A cura del Dott. Pierpaolo Piras, studioso di Geopolitica e componente del Comitato per lo Sviluppo di Mondo Internazionale Post
Rappresentando oltre il 20% delle emissioni globali di gas serra, il settore dei trasporti svolge un ruolo chiave nella lotta al riscaldamento globale. La decarbonizzazione della mobilità costituisce una leva importante nelle strategie statali, specie occidentali, rendendo l’elettrificazione dei trasporti, e in particolare il settore della produzione di batterie, uno dei settori di maggiore valenza strategica.
Le questioni sono tanto più critiche in quanto, sebbene il settore delle batterie agli ioni di litio abbia registrato una crescita sorprendente negli ultimi dieci anni, ciò ha avvantaggiato soprattutto la Cina, che domina l’intero settore della catena produttiva che inizia con l’estrazione di tale materia prima dalle varie sedi estrattive che possiede nel mondo. Questa egemonia riflette una politica proattiva attuata dal Regno di Mezzo per più di due decenni, che combina l’internazionalizzazione delle sue imprese per assicurarsi l’approvvigionamento delle materie prime – in particolare minerali e metalli critici – e incentivi alla creazione di imprese straniere sul suo territorio per sviluppare vantaggi comparativi lungo l’intera catena di tale valore. Di fronte a questa osservazione, quali strade ha a disposizione l’Europa per rendersi autonoma dalla dipendenza cinese?
Le capacità produttive europee insufficienti
L’importanza dell’Europa nella catena del valore delle batterie agli ioni di litio si è notevolmente indebolita. Nel 2023, solo il 14% di queste batterie sarà prodotto sul suolo europeo, con una concentrazione più significativa in alcuni paesi come la Germania, Ungheria, Polonia e la Svezia. Con una capacità prevista di produzione pari a 281,9 gigawattora (GWh) nel 2023, l’Europa è molto vicina alle analoghe capacità del Nord America (295,3 GWh) ma appare ancora modesta rispetto alla Cina che mantiene una formidabile capacità di produzione di 1290,2 GWh (ovvero più di 4,5 volte quella europea).
Tuttavia, come per la produzione mineraria, l’ubicazione delle unità di produzione influenza la misurazione reale delle capacità del vecchio continente. Pur essendo localizzate sul suolo europeo, la maggior parte delle unità produttive sono propaggini di aziende extraeuropee. Più della metà della produzione europea è quindi legata ad aziende sudcoreane o cinesi come Samsung SSI, LGES o anche CATL. Sul suolo europeo sono presenti anche aziende americane (es. Tesla, Microvast), portando la quota di produzione attribuibile ad aziende extraeuropee sino ad oltre il 60%.
L'aspetto istituzionale del piano d'azione europeo
Consapevole del proprio ritardo, l’Unione Europea (UE) ha messo in atto molteplici azioni e varato normative che coprono l’intera catena del valore, con l’obiettivo di liberarsi dalle sue dipendenze – in particolare dalla Cina – riacquistando allo stesso tempo un’importanza significativa a livello globale. È in questa logica che l’ elenco delle materie prime – inizialmente stabilito nel 2011 dalla Commissione Europea – è passato da 14 materie prime alle 34 attuali !
Proseguendo questo elenco, l’UE ha adottato l’importante “CRMA” (regolamento europeo sulle materie prime critiche, Critical Raw Materials Act), pubblicato formalmente nel marzo 2023 e votato a forte maggioranza nell’aprile 2024, che mira a sviluppare la produzione di minerali e metalli sul suolo europeo per ridurre la dipendenza dai fornitori stranieri, evitare potenziali carenze e ridurre al minimo gli impatti ambientali e sociali derivanti dalla produzione di metalli critici di valenza strategica e commerciale.
A tal fine l’UE ha stabilito di perseguire i seguenti obiettivi non vincolanti per il 2030:
L’estrazione nell’UE deve produrre almeno il 10% del suo consumo annuo; la trasformazione attuata nell’UE deve consentire di produrre almeno il 40% del suo consumo annuo; il riciclaggio effettuato nell’UE deve produrre almeno il 25% del suo consumo annuo; non più del 65% del consumo annuo dell'Unione di ciascuna materia prima strategica in qualsiasi fase rilevante della trasformazione deve provenire da un unico paese terzo.
Obiettivi europei (molto) ambiziosi
In molti sensi, questi obiettivi appaiono ambiziosi. Pertanto, nonostante il potenziale sottoutilizzato del sottosuolo europeo, l’obiettivo del 10% di produzione nell’ambito del territorio europeo sembra attualmente fuori portata per tre ragioni principali:
- Innanzitutto, le riserve metalliche europee sono insufficienti o addirittura inesistenti per i 13 metalli critici elencati dalla Commissione Europea nel 2023.
- In secondo luogo, il processo tra l'esplorazione iniziale e l'avvio della produzione commerciale muovendo dal luogo d’estrazione è abbastanza lungo, dai 7 anni per litio a 17 anni per il rame e richiede notevoli investimenti finanziari.
- Infine, le miniere hanno un impatto negativo - specie a livello ambientale – suscitando spesso una forte opposizione locale.
Anche gli obiettivi relativi alla raffinazione e alla trasformazione sollevano interrogativi critici e contestabili. Queste attività, infatti, sono ad alto consumo energetico e inquinanti e richiedono l'accettazione della loro ricollocazione in Europa per raggiungere l'obiettivo dichiarato dell'UE di produrre almeno il 40% del proprio consumo annuale attraverso tali processi.
I prezzi dell’energia
Prezzi energetici altamente competitivi saranno essenziali per competere con gli Stati Uniti – oltre che con la Cina – che beneficiano di abbondanti riserve di gas non convenzionale e di prezzi dell’elettricità relativamente bassi. Il riciclaggio, anche se localmente meno inquinante e a priori più accettabile, richiede invece ingenti investimenti.
Potrebbe ridurre la dipendenza dalle risorse minerarie, ma richiede infrastrutture molto costose per la raccolta, lo smistamento, il pretrattamento e la lavorazione dei minerali, nonché un costante adeguamento tecnologico, in particolare per quanto riguarda la chimica delle batterie dei veicoli elettrici.
L’UE sta anche cercando di diversificare i suoi partenariati per ridurre la dipendenza dai paesi terzi e i rischi di rotture. Anche se i recenti accordi bilaterali sono stati siglati con Kazakistan, Egitto, Namibia, Australia e Canada, questi non saranno sufficienti , rendendo necessario un ristoro del budget europeo dedicato agli investimenti nei Paesi terzi e una diversificazione degli approvvigionamenti imposta alle imprese.
Anche la strategia spesso menzionata del “friendshoring” (partenariati con paesi alleati) presenta difficoltà.
I paesi occidentali, con obiettivi simili di neutralità del carbonio e decarbonizzazione dei trasporti e dell’energia, competono per le tecnologie a basse emissioni di carbonio e i materiali necessari per implementarle. Questa concorrenza potrebbe rivelare conflitti di interessi e rallentare la firma degli accordi.
L’UE sta ulteriormente cercando di risalire la catena del valore, come illustrato dalla creazione della European Battery Alliance nel 2017 che ha l’obiettivo di costruire un ecosistema che includa tutti gli attori del settore automobilistico al fine di produrre batterie riducendo allo stesso tempo la loro impronta ambientale.
I minerali presenti nelle batterie potrebbero essere riutilizzati per soddisfare le esigenze dell'Europa senza che sul suo territorio siano presenti miniere.
Se tutti i progetti avessero successo, nel 2030 l’UE avrebbe una capacità pari a quasi il 25% della produzione mondiale di batterie agli ioni di litio grazie all’attività di una cinquantina di fabbriche.
Il percorso verso la sobrietà
Al di là del CRMA, la sobrietà, in gran parte assente dal “pacchetto istituzionale”, si sta facendo strada nella società europea. Evidenziata come leva centrale nella lotta contro il riscaldamento globale dal rapporto del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici nel 2022, la sobrietà appare essenziale per ridurre la dipendenza dai materiali critici e, quindi, dalla Cina.
L’UE potrebbe dare l’esempio promuovendo veicoli elettrici più leggeri , riducendo così sia il consumo di elettricità che gli impatti ambientali legati alla produzione.
Il raggiungimento degli obiettivi della CRMA richiederà sforzi considerevoli nell’accettazione sociale, nel finanziamento e nella diversificazione delle forniture.
Se la sobrietà nell’utilizzo dei metalli è parte integrante di una strategia sostenibile e autonoma per l’UE in termini di materiali critici, tuttavia dovrà essere accompagnata da un sostegno significativo ai cittadini, che generalmente non percepiscono al completo la nozione di “low carbon”, ovvero implicante una marcata riduzione (sobrietà) nel consumo di queste tecnologie e metalli.
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Redazione
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