Il parlamento europeo, qualche settimana fa, ha approvato la prima normativa europea sulla lotta alla alla violenza domestica e alla violenza contro le donne. A breve dovrebbe entrare in vigore e gli stati membri dell’Unione Europea hanno tre anni di tempo per recepire queste norme nel loro ordinamento interno.
Una direttiva, infatti, vincola ogni stato membro dell'organizzazione che la emette, costringendola a recepirla nel suo ordinamento interno. Essa stabilisce solo il risultato da raggiungere; la competenza in merito alla forma e ai mezzi con i quali si raggiunge il risultato resta una scelta di ogni singolo stato (articolo 288 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea).
Alla buon’ora si potrebbe dire. Certo è che è meglio tardi che mai. In questi tempi in cui non bisogna più dare nulla per scontato, questa è una svolta fondamentale. Finalmente a livello europeo si mette nero su bianco quanto dovrebbe già essere chiaro. Ciò che fa storcere il naso sono i 27 voti contrari e le 72 astensioni. Com’è possibile trovarsi in disaccordo con una direttiva che mira a punire una violazione dei diritti fondamentali? Quando si tratta di diritti umani le varie opinioni dovrebbero convogliare verso un'unica direzione, a prescindere dalle differenze politiche.
Il punto 9 della Direttiva entra nello specifico ed enuncia tutte le condotte criminose consistenti in atti di violenza contro le donne o violenza domestica che andranno punite. Nello specifico questa direttiva punisce le mutilazioni genitali femminili, i matrimoni forzati, stabilisce delle linee guida per contrastare e condannare i reati commessi online (come, per esempio, la divulgazione di informazioni, video e foto privati, reato sempre più frequente). Fanno parte di questo gruppo anche alcuni reati previsti dagli ordinamenti nazionali, quali il femminicidio, lo stupro, le molestie sessuali, l’abuso sessuale, lo stalking, l’aborto e la sterilizzazione forzati.
La normativa, inoltre, stabilisce una serie di aggravanti per alcuni reati che, di conseguenza, comporteranno pene più severe: crimini contro i personaggi pubblici, giornalisti o difensori dei diritti umani, l’intenzione di punire le vittime per il loro genere, il loro orientamento sessuale, il colore della pelle, la religione, l’origine sociale, le convinzioni politiche e, finalmente, i crimini per mantenere o ristabilire l’onore.
Sarà, infine, obbligatorio rendere accessibile l’assistenza sanitaria, compresi i servizi per la salute sessuale e riproduttiva.
L’obiettivo è dunque quello di iniziare a prevenire concretamente la violenza contro le donne, proteggere al meglio le vittime e perseguire penalmente i criminali. Il preambolo della direttiva, infatti, enuncia che “scopo della presente direttiva è fornire un quadro giuridico generale in grado di prevenire e combattere efficacemente la violenza contro le donne e la violenza domestica in tutta l’Unione”.
Evin Incir, co-relatrice della commissione per le libertà civili, afferma infatti che questo “è un primo passo storico per rafforzare i diritti delle donne e illuminare la strada verso un futuro in cui ogni donna possa vivere libera dalla paura e dall’oppressione”.
Parlare nel 2024 di “futuro in cui ogni donna possa vivere libera dalla paura e dall’oppressione” provoca un sentimento indefinibile. Probabilmente, qualche decennio fa, mai si sarebbe pensato di dover arrivare al ventunesimo secolo e dover combattere ancora queste battaglie. Ma è così.
Verso la metà di maggio, dunque, questa direttiva entrerà in vigore. La strada verso una piena uguaglianza e l’eliminazione della violenza contro le donne è lunga, ma questa normativa sicuramente dà speranza.
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L'Autore
Giorgia Milan
Giorgia Milan, classe 1998, ha conseguito una laurea triennale in “scienze politiche, relazioni internazionali e governo delle amministrazioni”, con una tesi riguardo la condizione femminile in Afghanistan, e successivamente una laurea magistrale in “Human rights and multi-level governance”, con una tesi riguardo la condizione delle donne rifugiate nel contesto dell’attuale guerra Russo-Ucraina, il tutto presso l’Università degli studi di Padova.
I suoi interessi principali sono i diritti umani, in particolare i diritti delle donne. È proprio il forte interesse per questi temi che l’ha spinta a intraprendere un tirocinio universitario presso il Centro Donna di Padova, durante il quale ha avuto la possibilità di approcciarsi al mondo della scrittura e della creazione di contenuti riguardanti la violenza di genere e le discriminazioni.
In Mondo Internazionale Post Giorgia Milan è un'autrice per l'area tematica di Diritti Umani.
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