convinzione di sapere qual è la strada giusta». È un richiamo alla responsabilità degli adulti e alla necessità di ascoltare senza trasformare la cura in controllo.
Ascoltare un figlio significa accettare che il suo desiderio possa condurlo altrove, anche verso scelte che non avremmo immaginato. Significa offrirgli strumenti e presenza, lasciandogli spazio per fare esperienza. Questa riflessione riguarda ogni legame in cui l’affetto rischia di confondersi con il possesso. La cura diventa autentica quando sostiene la libertà dell’altro e gli permette di seguire la propria strada.
Un’attenzione simile attraversa il legame con la natura. La presenza degli animali e del paesaggio suggerisce un modo di abitare il mondo fondato sulla relazione con le altre creature intese come vite con cui si condivide uno spazio. Prendersi cura richiede tempo, attenzione e disponibilità a fermarsi. È un gesto semplice, eppure capace di opporsi all’indifferenza riconoscendo valore anche a ciò che è ferito, vulnerabile o considerato inutile. In questa prospettiva, il rapporto con la natura riguarda anche il modo in cui gli esseri umani si guardano tra loro. La qualità di una comunità si misura dalla cura che sa offrire a chi ha bisogno e dalla libertà che concede a chi sceglie una vita diversa.
Chi vive fuori dalle convenzioni può suscitare sospetto, scherno o paura. Quando un comportamento appare incomprensibile, definirlo “strano” o “matto” può diventare un modo rapido per allontanare la persona e non ascoltare ciò che il suo modo di vivere mette in discussione. Parlando del significato simbolico di alcune figure del film, Mereu immagina che possano rappresentare «coloro che non hanno ancora trovato un posto nel mondo, quelli che vengono considerati diversi, quelli che facciamo fatica ad accettare». Le sue parole allargano la storia oltre i confini della finzione e richiamano le persone a cui viene negato uno spazio perché non corrispondono alle forme di vita considerate normali.
La sensibilità può essere una forma di attenzione: accorgersi della sofferenza, lasciarsi toccare da ciò che accade, rifiutare l’indifferenza come unica prova di forza. Raccontare questa disposizione attraverso una fiaba permette di immaginare possibilità diverse. «Le favole forse sono la via maestra per poter sopravvivere e pensare a un mondo migliore», dice Mereu in un’intervista a Soundinia. La favola offre un orizzonte in cui la speranza continua a esistere anche quando il presente sembra restringere lo spazio dei sogni.
Il titolo del romanzo evoca alberi che sembrano aver smarrito il proprio posto e naufraghi in cerca di approdo. Sono immagini di movimento e di ricerca. Chi è errante può ancora cercare un luogo, chi è naufrago può ancora trovare un legame. La domanda che il film lascia aperta riguarda la possibilità di accogliere queste vite offrendo loro uno spazio in cui la differenza possa essere ascoltata, la cura rispettata e ciascuno trovi il proprio modo di mettere radici.
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