Il 13 maggio, la Commissaria UE per le Tecnologie Digitali e di Frontiera, Henna Virkkunen, si è recata negli Stati Uniti per una missione diplomatica. Lo scopo? Difendere la legislazione sul digitale dell'Unione dal crescente disaccordo di una parte della classe politica statunitense, sulla scia delle critiche che arrivano dalla Silicon Valley. Il viaggio ha mostrato il divario di vedute riguardo alla governance del digitale. Come si dovrebbe governare l'innovazione, ma soprattutto, chi stabilizzerà le regole?
Il dibattito si è svolto intorno alle leggi digitali più importanti dell'Unione: il Digital Services Act (DSA), il Digital Markets Act (DMA) e l’AI Act. Queste leggi costituiscono la spina dorsale di quello che l'Europa definisce il suo approccio "umano-centrico" alla tecnologia, in cui i diritti fondamentali e la responsabilità democratica sono prioritari rispetto al profitto delle piattaforme. Ma a molti negli Stati Uniti, soprattutto tra le grandi aziende tecnologiche, il modello europeo appare eccessivamente restrittivo e oneroso, ostile all'innovazione e in continua espansione extraterritoriale.
Dall'entrata in vigore del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR) nel 2018, l'UE ha cercato di affermarsi (secondo alcuni anche imporsi) come regolatore globale dello spazio digitale. Il DSA e la DMA, entrambi in vigore, aumentano la portata normativa. Il DSA mira ai contenuti illegali, alla trasparenza degli algoritmi e ai danni online imponendo obblighi alle cosiddette piattaforme online molto grandi. Il DMA, invece, affronta il comportamento anticoncorrenziale dei gatekeeper digitali, con l'obiettivo di prevenire gli abusi di mercato da parte di grandi aziende come Google, Amazon e Meta.
L'AI Act sarà il primo quadro normativo completo al mondo per la regolamentazione dell'IA. Classificherà i sistemi di intelligenza artificiale in base al rischio, vietando quelli che presentano un "rischio inaccettabile" (ad esempio, il social scoring) e regolamentando rigorosamente i sistemi "ad alto rischio", in particolare in settori critici come la sanità, la polizia e l'occupazione. Tutte queste iniziative sono rappresentative dell’intenzione dell’Unione di farsi garante della protezione dei diritti nel mondo digitale, non solo per i suoi cittadini, ma per il mondo intero.
E se l'UE mira a diventare una potenza normativa stabilendo standard globali, gli Stati Uniti invece vedono sempre più con sospetto l’influenza digitale di Bruxelles. Le grandi aziende tecnologiche statunitensi sostengono che la DSA e la DMA le colpiscono in modo sproporzionato e violano i principi del libero scambio. I gruppi di lobby di Washington hanno concentrato gli sforzi per presentare l'approccio dell'UE come protezionistico e incompatibile con i "valori americani", quali innovazione e libertà di parola.
In realtà, l'amministrazione Biden aveva tentato di favorire un avvicinamento con l’altro lato dell’Atlantico, ma il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha portato i due attori ad allontanarsi velocemente nei primi mesi di presidenza. L'amministrazione di Trump si è schierata più volte in modo molto chiaro, accusando l'UE di utilizzare la regolamentazione per minare il vantaggio tecnologico degli Stati Uniti. Solo giorni prima della visita della Commissaria Virkkunen, gli USA hanno annunciato restrizioni sui visti per i funzionari stranieri che si presume abbiano sostenuto regimi di censura: un ricorrente obiettivo delle le politiche digitali dell'Unione.
Virkkunen rimane però ferma. A questo proposito si è recentemente espressa in un’intervista a Euractiv. In quell’occasione, ha insistito sul fatto che l'Europa limita la libertà di parola "molto meno" degli Stati Uniti, indicando invece la diffusione incontrollata di discorsi di odio, molestie e disinformazione sulle piattaforme americane come prova delle problematiche del modello normativo statunitense. Ha poi dichiarato: "Noi non regoliamo il discorso, ma i sistemi". La posizione della Commissaria è chiara: l’Unione non vuole la censura, ma un sistema che garantisca trasparenza e rispetto dei valori fondamentali delle democrazie europee.
La posta in gioco in questo scontro transatlantico non è solo l'accesso al mercato o la localizzazione dei dati. Si tratta infatti di una battaglia più ampia sui principi che dovrebbero governare Internet e le tecnologie emergenti. Le piattaforme dovrebbero avere una discrezione quasi totale sui contenuti visibili? Si dovrebbe affidare ai sistemi di intelligenza artificiale decisioni che cambiano la vita senza una supervisione pubblica? I monopoli tecnologici possono essere arginati solo attraverso le leggi sulla concorrenza?
E se le leggi europee possono sembrare invadenti agli amministratori delegati americani, spesso hanno una risonanza globale. I Paesi dell'America Latina, dell'Africa e dell'Asia guardano all'UE come modello per la protezione dei dati, la correttezza degli algoritmi e la regolamentazione delle piattaforme. In questo contesto, la diplomazia normativa dell'Europa è sia uno strumento strategico che una risorsa di soft power.
La visita della Commissaria Virkkunen negli Stati Uniti sottolinea le dimensioni geopolitiche della governance digitale. Non si tratta più di un settore “per tecnici”, ma di campo di gioco fondamentale nella competizione globale. Con la crescente frammentazione di Internet e la ridefinizione della vita pubblica e privata da parte delle tecnologie di intelligenza artificiale, diventa importante definire chi stabilisce le regole.
L'Unione Europea, con la sua architettura normativa e le sue ambizioni regolamentari, vuole essere leader nel campo dell'etica. Gli Stati Uniti, con la loro cultura orientata all'innovazione, difendono il primato dell'impresa privata. Entrambe le visioni hanno pregi e difetti. Ma il confronto (o scontro) tra loro, probabilmente, darà forma ai diritti digitali di miliardi di persone. Mentre il mondo vede Stati Uniti e Unione Europea muoversi in direzioni sempre più diverse, una cosa è chiara: la governance digitale non è più un optional. È la nuova prima linea della geopolitica e dell'ordine globale.
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L'Autore
Livia Marini
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