La Grecia ha ricevuto la prima tranche da 118.2 milioni di euro, sui 787 milioni previsti, del programma SAFE (Security Action For Europe).
In realtà il Paese ellenico è il 5° a ricevere i primi stanziamenti del mega prestito da 150 miliardi di euro: quest'anno sono stati già erogati 6,5 miliardi di euro alla Polonia, 117 milioni a Cipro, 955 milioni alla Lituania e 255 milioni alla Croazia.
La rilevanza della notizia è che dopo 15 anni di immani sacrifici, fatti di manovre economiche "lacrime e sangue", disoccupazione alle stelle e PIL a picco, per ottenere gli aiuti dalla Troika a causa della crisi del debito scatenatasi nel 2010, la Grecia non soltanto torna a respirare, ma riceve prestiti dalla Commissione Europea, senza clausule vessatorie e alle stesse condizioni degli altri Paesi aderenti al SAFE.
Cos'è il programma SAFE?
Si tratta della struttura portante del piano Rearm Europe, finanziato da debito comune europeo per l'acquisto di armamenti come munizioni e missili, sistemi di difesa, sistemi di attacco, droni ecc.
È stato concepito a seguito dell'invasione russa del territorio ucraino e prevede che gli Stati si impegnino a spendere i soldi erogati, in difesa, entro il 2030.
La sovvenzione è in totale di 150 miliardi, la quale viene divisa e ripartita tra i Paesi aderenti, sotto forma di prestiti agevolati, con tassi intorno all' 1 % e con scadenze dilazionate fino a 45 anni.
Il termine ultimo per manifestare l'interesse da parte dei Paesi membri era il 29 luglio 2025: dopo questa data, la Commissione ha proceduto alla stima e alla suddivisione dei finanziamenti in base agli aderenti, che sono stati 19.
Entro il 30 novembre scorso gli stessi hanno presentato i rispettivi Piani nazionali di investimento per la difesa, imprescindibili per ottenere i fondi.
Nel mese di gennaio si è registrata, invece, l’adozione della proposta della Commissione per l’assistenza finanziaria a 16 Paesi, Italia inclusa.
Quando verranno erogati gli altri fondi e a chi?
L'ultimo step che rimane da fare per ottenere il prestito è la firma degli accordi, un po' come la firma firma finale per ottenere il mutuo della casa.
Ed è in questo anno che si vedrà davvero chi sarà disposto a firmare per ottenere i soldi per comprare gli armamenti.
Al momento i firmatari sono stati soltanto 5: Polonia, Cipro, Croazia, Lituania e appunto la Grecia. Nella lista non figura ancora l'Italia e, insieme a lei, agli altri 13 aderenti.
Come si evince dal grafico hanno firmato subito soltanto i Paesi più vicini ai fronti di guerra, come la Polonia. E sempre loro hanno ricevuto la maggiore fetta dei finanziamenti.
La Commissione sta esortando tutti a firmare il prima possibile, sia per accelerare sul riarmo e rispettare la scadenza del 2030, sia per non far perdere i fondi ai Paesi che hanno manifestato interesse: essi, se non utilizzati, verranno dirottati ad altri Paesi.
Dibattito sul riarmo comune europeo
La Commissione Europea è partita dal presupposto che bisognasse riarmarsi e difendersi da possibili aggressioni esterne, come il caso Ucraina, ma in maniera il più possibile comunitaria e coordinata.
C'è però un'altra questione di opportunità: i Paesi europei hanno visto, negli anni di sostegno alla causa ucraina, svuotare i propri arsenali di guerra. Questo ha creato uno stato di preoccupazione per le scorte di armi, data la situazione di crisi globale, e si è reso quindi necessario un intervento comunitario per riarmarsi senza gravare sui bilanci pubblici dei singoli Stati.
La Germania non compare tra i Paesi aderenti proprio perché è stata la prima, anticipando il varo del Rearm Europe, a chiedere lo scostamento di bilancio alla Commissione per 1000 miliardi di euro in armamenti. La Commissione ha cercato di starle dietro, bilanciando il riarmo tedesco con lo stanziamento di fondi comunitari per tutti gli altri.
Se però 13 governi, pur avendo inviato alla Commissione i Piani nazionali di difesa, non hanno ancora ratificato il prestito, è perché il tema della difesa ha generato un dibattito acceso nelle opinioni pubbliche europee.
Da un lato si guarda con positività ad un ulteriore slancio in senso unificatore tra i diversi Paesi attraverso debito comune: il tema della difesa poi è sempre stato marginale nelle stanze del potere europeo.
L'ombrello NATO/U.S.A ha finito per generale un disinteresse miope della politica europea ad unificarsi in questo senso (sono 60 anni che si parla di esercito europeo, mai esistito).
Ma dall'altro la generazione dominante in Europa non ha mai conosciuto la guerra in casa, grazie agli 80 anni di pace, e questo ha sviluppato una sensibilità altissima sul tema.
Latente è anche la paura che il riarmo possa essere uno stato preparatorio per una futura terza guerra mondiale.
È proprio a questa generazione, scossa dalle guerre così vicine ai confini europei, che i governi devono spiegare l'importanza di riarmarsi e perché lo stanno facendo. E devono spiegare pure che questa operazione non è indolore, soprattutto per i Paesi più indebitati come l'Italia.
Seppur si tratta di prestiti agevolati, la quota del SAFE erogata va comunque restitutita: ciò potrebbe comportare una rimodulazione della spesa pubblica, anche a costo di tagli al welfare e alla spesa pubblica in generale.
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L'Autore
Leonardo Antonelli
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#SAFE #Armi #Grecia #guerra