E’ iniziato lunedì 30 settembre il processo a carico di più di 20 esponenti del partito francese Rassemblement National, accusati di appropriazione indebita di fondi pubblici europei o complicità nella commissione del medesimo reato.
I fatti di causa risalgono ad un periodo di più di 10 anni, tra il 2004 e il 2016, in cui l’accusa ritiene che il partito francese avesse posto in essere un meccanismo sistematico tramite il quale i fondi destinati al pagamento di assistenti parlamentari a Strasburgo venissero invece utilizzati per finanziare l’attività nazionale del partito.
Tra gli imputati vi è anche Marine Le Pen, la quale ha rivestito il ruolo di europarlamentare dal 2004 al 2017 ed è stata presidente del Rassemblement National dal 2011 al 2021. Attualmente è deputata all'Assemblea nazionale francese, ma, se venisse dichiarata colpevole all’esito del processo, che si stima terminerà tra due mesi, potrebbe avere ripercussioni sul suo ruolo, attuale e futuro.
Infatti, l’art. 432-15 del Code pénal francese prevede che l'appropriazione indebita di fondi pubblici è punita con la reclusione fino a 10 anni e con una multa di 1.000.000 di euro, il cui importo può essere aumentato fino al doppio del prodotto del reato. Per fondi pubblici si intendono anche i fondi europei: vi è un obbligo di tutela degli interessi finanziari dell'Unione Europea, stabilito nel Regolamento PIF, recepito dai paesi membri.
Se fosse dichiarata colpevole, rischierebbe la pena della reclusione fino a 10 anni, con la conseguente sospensione dei diritti civili, che le impedirebbe di candidarsi alla Presidenza della Repubblica Francese nel 2027, anno in cui scadrà il mandato di Macron.
Il Parlamento Europeo si è costituito come parte civile nel processo penale, richiedendo un danno finanziario di 2 milioni di euro, nonostante ne abbia stimati 3, perché un milione è già stato rimborsato dal partito, azione che il Rassemblement National ha affermato non costituire un’ammissione di colpa.
“Non abbiamo violato alcuna regola” ha affemato Le Pen “Mi pare che in questo processo sia in gioco la libertà parlamentare”, ha poi aggiunto.
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L'Autore
Giorgia Savoia
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