L’inseguimento di un aereo del Dipartimento della Pesca filippino da parte di un elicottero militare cinese è solo l'ultimo di una lunga serie di incidenti che, negli ultimi 50 anni, hanno reso la situazione nel Mar Cinese Meridionale estremamente tesa, per via di un'intricata rete di dispute territoriali fra i Paesi circostanti.
Il Mar Cinese Meridionale e la Cina
Il Mar Cinese Meridionale è una delle principali rotte commerciali mondiali. Secondo la Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo, nel 2016 oltre il 21% del commercio globale – calcolato attorni a 3,37 trilioni di dollari – ha attraversato queste acque. La regione è inoltre ricca di risorse ittiche, che rappresentano la fonte di sussistenze per milioni di persone locali: più della metà delle imbarcazioni da pesca mondiali opera in queste zone. Non è chiaro, infine, quale sia la vera quantità di risorse naturali presenti nella regione, data la limitata esplorazione dell’area; le stime attuali si basano su proiezioni che tengono conto della ricchezza mineraria delle regioni circostanti.
La Cina è il Paese che rivendica la porzione più ampia del Mar Cinese Meridionale, delimitata dalla cosiddetta “nine-dash line”, o “linea dei nove tratti”. Questa linea è stata evidenziata per la prima volta in una mappa pubblicata nel 1947 dalla Cina, allo scopo di delineare le proprie rivendicazioni. La “nine-dash line” si estende per centinaia di chilometri a sud e a est della provincia di Hainan, con una tipica forma a U. Secondo Pechino, la storia legittima queste pretese, ricordando come l’arcipelago delle isole Paracelso e Spratly erano considerate parte integrante della nazione cinese.
Altre rivendicazioni
Chi critica le rivendicazioni cinesi lo fa mettendo in discussione la famosa mappa che evidenzia la “nine-dash line”, sottolineando come la linea copra la quasi totalità del Mar Cinese Meridionale, senza indicare coordinate precise.
Mentre Taiwan rivendica all’incirca gli stessi territori inclusi nella “nine-dash line”, il Vietnam è uno dei principali contestatori della versione storica cinese. Il Vietnam afferma di governare attivamente sia le Paracelso che le Spratly già dal XVII secolo, sostenendo di avere documenti che supportano questa tesi e sottolineando, inoltre, come la Cina non abbia mai avanzato rivendicazioni sulle isole prima degli anni ’40.
Anche le Filippine sono un importante attore nella disputa territoriale, rivendicando parte delle isole Spratly secondo criteri di vicinanza geografica. Inoltre, sia le Filippine che la Cina sostengono di avere diritto alla scogliera di Scarborough – che la Cina chiama Isola Huangyan – a poco più di 160km dalle Filippine e a 800km dalla Cina.
Infine, la Malesia e il Brunei sostengono di avere diritto ad alcuni territori nel Mar Cinese Meridionale che rientrerebbero nelle loro zone economiche esclusive, richiamando alla Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare.
Al di fuori degli attori direttamente interessati alla disputa territoriale, ci sono altri Paesi che vi prendono parte in modi diversi. Gli Stati Uniti, ad esempio, pur non prendendo formalmente posizione, hanno inviato navi e aerei militari nelle prossimità delle isole contese in più occasioni, definendo queste missioni come operazioni di “libertà di navigazione”. Il Giappone si comporta in maniera similare agli Stati Uniti, fornendo navi ed equipaggiamenti militari a Paesi come Vietnam e Filippine.
Incidenti diplomatici e il punto di vista cinese
Negli ultimi anni, sono sempre più cresciute le preoccupazioni che la regione del Mar Cinese Meridionale possa diventare un punto di crisi globale. Uno dei primi incidenti gravi risale al 1974, quando la Cina uccise oltre 70 militari vietnamiti prendendo il controllo delle Paracelso. I due Paesi si scontrarono nuovamente nel 1988, questa volta nelle isole Spratly, con il Vietnam che perse ancora una volta circa 60 marinai.
Di recente, gli incidenti non si sono interrotti, ma la gravità è sicuramente inferiore se comparata agli incidenti di fine scorso secolo. Un esempio è quello di inizio 2023, quando le Filippine accusarono la Cina di accecare temporaneamente gli equipaggi delle imbarcazioni filippine tramite l’utilizzo di laser.
Nei giorni scorsi, precisamente il 25 settembre 2024, le Filippine hanno nuovamente criticato le azioni cinesi, denunciando l’inseguimento da parte di un elicottero militare cinese di un aereo del Dipartimento della Pesca filippino.
Il think tank South China Sea Strategic Situation Probing Initiative (SCSPI) ha rilasciato un report nei giorni scorsi sulle dispute navali e aeree nella regione. Il report ha evidenziato quali siano, dal punto di vista cinese, le quattro condizioni di attrito nella regione, che portano costantemente a un intervento dell’Esercito Popolare di Liberazione cinese (PLA).
In primis, l’intervento del PLA si richiede necessario quando forze straniere si avvicinano al territorio della terraferma cinese, alle acque territoriali cinesi o allo spazio aereo cinese.
Una seconda condizione è rappresentata dall'ingresso di forze straniere “nelle 12 miglia nautiche (22km) di aree controllate dalla Cina nelle isole Spratly o nella Secca di Scarborough”, possibilmente uno dei punti più controversi.
La terza condizione individuata dal report riconosce che il PLA “emette avvertimenti ed effettua espulsioni quando le forze statunitensi entrano nelle acque territoriali e nello spazio aereo delle Isole Paracelso per le cosiddette ‘operazioni di libertà di navigazione’”, una chiara sfida aperta agli Stati Uniti.
Infine, l’ultima condizione si presenta quando forze straniere “si avvicinano eccessivamente o invadono le esercitazioni militari del PLA, incluse le esercitazioni a fuoco vivo”.
Conclusione
In conclusione, il Mar Cinese Meridionale rappresenta non solo uno dei più importanti nodi commerciali al mondo, ma anche una causa di continue dispute territoriali che potrebbero causare disastrose conseguenze a livello globale. Negli ultimi anni, la Cina ha inaugurato una nuova fase della disputa, costruendo isole artificiali di sabbia negli arcipelaghi e installando rapidamente radar e sistemi militari, per allargare il proprio territorio e poter legittimamente prendere il controllo delle zone circostanti secondo la Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare. Il continuo evolversi della situazione rende difficile immaginare come la situazione possa evolversi nel prossimo futuro, e pertanto richiede un costante e attento monitoraggio degli equilibri di potere e dell’impegno degli attori direttamente e non direttamente coinvolti.
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L'Autore
Leonardo Di Girolamo
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