COP 29 - L’accordo finale

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  Wiam Kessab
  28 novembre 2024
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La COP29, tenutasi a Baku, capitale dell’Azerbaigian, ha evidenziato la distanza tra l'urgenza della crisi climatica e le risposte politiche adottate, lasciando un senso di insoddisfazione tra partecipanti e osservatori. Nonostante la consapevolezza crescente sull'emergenza ambientale, i risultati finali sono stati giudicati insufficienti per affrontare le sfide globali in modo incisivo. L’accordo, descritto come un compromesso minimo, rischia di rallentare l’azione climatica proprio quando sarebbe cruciale accelerare gli interventi.

Il dibattito centrale della conferenza è stato segnato da forti tensioni tra i Paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo, con divergenze significative su questioni fondamentali come i finanziamenti per perdite e danni, l’eliminazione graduale dei combustibili fossili e l’aumento dei fondi per l’adattamento climatico. I Paesi in via di sviluppo, sostenuti da un’ampia coalizione di organizzazioni della società civile, hanno richiesto impegni più ambiziosi e risorse economiche adeguate per affrontare le devastazioni causate dai cambiamenti climatici, mentre molte nazioni ricche hanno resistito a impegni vincolanti che avrebbero implicato maggiori costi economici e politiche interne più stringenti.

Uno dei punti più controversi è stato l’accordo sull’eliminazione graduale dei combustibili fossili, che è rimasto vago e privo di scadenze precise. Nonostante le pressioni di oltre 80 Paesi per un impegno chiaro a ridurre gradualmente petrolio, carbone e gas naturale, il documento finale non ha incluso un linguaggio vincolante, riflettendo il peso delle lobby dei combustibili fossili e gli interessi economici di alcune grandi nazioni produttrici. Questa mancanza di ambizione è stata duramente criticata dagli attivisti e dagli esperti, che sottolineano come senza un’azione decisa sia impossibile raggiungere l’obiettivo in questo settore di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C.

Un’altra questione cruciale ha riguardato le responsabilità economiche dei Paesi più ricchi, chiamati a sostenere la maggior parte delle spese per finanziare l’azione climatica. Le nazioni industrializzate, che storicamente hanno contribuito maggiormente alle emissioni di gas serra, sono state nuovamente sollecitate ad aumentare i contributi per supportare i Paesi più poveri e vulnerabili, che subiscono le conseguenze più gravi del cambiamento climatico pur avendo contribuito in misura minima al problema. Tuttavia, nonostante gli impegni precedenti, come il fondo annuale da 100 miliardi di dollari promesso nella COP15 del 2009, i progressi nel raggiungimento di questo obiettivo sono stati lenti e frammentari. Alla COP29, i Paesi in via di sviluppo hanno sottolineato che un maggiore sostegno finanziario non è solo una questione di equità, ma una necessità per implementare progetti di adattamento e mitigazione su larga scala. Le nazioni ricche, pur facendo annunci simbolici, hanno evitato di prendere impegni più ambiziosi, suscitando critiche per la loro riluttanza a riconoscere pienamente la propria responsabilità storica.

Un altro tema cruciale è stato il finanziamento per perdite e danni (loss and damage), con un focus particolare sulla creazione del fondo dedicato, già discusso alla COP28. Sebbene siano stati fatti alcuni progressi, come l’annuncio di contributi iniziali da parte di alcune nazioni, la mancanza di dettagli operativi ha sollevato dubbi sull’effettiva capacità di questo fondo di rispondere alle necessità dei Paesi più colpiti da eventi climatici estremi.

Gli osservatori internazionali hanno sottolineato che il testo finale riflette una visione fortemente condizionata dagli interessi economici di breve termine, con poche azioni concrete e ambiziose che possano garantire una transizione ecologica rapida e giusta. Le promesse politiche non sono state accompagnate da piani d’azione chiari, lasciando un vuoto che rischia di tradursi in azione. Per molti, questa è stata un’occasione mancata per segnare un punto di svolta nella lotta al cambiamento climatico.

D’altro canto, la COP29 non è stata priva di aspetti positivi. Si è registrato un maggiore riconoscimento del ruolo delle comunità indigene, con impegni a rafforzare la loro partecipazione e proteggere i loro territori, spesso i più vulnerabili e al contempo essenziali per preservare la biodiversità globale. Inoltre, sono stati concordati finanziamenti aggiuntivi per l’adattamento climatico in regioni particolarmente esposte, anche se l’ammontare rimane ben al di sotto di quanto richiesto.

Organizzazioni ambientaliste e rappresentanti della società civile hanno criticato con forza l’esito della conferenza, descrivendolo come una dimostrazione di mancanza di leadership globale e volontà politica. Tuttavia, molti hanno riconosciuto che, nonostante le delusioni, la COP29 ha rappresentato un’occasione per mantenere vivo il dialogo e riaffermare l’importanza della cooperazione internazionale.

Guardando al futuro, si spera che le lezioni apprese da questa conferenza possano spingere i Paesi verso risultati più concreti e ambiziosi nei prossimi appuntamenti, in particolare alla COP30. L’urgenza della crisi climatica non lascia spazio a ulteriori ritardi, e il mondo guarda ora alla prossima opportunità per trasformare le promesse in azioni reali e incisive.


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L'Autore

Wiam Kessab

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Wiam Kessab, classe 2001, ha conseguito la laurea triennale presso la Fondazione UniverMantova in mediazione linguistica; lingue per le relazioni internazionali.

Attualmente sta frequentando il corso di laurea magistrale in relazioni internazionali e diplomazia, curriculum in diritto internazionale ed economia presso l’Università degli studi di Padova.

Durante i suoi studi ha sviluppato un forte interesse sia per le relazioni internazionali che per le lingue.

Attualmente è autrice di Mondo internazionale Post per "Società e Legge".

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Wiam Kessab, born in 2001, graduated from the Fondazione UniverMantova in language mediation; languages for international relations.

She is currently attending the Master's degree course in international relations and diplomacy, curriculum in international law and economy at the University of Padua.

During her studies, she developed a strong interest for the international relations and languages.

She is currently author of International World Post for 'Society and Law'.



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Società

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#Cop29 #Baku #Clima #Law