Cosa c’è in comune tra l’Illuminismo del XVIII secolo e la razionalità aristotelica?

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  Redazione
  15 maggio 2026
  3 minuti, 35 secondi

Rappresenta uno dei confronti più attraenti e affascinanti della storia del pensiero occidentale.

Sebbene separati da oltre duemila anni, entrambi i sistemi condividono una fiducia incrollabile nella capacità della mente umana di progredire e ordinare il mondo, pur divergendo in parte sui metodi e sulle finalità di tale ordine.


La Ragione come Strumento di Classificazione

Il punto di contatto più evidente risiede evidentemente nel metodo classificatorio.

E’ noto come Aristotele sia considerato il padre storico della logica formale e della biologia sistematica; la sua razionalità si esprime anche nel suddividere dettagliatamente la realtà (non soltanto umana) in categorie, generi e tante specie al fine di comprenderne la vera essenza.


L’illuminismo eredita questa "fame di ordine".

L’opera simbolo del Settecento, l'”Encyclopédie” ad opera di illuministi classici come Denis Diderot e J.B. d’Alembert, non è altro che un monumentale tentativo aristotelico di mappare l'intero scibile umano. Come Aristotele catalogava le forme di governo o le specie animali, gli illuministi catalogano i mestieri, le scienze e le arti, davvero convinti che nominare e classificare sia solo il primo passo verso la padronanza e la migliore comprensione del mondo.


Dalla Contemplazione all'Azione

In questo passaggio dottrinario e metodologico sta la divergenza principale fra i due...

Per Aristotele, la forma più elevata di razionalità è la contemplazione (theoria). La ragione serve soltanto a comprendere l'ordine eterno che regna nel cosmo, un ordine che l'uomo non può cambiare, ma solo ammirare e tutt’al più imitare attraverso strumenti come l'etica.


Per l'Illuminismo la ragione è strumentale e trasformatrice
.

Non basta più capire come funziona una leva (fisica aristotelica); bisogna usarla pure per costruire macchine che migliorino la condizione umana.

La razionalità settecentesca spoglia la natura della sua "sacralità" aristotelica per ridurla a pura materia da plasmare applicativamente.

Se per Aristotele la ragione è un fine, per Kant e François-Marie Arouet (più noto come “Voltaire”) è un fine strumento per raggiungere il massimo progresso dell’umanità.


L'Etica e la Politica e le Virtù vs i Diritti

Esiste un parallelo profondo e interessante anche nella sfera pubblica:

Aristotele: La razionalità applicata alla politica mira a raggiungere il "giusto mezzo" e alla formazione di cittadini onesti e virtuosi all'interno della propria comunità (identificata nella polis).

Illuminismo: qui la razionalità applicata alla politica sembra più ambiziosa, mira alla creazione di leggi universali e all’affermazione di diritti sacri ed inalienabili.


Entrambi rifiutano il fanatismo e qualsiasi forma di eccesso
.

Tuttavia, mentre la razionalità aristotelica è legata alla tradizione e al contesto della comunità, quella illuminista è più universalista.

La ragione aristotelica ci dice come essere buoni cittadini , ad esempio di Atene o di Sparta; la ragione illuminista ci dice invece come essere ottimi "cittadini del mondo".


Il Distacco dalla Metafisica

In questo caso il parallelismo si fa apparentemente più profondo e più arduo.

Aristotele fonda la sua razionalità sulla metafisica (lo studio dell'essere in quanto essere). L’Illuminismo, influenzato dalla rivoluzione scientifica del secondo ‘700, compie un "taglio netto": ovvero la ragione diventa del tutto empirica.

Mentre Aristotele cercava le "cause finali" (lo scopo per cui ogni cosa esiste), gli illuministi cercano le cosiddette "cause efficienti" (come una cosa accade).

Eppure, la struttura logica del sillogismo aristotelico rimane l'ossatura del pensiero critico dei philosophes: ovvero l'uso della deduzione e dell'osservazione rigorosa per smascherare i pregiudizi e le superstizioni, specie quelle provenienti dal passato.


In conclusione, l'Illuminismo può essere visto come una 
razionalità aristotelica "secolarizzata" e potenziata.

I pensatori del Settecento hanno preso gli strumenti logici dello Stagirita, li hanno liberati dalle pretese metafisiche e li hanno rivolti contro le istituzioni dell'Antico Regime.

Senza il rigore logico di Aristotele, l'Illuminismo non avrebbe avuto le armi intellettuali per abbattere quell'oscurantismo che da sempre aleggia negli affari umani; ma senza l'ambizione e l’ottimismo insiti nell’illuminista, la razionalità sarebbe rimasta sigillata all’interno delle biblioteche, limitandosi a descrivere (per pochi eletti) il mondo anziché cambiarlo verso il meglio.

”C'è un solo modo per evitare le critiche: non fare nulla, non dire nulla, non essere nulla“.


- Aristotele

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