Come cambia l’area MENA: attore emergente nei tumulti del sistema internazionale

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  Sara Oldani
  22 gennaio 2023
  4 minuti, 56 secondi

Negli ultimi anni il quadrante Medio Oriente e Nord Africa (MENA), considerato nella sua accezione “allargata”, è stato oggetto di una serie di cambiamenti economici, politici e sociali che hanno ridefinito il ruolo geopolitico e strategico della regione nello scenario internazionale. Nonostante l’area sia ancora sinonimo di crisi e instabilità nell’immaginario collettivo, sono presenti anche molte potenzialità legate allo sviluppo economico e al delineamento di nuove partnership e alleanze regionali e internazionali. Solo per citare qualche esempio, si pensi al processo di normalizzazione tra Israele e alcuni Stati arabi nella cornice degli Accordi di Abramo o alla parziale apertura dei rapporti tra Iran e Paesi del Golfo. Per quanto riguarda le prospettive di crescita invece, il peso energetico – per fonti fossili e rinnovabili – e gli ingenti investimenti delle leadership di alcuni Stati in cultura, turismo e hi-tech rendono il mercato della regione particolarmente appetibile.

L’invasione russa dell’Ucraina lo scorso febbraio – evento che ha modificato e modificherà radicalmente l’attuale sistema mondiale – ha spinto molti Stati dell’area MENA ad assumere un ruolo sempre più importante a livello regionale e, in parte, internazionale. Gli effetti diretti e indiretti della guerra sono infatti una sfida che gli Stati non possono permettersi di ignorare: inflazione, aumento dei prezzi specialmente di beni alimentari e incremento della domanda energetica possono provocare conseguenze sulla tenuta socio-politica della regione, come sta avvenendo in Tunisia, Egitto, Libano e Siria. Onde evitare spill over, ciascuno Stato dell’area – chi più chi meno date le condizioni di politica interna – ha perseguito un’agenda domestica e internazionale sempre più svincolata dai dettami delle grandi potenze. Obiettivo principale è salvaguardarsi e perseguire i propri interessi nazionali e strategici, trend in corso già da diversi anni e in aumento a seguito della rovinosa ritirata degli Stati Uniti dall’Afghanistan.

Il disengagement americano dal quadrante geopolitico, nell’ambito del pivot to Asia di Obama e nella ridefinizione delle priorità strategiche di Washington verso il Pacifico, viene percepita dagli attori mediorientali come un aumento di vulnerabilità ed esposizione alle minacce. Proprio per questo si è reso necessario costruire una nuova architettura securitaria nella regione che non vede più gli Stati Uniti come egemone garante della sicurezza, ma sono presenti una molteplicità di attori regionali e internazionali - Cina e Russia in particolare - che permettono agli Stati di perseguire una propria politica autonoma e indipendente. Esemplare è la mancata presa di posizione della maggioranza degli Stati dell’area MENA in merito alla guerra in Ucraina; anzi, sono sorte numerose iniziative di mediazione da parte della Turchia circa il blocco del grano nel Mar Nero o della Lega Araba per il cessate il fuoco tra Russia e Ucraina.

Anche all’interno della regione stessa, molti attori in cerca di soft power e prestigio internazionale hanno favorito un processo di de-escalation, spinto da variabili esogene ed endogene. Oman e Iraq hanno avuto un ruolo fondamentale nell’organizzare dei summit a Baghdad tra Arabia Saudita e Iran; si è verificato uno scongelamento dei rapporti tra Turchia e Paesi del Golfo (nello specifico Emirati Arabi Uniti), prima impensabile dati i progetti geopolitico-ideologici opposti; anche la Siria è stata reintegrata all’interno del mondo arabo dopo anni di rottura delle relazioni post Primavera Araba; e infine, ma non per importanza, la risoluzione del contenzioso all’interno del Consiglio di Cooperazione del Golfo.

Di enorme interesse è appunto il contesto geopolitico del Golfo, il quale ha visto risolvere nel gennaio 2021 un contenzioso iniziato nel 2017 che prevedeva l’embargo nei confronti del Qatar. La riapertura delle relazioni tra i Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo – sotto l’egemonia ora parzialmente scricchiolante dell’Arabia Saudita – e il Qatar è simbolo di un importante cambio di paradigma nelle strategie geopolitiche: le frizioni bilaterali o intra-regionali contano, ma non quanto economia, diplomazia e soft power. Il realismo politico è dunque la chiave di lettura principale delle politiche nazionali e internazionali dei Paesi del Golfo. Strategie che hanno come scopo la modernizzazione e l’apertura con l’Occidente, mantenendo comunque i propri valori islamici. Tale progetto ambizioso sembra aver prodotto ottimi risultati, come si evince dal boom turistico di città come Dubai o della realizzazione di eventi come i Mondiali 2022 in Qatar.

I Paesi del Golfo, importanti dal punto di vista energetico per le risorse petrolifere e di gas naturali ivi presenti, stanno adottando delle politiche di diversificazione della produzione per cercare di stare al passo coi tempi della transizione energetica. Gli investimenti in rinnovabili sono ingenti, grazie anche alle rendite petrolifere e alla lungimiranza delle leadership al potere. Tuttavia, la guerra in Ucraina e l’isolamento della Russia anche come partner energetico, hanno spinto Unione europea e Paesi asiatici – in primis la Cina – a cercare fonti alternative di approvvigionamento. Tale contesto ha aumentato notevolmente il peso internazionale dei Paesi del Golfo, specialmente il Qatar, il quale, disponendo di enormi quantità di gas naturale, sta diventando insostituibile nel mercato energetico.

Alla luce di questa breva analisi, il ruolo dell’area MENA – e nello specifico la regione del Khalij (lett. “Golfo”) – continuerà a crescere all’interno dello scacchiere internazionale. Sarà dunque imprescindibile per le grandi potenze tenere in considerazione gli interessi strategici dei singoli Paesi, dato anche il rinnovato peso nel mercato energetico mondiale.

Fonti consultate:

G. CAFIERO, The key trends shaping Gulf geopolitics in 2023, The New Arab, https://www.newarab.com/analysis/key-trends-shaping-gulf-geopolitics-2023, 28/12/2022

I. K. HARB, A New Strategic Architecture Is Emerging in the Gulf, Arab Center Washington DC, https://arabcenterdc.org/resource/a-new-strategic-architecture-is-emerging-in-the-gulf/, 24/09/2021

S. KAWAKIBI, “Qatar’s Role in the Geopolitical Scenarios of the Middle East and North Africa”, in IEMed Mediterranean Yearbook 2022, Istituto europeo per il Mediterraneo, https://www.iemed.org/publication/qatars-role-in-the-geopolitical-scenarios-of-the-middle-east-and-north-africa/, 2022

The Economist, An energy crisis and geopolitics are creating a new-look Gulf, https://www.economist.com/leaders/2022/09/22/an-energy-crisis-and-geopolitics-are-creating-a-new-look-gulf, 22/09/2022

https://pixabay.com/it/photos/...

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L'Autore

Sara Oldani

Sara Oldani, classe 1998, ha conseguito la laurea triennale in Scienze politiche e relazioni internazionali presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Milano, con una tesi dal titolo “La protezione internazionale delle minoranze: il caso dei curdi del Rojava”.

I suoi interessi principali sono la geopolitica e la politica internazionale, in particolare dell’area MENA dove ha potuto svolgere uno stage in Israele e Palestina durante il periodo di studi. La passione per questa zona geografica l’ha spinta a cimentarsi nello studio della lingua araba e della cultura stessa.

Dopo la laurea ha svolto un tirocinio per una ONG a tutela dei diritti umani e si è trasferita a Roma per intraprendere la laurea magistrale in Criminalità e sicurezza internazionale.

Attualmente ricopre il ruolo di Caporedattore per il tema Framing the World e da marzo 2021 è autrice per la sezione Medio oriente e Nord Africa.

Sara Oldani, born in 1998, got a Bachelor's Degree in Political sciences and international relations at the Catholic University of the Sacred Heart, Milan, with a thesis entitled "The international protection of minorities: the case of the Kurds of Rojava".

Her main interests are geopolitics and international politics, in particular the MENA area where she was able to carry out a stage in Israel and Palestine during the period of study. The passion for this area led her to learn Arabic language and culture.

After graduating, she attended an interniship for a NGO which promotes human rights and moved to Rome to undertake a Master's Degree in Crime and international security.

She currently holds the role of Editor-in-Chief for the Framing the World project and since March 2021 she has been author for the Middle East and North Africa section.

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