COP30: conclusioni e limiti del Global Mutirão

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  Enrico Milanesio
  20 dicembre 2025
  3 minuti, 37 secondi

La COP30 di Belém, ospitata nel cuore dell’Amazzonia dal 10 al 21 novembre, si è svolta in un contesto di crescente crisi climatica e di forti aspettative politiche. Questioni importanti sono state discusse, come il nuovo fondo per la conservazione delle foreste tropicali, ma l’evento si è concluso senza un’effettiva svolta decisiva, restituendo l’immagine di una diplomazia climatica ancora incapace di rispondere in maniera incisiva all’urgenza della crisi. 


Il Global Mutirão

Il fulcro della COP30 è stato il Global Mutirão: il documento finale approvato all’unanimità dopo settimane di negoziazioni. Sin dall’inizio della conferenza, la Presidenza brasiliana aveva infatti invitato le delegazioni a costruire una grande coalizione globale per l’azione climatica, coinvolgendo governi, giovani, popolazioni indigene, società civile, mondo accademico e settore privato.

Ispirato alle tradizioni ancestrali brasiliane di impegno collettivo e solidarietà, il Mutirão è stato concepito come un appello universale alla mobilitazione coordinata, al fine di unire le forze e fornire soluzioni climatiche su larga scala. A tale riguardo, è stata anche lanciata la piattaforma digitale Global Mutirão, integrata nel sito ufficiale della COP30, con l’obiettivo di creare un punto di accesso per partecipare, condividere e rafforzare iniziative a sostegno della tutela climatica, mobilitando non solo le istituzioni, ma anche le comunità e gli individui. 


L’accordo politico

In merito ai contenuti, il Global Mutirão riafferma i principi dell’Accordo di Parigi, richiamando l’obiettivo di contenere l’aumento della temperatura globale a 1,5°C rispetto ai livelli pre-industriali e ribadendo la necessità di aumentare i finanziamenti per il clima, con particolare attenzione ai Paesi più vulnerabili.

Il documento propone infatti di mobilitare fino a 1.300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035 e di triplicare i fondi destinati all’adattamento, confermando la volontà politica di rafforzare la cooperazione internazionale per affrontare la crisi climatica.

Il testo ufficiale introduce anche alcune iniziative volontarie pensate per accompagnare l’implementazione degli impegni presi: tra queste, il Global Implementation Accelerator, concepito come meccanismo per sostenere i Paesi nell'attuazione dei loro obiettivi climatici, e la Belém Mission to 1.5°C, volta a stimolare maggiore ambizione nei contributi climatici nazionali. 

Il Global Mutirão riconosce inoltre l’importanza dei diritti umani e della giustizia climatica, enfatizzando il diritto a un ambiente pulito, sano e sostenibile, sottolineando la necessità della protezione e del ripristino degli ecosistemi naturali, e citando esplicitamente i diritti delle popolazioni indigene, delle comunità locali, dei migranti, dei bambini, delle comunità vulnerabili, nonché l'uguaglianza di genere, l'emancipazione delle donne e l'equità intergenerazionale. 


I limiti

Nonostante le ambizioni politiche, il testo presenta però limiti significativi. Innanzitutto, resta un documento privo di obblighi vincolanti e non prevede strumenti di monitoraggio chiari.

In secondo luogo, le iniziative volontarie pensate per accompagnare l’implementazione degli impegni, la Belém Mission to 1.5°C e il Global Implementation Accelerator, restano poco definite e prive di scadenze vincolanti, lasciando dubbi sulla concretezza delle azioni future.

Infine, la principale critica riguarda l’assenza di una chiara roadmap sulla transizione dai combustibili fossili. Nonostante le pressioni esercitate da numerosi Paesi e dalla società civile, il documento non include alcun riferimento esplicito all’uscita progressiva da carbone, petrolio e gas. 


Una COP di implementazione

Sebbene la stessa Presidenza brasiliana avesse definito la COP30 come una “COP di implementazione” – secondo cui l’attenzione sarebbe stata posta su azioni concrete per realizzare politiche già concordate – e non di negoziazione di nuovi obiettivi, il risultato è stato un compromesso che privilegia il consenso politico rispetto all’ambizione climatica.

In conclusione, la COP30 di Belém lascia un’eredità ambivalente. Da una parte, il Global Mutirão valorizza la cooperazione globale, apre spazi di partecipazione non statale e richiama con forza la responsabilità condivisa di fronte alla crisi climatica; dall'altra, la risposta negoziale risulta insufficiente. L'assenza di strumenti concreti, obblighi vincolanti e di un phase-out dei combustibili fossili rischia di compromettere ogni ambizione climatica.

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Enrico Milanesio

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COP30 Ambiente UNFCCC Belém