Introduzione
Il profilo è quasi sempre lo stesso. Quello dei “lupi solitari”, i cosiddetti “lone wolf”, cresciuti come nerd digitali e poi arrivati all’estremismo politico.
Questo è l’identikit di Tyler Robinson, il 22enne dello Utah che lo scorso 10 settembre ha sparato e ucciso, durante un evento alla tappa nella Utah Valley University del suo The American Comeback Tour, Charlie Kirk, attivista e star del mondo politico conservatore americano. Come Robinson tanti altri prima di lui: Thomas Crooks, che a luglio 2024 attentò - fallendo - alla vita di Donald Trump. O ancora Robin Westman, il killer della Scuola Cattolica a Minneapolis. C’è chi accosta anche il nome di Luigi Mangione, alla ribalta per aver ucciso il CEO di UnitedHealthcare, Brian Thompson.
Quello dell’odio nato online è un treno che corre inarrestabile, che investe ogni ostacolo sui suoi binari. Una strada pericolosa, ma sempre più popolare e dirompente, che lo stesso Kirk aveva intrapreso agli albori della sua carriera.
La battaglia dell’odio
Sui social Charlie Kirk si definiva un “convinto guerriero digitale”. In questa sua crociata contro il mondo democratico, era seguito e sostenuto sempre di più dai giovanissimi della Generazione Z, sfruttando con grande abilità il potere degli algoritmi dei social, cavalcando l’onda con contenuti aggressivi e sensazionalistici.
Contrario al femminismo, promuoveva la famiglia tradizionale; avverso al mondo LBGTQ+, denunciava le politiche per l’inclusione e l’aborto. Celebri sono rimaste alcune sue affermazioni, quali “Se vedo un pilota nero penso subito ‘oddio, speriamo sia qualificato’” oppure “Rifiuta il femminismo. Sottomettiti a tuo marito”.
Non a caso Kirk era profondamente apprezzato dal Presidente Trump e dal suo vice JD Vance, chiaramente allineato con le politiche e le ideologie del movimento MAGA, tant’è che a Kirk e al suo seguito è stato riconosciuto un ruolo importante per aver mobilizzato supporto per Trump all’epoca della sua ultima campagna elettorale.
In fondo, Charlie Kirk era un veterano del mondo dei social e dell’attivismo. La sua carriera era iniziata ad appena 18 anni quando aveva fondato “Turning Point USA”, un’associazione non profit con l’obiettivo di diffondere e istruire i giovani sulle politiche conservatrici.
Come recita sul sito ufficiale, lo scopo era quello di “promuovere i principi della responsabilità fiscale, del libero mercato e di un governo limitato”. Dalla difesa sul diritto all’utilizzo delle armi allo strenuo sostegno al modello economico del capitalismo, l’agenda politica di TPUSA era nettamente definita.
Inoltre, con una rete capillare nei campus universitari e nei licei di tutto il Paese, Kirk era diventato uno dei volti più noti del mondo conservatore. Grazie a post, video e podcast diffusi su tutte le piattaforme, Charlie Kirk era diventato famoso pubblicando video dei suoi dibattiti dove affrontava studenti e sostenitori dei democratici su temi quali l’aborto e l’identità di genere.
Irriverente ma sempre pacato, Kirk era diventato l’idolo di una Gen Z sempre più conservatrice, spinta in un vortice sempre più grande di estremismo digitale.
La fabbrica dell’odio
Ed è proprio sui social che si alimenta un circuito di disinformazione e rabbia. La morte di Kirk non era stata ancora confermata che Elon Musk già scriveva su X che “la sinistra è il partito dell’omicidio”.
Immediatamente si è cominciato a speculare sull’identità dell’assassino, sulle sue ideologie politiche e sul suo passato. Repubblicano o democratico? Sul web sono circolate foto di lui con armi in mano, o di famigliari che indossano il berretto della Nra, la lobby delle armi.
C’è chi sui social e sui forum ironicamente commenta “Quindi non era trans, eh? Era un maschio ed era bianco. Chi l’avrebbe mai detto…”.
Quello che è certo è che Robinson era particolarmente attivo nel mondo digitale. Sul bossolo dei proiettili sono state ritrovate scritte sopra frasi irriverenti che rimandano a sottoculture del web. “Notices bulges OwO whats this?” è un riferimento alla cultura furry (ovvero un interesse per i personaggi antropomorfi). O ancora “Hey fascist! Catch!”, riferimento al videogioco Helldivers 2. Un bossolo recava scritto “Se leggi questo sei gay lmao”, in riferimento a video di cospirazioni online andati virali su TikTok secondo cui Trump e alcuni suoi collaboratori sono segretamente omosessuali.
Queste frasi sono la dimostrazione che Tyler Robinson era un esperto del mondo online, assiduo frequentatore di forum estremi, dove il confine tra vita online e vita vera non spesso è rispettato e compreso. Anche il già citato Westman, l'attentatore che il 27 agosto ha colpito a Minneapolis la Annunciation Catholic School causando la morte di due bambini, era frequentatore di queste chat. Un abisso oscuro dove pullulano nell’ombra addescatori di minori e video violenti. Tra troll e neonazisti, si esaltano le gesta dei due giovani killer che causarono il purtroppo celebre massacro della Columbine High School.
Conclusione
Quello che si muove online è un circolo vizioso di rabbia e aggressività, alimentato da individui che sfruttano la sfiducia e la disinformazione per perorare le proprie cause. Quello dei social è un algoritmo che premia il contenuto virale, molto spesso con toni provocatori e nichilisti. I social premiano le interazioni e non c’è nulla di più “interattivo” se non la rabbia e il risentimento.
Forse, come afferma un articolo pubblicato sul The Atlantic, almeno per un momento, forse, è meglio spegnere i social.
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