L’isolamento economico ed energetico in cui si trova Cuba rende i suoi cittadini vittime di quella che sta diventando una grave crisi umanitaria.
Cuba infatti riesce a produrre a malapena un terzo del suo fabbisogno energetico.
Da decenni, Cuba non può beneficiare della vicinanza geografica con gli Stati Uniti per acquistare il petrolio, a causa dell’embargo che gli Stati Uniti utilizzano come strumento di pressione politica contro il regime cubano.
Questa carenza di materie prime è stata però storicamente compensata da rifornimenti provenienti da paesi ideologicamente e politicamente vicini a Cuba, quali il Venezuela, la Cina, il Messico, l’URSS (Russia, successivamente al suo collasso).
Tuttavia, la popolazione cubana soprattutto in seguito al crollo dell’URSS si trova da decenni in una situazione economica difficile, specialmente dal punto di vista del settore energetico.
La situazione si è aggravata drasticamente in seguito all’operazione militare condotta dagli Stati Uniti in Venezuela conclusasi con la cattura del presidente Maduro. Da quel momento, le esportazioni di petrolio a Cuba sono state completamente bloccate.
Di fronte alla situazione di emergenza in cui si trova il popolo cubano, la presidente del Messico Claudia Sheinbaum ha inviato petrolio a Cuba presentandolo come intervento umanitario.
Per ostacolare la solidarietà internazionale al popolo cubano e perseguire l’obiettivo di danneggiare completamente l’economia cubana, il presidente Donald Trump ha affermato che avrebbe imposto dazi del 10 per cento contro tutti i paesi che avrebbero rifornito Cuba di petrolio.
Inoltre, Il blocco petrolifero verso Cuba aggrava una situazione già precaria, dove anche i bei di prima necessità non sono garantiti.
La sanità innanzitutto è in difficoltà estrema, a tal punto che diversi interventi chirurgici sono stati sospesi e che vengono poste limitazioni nell’accesso agli ospedali, nell’assistenza d’emergenza e nelle terapie intensive.
La scarsità di risorse inoltre comporta un aumento vertiginoso dei prezzi dei beni di prima necessità, in particolare quelli alimentari.
Inoltre, le attività di pompaggio, stoccaggio e distribuzione dell’acqua sono state fortemente limitate. Di conseguenza, anche i servizi igienici sono fortemente compromessi dalla crisi energetica.
Anche istruzione e sostentamento quotidiano spesso non sono garantiti. Le scuole e le università difficilmente riescono a garantire continuità didattica, ed è spesso impossibile spostarsi, a causa dei costi di trasporto elevati e alla scarsità di carburante.
Questa situazione ha spinto undici organizzazioni della società civile internazionale, presenti a Cuba da molto tempo a sostegno dello sviluppo locale, a lanciare un appello d’urgenza ai governi della comunità internazionale.
Il coordinatore di ARCS, una delle organizzazioni della società civile, afferma che “la scarsità di risorse compromette salute, cibo, acqua e istruzione, colpendo in modo più duro chi è già vulnerabile. Le restrizioni imposte dal blocco statunitense aggravano ulteriormente la crisi. È urgente che la comunità internazionale intervenga per ripristinare il rispetto del diritto internazionale, garantire servizi essenziali e proteggere la dignità di tutta la popolazione”.
Dunque, le difficoltà di un Paese che fatica a garantire ai propri cittadini molti consumi essenziali si sono amplificate in maniera preoccupante nelle ultime settimane, precipitando Cuba in una crisi umanitaria dove anche igiene, sicurezza alimentare e istruzione sono raramente accessibili.
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