Difesa comune europea: i primi fondi del SAFE sono stati sbloccati per cinque Paesi. Ma chi manca all'appello?

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  Leonardo Antonelli
  02 agosto 2026
  4 minuti, 42 secondi

La Grecia ha ricevuto la prima tranche da 118,2 milioni di euro dei 787 milioni previsti dal programma SAFE (Security Action for Europe).

In realtà il Paese ellenico è il quinto a ricevere i primi stanziamenti del mega prestito da 150 miliardi di euro: quest'anno sono già stati erogati 6,5 miliardi di euro alla Polonia, 177 milioni a Cipro, 956 milioni alla Lituania e 255 milioni alla Croazia.

La rilevanza della notizia è che, dopo quindici anni di immani sacrifici, fatti di manovre economiche "lacrime e sangue", disoccupazione alle stelle e PIL a picco per ottenere gli aiuti della Troika a causa della crisi del debito esplosa nel 2010, la Grecia non soltanto torna a respirare, ma riceve prestiti dalla Commissione europea senza clausole vessatorie e alle stesse condizioni degli altri Paesi aderenti al SAFE.

Cos'è il programma SAFE? 

Si tratta della struttura portante del piano ReArm Europe, finanziato con debito comune europeo per l'acquisto di armamenti come munizioni e missili, sistemi di difesa, sistemi di attacco, droni ecc. 

È stato concepito a seguito dell'invasione russa del territorio ucraino e prevede che gli Stati si impegnino a spendere i soldi erogati in difesa entro il 2030.

La sovvenzione è in totale di 150 miliardi, che vengono divisi e ripartiti tra i Paesi aderenti sotto forma di prestiti agevolati, con tassi intorno all'1% e scadenze dilazionate fino a 45 anni.

Il termine ultimo per manifestare l'interesse da parte dei Paesi membri era il 29 luglio 2025: dopo questa data, la Commissione ha proceduto alla stima e alla suddivisione dei finanziamenti in base agli Stati aderenti, 19 in totale.

Entro il 30 novembre scorso gli stessi hanno presentato i rispettivi piani nazionali di investimento per la difesa, imprescindibili per ottenere i fondi.

Nel mese di gennaio, invece, la Commissione ha adottato la proposta per l’assistenza finanziaria a 16 Paesi, Italia inclusa.

Quando verranno erogati gli altri fondi e a chi?

L'ultimo step che rimane da fare per ottenere il prestito è la firma degli accordi, un po' come la firma finale per ottenere il mutuo di una casa. Ed è quest'anno che si vedrà davvero chi sarà disposto a firmare per ottenere i soldi necessari a comprare gli armamenti. 

Al momento i firmatari sono soltanto cinque: Polonia, Cipro, Croazia, Lituania e appunto la Grecia. Nella lista non figurano ancora l'Italia e gli altri 13 aderenti.

Fonte dati immagine: SAFE Tentative allocation per Member State, realizzata da Leonardo Antonelli, Eunews, https://www.eunews.it/2026/07/23/difesa-primo-pagamento-di-safe-alla-grecia-da-1182-milioni-e-il-quinto-in-ue/ 

Come si evince dal grafico, hanno firmato subito soltanto i Paesi più vicini ai fronti di guerra, come la Polonia. E sono stati proprio loro a ricevere la maggiore fetta dei finanziamenti.

La Commissione sta esortando tutti a firmare il prima possibile, sia per accelerare sul riarmo e rispettare la scadenza del 2030, sia per non far perdere i fondi ai Paesi che hanno manifestato interesse: se non utilizzati, verranno dirottati ad altri Stati.

Dibattito sul riarmo comune europeo

La Commissione europea è partita dal presupposto che bisognasse riarmarsi e difendersi da possibili aggressioni esterne, come nel caso dell'Ucraina, ma in maniera il più possibile comunitaria e coordinata.

C'è però anche una questione di opportunità: negli anni di sostegno alla causa ucraina, i Paesi europei hanno progressivamente svuotato i propri arsenali di guerra. Questo ha creato uno stato di preoccupazione per le scorte di armi, data la situazione di crisi globale, rendendo necessario un intervento comunitario per riarmarsi senza gravare sui bilanci pubblici dei singoli Stati.

La Germania non compare tra i Paesi aderenti proprio perché è stata la prima a chiedere alla Commissione uno scostamento di bilancio da 1.000 miliardi di euro per gli armamenti, anticipando il varo del ReArm Europe. La Commissione ha cercato di starle dietro, bilanciando il riarmo tedesco con lo stanziamento di fondi comunitari per tutti gli altri.

Se però 13 governi, pur avendo inviato alla Commissione i piani nazionali di difesa, non hanno ancora ratificato il prestito, è perché il tema della difesa ha generato un dibattito acceso nelle opinioni pubbliche europee.

Da un lato si guarda con positività a un ulteriore slancio unificatore tra i diversi Paesi attraverso il debito comune: il tema della difesa, poi, è sempre stato marginale nelle stanze del potere europeo. L'ombrello della NATO e degli Stati Uniti ha finito per generare un disinteresse miope della politica europea verso l'unificazione in questo senso (sono 60 anni che si parla di esercito europeo).

Ma dall'altro lato, la generazione dominante in Europa non ha mai conosciuto la guerra in casa, grazie agli 80 anni di pace, e questo ha sviluppato una sensibilità altissima sul tema.

Latente è anche la paura che il riarmo possa essere una fase preparatoria per una futura terza guerra mondiale.

È proprio a questa generazione, scossa dalle guerre così vicine ai confini europei, che i governi devono spiegare l'importanza di riarmarsi e perché lo stanno facendo. E devono far capire anche che questa operazione non è indolore, soprattutto per i Paesi più indebitati, come l'Italia.

Sebbene si tratti di prestiti agevolati, la quota del SAFE erogata andrà comunque rimborsata: ciò potrebbe comportare una rimodulazione della spesa pubblica, anche a costo di tagli al welfare.

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#SAFE #Armi #Grecia #guerra