La nuova frontiera del gas: la scommessa greca
C’è un elemento che rende il dossier del gas americano in Grecia più attuale che mai: mentre l’Unione europea discute su come chiudere definitivamente il rubinetto russo entro il 2027, il ministro dell’energia greco Stavros Papastavrou si trova a Washington per una serie di incontri che vanno ben oltre la ritualità diplomatica. Interventi pubblici sulla cooperazione transatlantica nel GNL, partecipazione al Vertice sulla sicurezza del gas, riunioni con membri dell’amministrazione e del Congresso: il viaggio, che si conclude domani, è la traduzione operativa di una strategia che Atene porta avanti da anni ma che oggi cerca una consacrazione politica definitiva.
La Grecia non si limita a chiedere più forniture. Sta proponendo una nuova geografia energetica per l’Europa sudorientale, nella quale il Mediterraneo orientale diventa punto di ingresso privilegiato del gas naturale liquefatto statunitense destinato ai Balcani e, in prospettiva, all’Ucraina. In un contesto in cui la quota russa è passata dal 40% del 2021 a circa l’11% nel 2024, il vuoto lasciato da Mosca non è soltanto un problema di volumi: è un problema di architettura strategica. Ed è proprio su questa architettura che Atene sta tentando di incidere.
Dal trauma del 2022 alla costruzione del Corridoio Verticale
Per comprendere la portata della scommessa greca occorre tornare al 2022, quando l’invasione su vasta scala dell’Ucraina ha trasformato il mercato europeo del gas in un teatro geopolitico. Il ricorso al GNL statunitense, inizialmente percepito come soluzione emergenziale per evitare blackout e razionamenti, si è progressivamente consolidato fino a rappresentare quasi il 60% delle importazioni europee di gas liquefatto. Quello che sembrava un rattoppo temporaneo si è trasformato in una componente strutturale del mix energetico.
La Grecia, tuttavia, non è arrivata impreparata a questo passaggio. Già prima della guerra aveva investito nella diversificazione delle rotte, a partire dal TAP, operativo dal 2020, che collega il confine greco-turco all’Italia attraverso l'Albania e l'Adriatico, e dall’interconnettore Grecia-Bulgaria, che ha rafforzato l’integrazione regionale. L’ampliamento del terminale di Revithoussa ha ulteriormente aumentato la capacità di accoglienza di carichi GNL, molti dei quali provenienti dagli Stati Uniti.
Il tassello decisivo è però il cosiddetto Corridoio Verticale, una rete sud–nord che collega Grecia, Bulgaria, Romania, Moldavia e Ucraina, invertendo una logica che per decenni aveva visto il gas fluire dall’Europa settentrionale verso il Mediterraneo lungo direttrici dominate dalla Russia. Se fino al 2022 il sud-est europeo era considerato periferico rispetto ai grandi snodi energetici del continente, oggi Atene prova a ribaltare questa percezione, presentandosi come snodo imprescindibile per la sicurezza dell’area.
I numeri sono eloquenti: nel 2019 la Grecia importava circa 6-7 miliardi di metri cubi di gas, quasi interamente destinati al consumo interno; nel 2024 le importazioni hanno raggiunto i 17 miliardi, di cui circa 11 riesportati verso Paesi limitrofi. La trasformazione da mercato finale a hub di transito è già in atto, almeno sul piano infrastrutturale.
L’asse con Kiev e la politicizzazione del gas
La dimensione geopolitica della strategia greca è diventata ancora più evidente il 16 novembre 2025, quando Atene e Kiev hanno firmato un accordo per facilitare l’importazione di GNL statunitense verso l’Ucraina attraverso il Corridoio Verticale. Alla presenza del primo ministro Kyriakos Mitsotakis e del presidente Volodymyr Zelenskyy, l’intesa tra DEPA Commercial e Naftogaz ha formalizzato il coinvolgimento greco nel piano statunitense di sostituzione completa del gas russo.
L’accordo ha un valore economico concreto – quasi 2 miliardi di euro di importazioni necessarie per compensare le perdite di produzione ucraine – ma soprattutto un significato politico. Papastavrou ha insistito sul fatto che i mercati del gas, in tempo di guerra, non possano essere considerati neutrali, poiché ogni rotta alternativa contribuisce a ridurre la leva energetica russa. In questa prospettiva, il Corridoio Verticale non è semplicemente un’infrastruttura commerciale, ma un’infrastruttura di sicurezza collettiva.
È una narrativa coerente con la posizione greca a sostegno dell’Ucraina e con il tentativo di ancorare le scelte energetiche alla più ampia cornice euro-atlantica, rafforzata anche dagli accordi di esplorazione offshore che coinvolgono Chevron ed Exxon Mobil. Tuttavia, proprio questa forte politicizzazione del dossier energetico rende più evidente la distanza tra ambizione strategica e dinamiche di mercato.
La prova dei numeri: tra entusiasmo politico e prudenza commerciale
Se la dimensione politica appare solida, quella commerciale presenta ancora elementi di fragilità. Le aste per la prenotazione della capacità lungo il Corridoio Verticale hanno registrato un interesse limitato, segnalando che gli operatori restano cauti. Le ragioni sono strutturali: il GNL statunitense è generalmente più costoso rispetto al gas russo prebellico; le tariffe cumulative di transito lungo la rotta balcanica incidono significativamente sul prezzo finale; la domanda nei Paesi attraversati non è ancora sufficientemente stabile da giustificare impegni di lungo periodo.
A ciò si aggiungono fattori regolatori e politici, incluse l’incertezza nelle relazioni transatlantiche e la necessità di un maggiore allineamento normativo a livello europeo per rendere la rotta pienamente competitiva. Il risultato è un quadro nel quale la Grecia ha costruito l’infrastruttura e definito la strategia, ma deve ancora consolidarne la sostenibilità economica.
Ed è qui che si colloca la fase attuale, con Papastavrou a Washington a ribadire che la diversificazione non è più una questione di flessibilità, bensì di necessità strategica. La Grecia rivendica di aver trasformato la propria geografia in leva geopolitica, ma sa che questa trasformazione dovrà essere accompagnata da segnali più chiari da parte del mercato e delle istituzioni europee.
La scommessa greca
La visita di Papastavrou a Washington, che si sta concludendo in queste ore, è dunque più di un’agenda diplomatica: è un test politico. La Grecia vuole dimostrare di aver trasformato la propria geografia in potenza geopolitica, candidandosi a snodo imprescindibile tra Stati Uniti ed Europa sudorientale.
Ma la domanda di fondo resta aperta. Il Corridoio Verticale è un’infrastruttura destinata a consolidarsi con il bando del gas russo nel 2027, oppure un investimento anticipato rispetto a una domanda che non c’è ancora?
Atene ha scelto con chiarezza il campo occidentale e ha legato energia e sicurezza in modo coerente. Tuttavia, tra ambizione strategica e sostenibilità economica si apre uno spazio di incertezza. Se la diversificazione è una necessità geopolitica, la sua traduzione in modello stabile di mercato non è ancora garantita. Ed è su questo crinale – tra cronaca diplomatica e realtà dei numeri – che si gioca oggi la scommessa greca.
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L'Autore
Elisa Parisi
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grecia Stati Uniti Gas GNL Sicurezza Energetica Unione Europea TAP Corridoio verticale transizione energetica