A cura dell'Amb. Giuseppe Mistretta, Membro del Comitato Scientifico ed Accademico
Per quanto strano possa sembrare in un momento di scarsa attenzione per i diritti umani, i frequenti richiami, in numerosi documenti e atti normativi, al cambiamento climatico e alla protezione dell’ambiente comportano sempre più delle rilevanti ricadute sulla sfera dei diritti umani, individuali e collettivi.
A livello globale, il diritto a vivere in un ambiente sano viene riconosciuto da un numero crescente di dichiarazioni, convenzioni, e di sentenze di tribunali, inclusi i lodi arbitrali. Il riconoscimento del rapporto fra clima, ambiente e diritti umani va consolidandosi rapidamente a livello internazionale; la nuova giurisprudenza dei tribunali investiti delle controversie ne fa talora derivare anche obblighi effettivi per le imprese attraverso il diritto dello Stato di appartenenza, la due diligence, la responsabilità sociale delle compagnie pubbliche e private, etc. Un passaggio decisivo in questa direzione fu la Risoluzione dell’Assemblea Generale dell’ONU del 28 luglio 2022, con la quale 161 Stati riconobbero l’esistenza di un diritto ad un ambiente pulito, sostenibile e sano nel novero dei fondamentali diritti umani. La Risoluzione, sebbene non vincolante, richiama anche le imprese all’adozione di pratiche coerenti con tale diritto.
Da questa crescente connessione fra diritti ambientali e climatici e fondamentali diritti umani non è esente l’ Africa. L’art. 24 della Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli, vincolante per tutti i 54 Stati ratificanti, stabilisce che “ ogni popolo ha diritto ad un ambiente generale soddisfacente e favorevole al suo sviluppo”, introducendo quindi la categoria dei diritti di comunità; mentre la Risoluzione 662 del maggio 2026 della Commissione africana dei diritti dell’uomo e dei popoli afferma che l’emergenza climatica costituisce una seria minaccia al godimento dei diritti umani, ed elabora specifiche linee guida per il rispetto ambientale, valide anche per le imprese.
Il diritto ad un ambiente salutare consiste in una serie di fattori (clima salubre, acqua ed aria pulite, cibo sano, ambiente non tossico) e nell’accesso alla giustizia per coloro che intendono ottenere il riconoscimento della responsabilità di Stati o imprese a rispettare i loro obblighi al riguardo. Sempre più spesso i commentatori del diritto tendono ad affermare che il mancato rispetto di certi standard ambientali può configurare una vera e propria violazione dei fondamentali diritti umani.
Mentre il fenomeno ha già una sua ampia giurisprudenza in America e in Europa grazie alle sentenze della Corte Inter-Americana dei Diritti dell'Uomo e la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, in Africa esso è ancora ai suoi albori. Tuttavia, a causa del rapido deterioramento dell’ambiente nel Continente africano dovuto all’inquinamento provocato dai combustibili fossili, o dalle alterazioni del territorio causate dai grandi lavori infrastrutturali, le “climate and environment litigations” stanno aumentando; e se prima tali procedimenti, nati per iniziativa di singoli cittadini, gruppi, o associazioni, erano per lo più rivolti contro gli Stati, adesso il bersaglio sono spesso le imprese che non rispettano le guidelines stabilite nelle varie Conferenze COPS, come quella di Parigi con relativo Accordo del 2015, o nelle Costituzioni e in altre leggi statali, o nella Carta Africana, e via seguitando.
Il collegamento con la sfera dei diritti umani fondamentali fa sì che non solo i ricorrenti cerchino dalle sentenze dei tribunali o dai lodi arbitrali il ripristino di condizioni soddisfacenti circa l’ambiente, o il pagamento di multe “ambientali”, ma anche forme di compensazione economica per gli individui o le comunità colpite, peraltro ancora molto difficili da ottenere, a causa dell’intreccio di norme e competenze locali, nazionali ed internazionali. Un esempio tipico in Africa sono le varie controversie relative all’inquinamento nel delta del fiume Niger, in Nigeria, a causa della dispersione di petrolio nelle sue acque, ed i conseguenti danni per le comunità residenti nell’area.
Le società operanti nel Continente africano il più delle volte non sono neanche bene informate delle conseguenze che tale situazione comporta in materia di cosiddetta “corporate compliance” (il rispetto delle varie normative e parametri circa la loro attività). A tal fine, un numero rilevante di studi legali internazionali si sta attrezzando per fornire ai richiedenti l’assistenza giuridica necessaria, al fine di evitare di incorrere in pesanti sanzioni. Anche le compagnie impegnate sul Continente africano devono infatti saper dimostrare di aver identificato, prevenuto, mitigato ed eventualmente corretto gli impatti ambientali e climatici che possono tradursi in violazione dei diritti delle persone e delle comunità.
Oltre a quello degli idrocarburi e delle principali infrastrutture , i settori toccati dalle nuove norme ambientali e climatiche sono l’agri-business, la deforestazione, l’ utilizzo delle acque e delle falde, i diritti fondiari e di stabilimento, le miniere, la sicurezza alimentare, la pesca etc.
Una società europea che operi in un Paese africano può trovarsi a dover sottostare ad una pluralità di norme e consuetudini (legislazione dello Stato di origine e di quello di operatività; normativa internazionale sui diritti umani; standard ESG; norme europee sulla due diligence e sulla sostenibilità), con il rischio di plurime azioni giudiziarie nei suoi confronti e davanti a diversi corti e/o giurisdizioni.
La casistica delle litigations africane si concentra al momento su alcuni Paesi (Kenya, Sud Africa, Tanzania, Uganda, Nigeria), soprattutto circa gli effetti nefasti sull’ambiente e sui diritti delle comunità residenti delle centrali a carbone, dell’attività delle grandi multinazionali energetiche, o di nuove infrastrutture come le dighe. Tali azioni legali sono spesso intraprese da comunità locali contro le società straniere operanti nel Paese e anche contro la società straniera "madre" davanti a tribunali dove queste ultime hanno la loro sede legale.
In conclusione, due sono gli sviluppi più interessanti da seguire in prospettiva futura in ambito legale in Africa: il crescente collegamento e le varie interconnessioni fra diritti climatici e ambientali, e i fondamentali diritti umani e delle comunità; la tendenza a considerare non solo gli Stati e le entità territoriali, ma anche le imprese come responsabili delle inadempienze riscontrate, con la relativa presa in carico di compensazioni e risarcimenti economici.
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