Aria pulita: una sfida globale per la salute e l'economia

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  Alessia Bernardi
  13 settembre 2024
  4 minuti, 55 secondi

La qualità dell’aria europea è tendenzialmente migliorata in modo esponenziale nell’ultimo decennio, ma la percentuale di inquinamento atmosferico continua ad essere altresì preoccupante. A tal riguardo, la nota informativa dell'Agenzia Europea dell'Ambiente (AEA) intitolata «Europe’s air quality status 2024» (Stato della qualità dell'aria in Europa nel 2024) ha rivelato un dato preoccupante: solo il 4% delle nazioni dell'Unione Europea riesce a mantenere le concentrazioni di particolato fine (PM2,5) al di sotto dei livelli raccomandati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Il restante 96% dei paesi presenta livelli di PM2,5 superiori a quelli indicati dall'OMS, il che solleva gravi preoccupazioni per la salute pubblica. Infatti, il particolato fine, noto anche come PM2,5, è una miscela di particelle microscopiche presenti nell'aria, con un diametro inferiore a 2,5 micrometri. Queste particelle possono includere polvere, fuliggine, metalli e altre sostanze chimiche e derivano principalmente da processi di combustione, come i gas di scarico dei veicoli, le emissioni industriali e il riscaldamento domestico. A causa delle loro ridotte dimensioni, il PM2,5 può penetrare profondamente nei polmoni e persino entrare nel flusso sanguigno, provocando effetti nocivi sulla salute, tra cui problemi respiratori, malattie cardiovascolari e un aumento del rischio di mortalità prematura.

Più nello specifico, quanto è disomogenea la qualità dell'aria in Europa? Le disparità si evidenziano soprattutto per l'Europa centrale e orientale, dove si registrano livelli di inquinamento più elevati rispetto al resto del continente. Nel 2022, l'Islanda si è distinta come l'unico paese europeo con concentrazioni di particolato fine inferiori ai livelli raccomandati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Anzi, ben tre Stati membri, Croazia, Polonia e la stessa Italia, hanno registrato concentrazioni di particolato fine superiori anche al limite, già meno restrittivo, fissato dall'Unione Europea. Nello specifico, in Croazia, l'inquinamento atmosferico è particolarmente elevato nelle aree urbane e industriali, dove le principali fonti di PM2,5 includono il riscaldamento domestico a legna e carbone, le emissioni industriali e il traffico stradale. Le città come Zagabria e Slavonski Brod sono spesso segnalate per superare i limiti di qualità dell’aria. Per quanto riguarda la Polonia, essa è uno dei paesi europei più colpiti dall'inquinamento da particolato fine, soprattutto a causa della sua dipendenza dal carbone per la produzione di energia e il riscaldamento domestico. Le città polacche, come Cracovia e Varsavia, sono spesso tra le più inquinate d’Europa con stime che parlano di decine di migliaia di morti all'anno legate all'inquinamento atmosferico. Per quel che concerne l’Italia, le regioni più colpite dall'inquinamento da particolato fine sono la Pianura Padana e alcune aree urbane del sud. La Pianura Padana, in particolare, è una delle aree più inquinate d'Europa a causa di una combinazione di fattori: elevata densità industriale, traffico intenso, uso diffuso di combustibili fossili per il riscaldamento domestico e condizioni meteorologiche che favoriscono il ristagno degli inquinanti. Città come Milano, Torino e Napoli registrano regolarmente livelli di PM2,5 superiori ai limiti UE, con punte che possono raggiungere i 40-50 µg/m³. Questo ha contribuito a un elevato tasso di malattie respiratorie, infarti e morti premature legate all'inquinamento atmosferico. A partire da questo, si deve sottolineare che il limite accettabile è attualmente di 25 microgrammi per metro cubo (µg/m³), come stabilito dalla Direttiva 2008/50/CE sulla qualità dell'aria ambiente e un'aria più pulita in Europa. Per ovviare a questo problema ingente, l’Unione Europea ha fissato un obiettivo ambizioso per il 2030: ridurre di almeno il 55% i decessi prematuri causati dall'esposizione al particolato fine rispetto ai livelli del 2005 e attuali. Questo traguardo è parte di una strategia più ampia, che significa non solo ridurre ulteriormente le concentrazioni di PM2,5, ma anche abbattere altri inquinanti chiave, come il biossido di azoto (NO2) e l'ozono troposferico, che contribuiscono al carico complessivo di malattie legate all’inquinamento.

A livello globale, l'inquinamento atmosferico rappresenta un problema significativo non solo in Europa, ma anche in molte altre regioni del mondo. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, l'inquinamento atmosferico è responsabile di circa 7 milioni di morti premature all'anno in tutto il mondo, con un impatto economico stimato in trilioni di dollari. In Cina, ad esempio, l'inquinamento da particolato fine ha causato costi economici diretti e indiretti stimati in oltre 267 miliardi di dollari all'anno, pari a circa il 3,3% del PIL nazionale. Negli Stati Uniti, l'Environmental Protection Agency (EPA) ha stimato che i costi associati alla salute pubblica derivanti dall'inquinamento atmosferico superano i 150 miliardi di dollari all'anno, con effetti diretti sulla produttività del lavoro e sull'assenza per malattia. In India, uno dei paesi più colpiti al mondo, l'inquinamento atmosferico contribuisce a circa 1,67 milioni di morti all'anno, con costi economici che si avvicinano al 5,4% del PIL. Questi dati evidenziano l'importanza cruciale di politiche efficaci e di cooperazione internazionale per affrontare la crisi globale dell'inquinamento atmosferico.

All'inizio di quest'anno, le istituzioni dell'UE hanno compiuto un passo decisivo verso questi obiettivi, raggiungendo un accordo su una proposta per aggiornare le direttive sulla qualità dell'aria ambiente. L'intento di questa revisione è allineare gli standard di qualità dell'aria dell'UE ai livelli di riferimento raccomandati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Le nuove direttive, se implementate con successo, contribuiranno in modo significativo al piano d'azione «inquinamento zero» dell'UE, che punta a ridurre l'inquinamento atmosferico, dell'acqua e del suolo a livelli che non siano più dannosi per la salute umana e per gli ecosistemi naturali. Per comprendere l'importanza di questi obiettivi, basta considerare che nel 2019 l'inquinamento atmosferico è stato responsabile di circa 307.000 morti premature in Europa, secondo i dati dell'AEA. Ridurre significativamente queste cifre entro il 2030 e azzerare gli impatti sulla salute entro il 2050 rappresenta una sfida colossale, ma necessaria per garantire un futuro più sano e sostenibile per le generazioni a venire.

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Alessia Bernardi

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European Union air pollution Economy