Diritti umani in Siria: la situazione dopo la caduta di Assad

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  Flora Stanziola
  22 dicembre 2024
  6 minuti, 2 secondi

L'8 dicembre 2024 segna una data storica per la Siria, con la caduta del regime di Bashar al-Assad, uno dei più sanguinosi del ventunesimo secolo. Questo evento è il risultato di un’offensiva condotta da una coalizione di forze ribelli, che ha rapidamente conquistato ampie porzioni del paese. La scomparsa del dittatore riapre un capitolo di speranza, ma porta con sé anche incertezze per i siriani, che hanno sopportato anni di conflitti, violazioni dei diritti umani e una crisi umanitaria devastante.

Dopo quasi 14 anni di guerra e crisi economica, la situazione dei diritti umani in Siria è drammatica. Le violazioni sistematiche, che includono torture, esecuzioni extragiudiziali e attacchi indiscriminati contro i civili, sono all’ordine del giorno. La crisi umanitaria ha raggiunto livelli critici, con milioni di sfollati e rifugiati, mentre i bisogni urgenti della popolazione continuano ad accumularsi.

Sotto il regime di Assad, le carceri siriane erano piene di prigionieri politici, molti dei quali hanno subito torture inumane e condizioni di detenzione disumane. Le violazioni perpetrate da parte del governo all’interno delle carceri sono state documentate negli anni da attivisti, ong, giuristi e giornalisti, nonché inserite nelle indagini del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, oltre a quelle perpetrate dai ribelli. Nel 2021, un rapporto ha denunciato il comportamento criminale del gruppo estremista Hayat Tahrir al-Sham (HTS), evidenziando le restrizioni imposte alla libertà di stampa e le detenzioni arbitrarie di donne, giornalisti e attivisti.

Con la presa del potere da parte dei ribelli, l’HTS insieme a un gruppo di milizie siriane sostenute dalla Turchia chiamato Esercito nazionale siriano hanno liberato le carceri e la popolazione è immediatamente corsa alla ricerca dei propri cari, scomparsi o detenuti arbitrariamente nelle prigioni delle città siriane liberate.

Dal momento della liberazione, i riflettori sono stati immediatamente rivolti verso il carcere di Saydnaya, vicino Damasco. Definito il “mattatoio umano” è stato un luogo di violenza e disumanizzazione dove i detenuti venivano torturati dai carcerieri, i quali a viso coperto infliggevano sofferenze terribili ai prigionieri. Secondo un rapporto di Amnesty International nel 2017 dall’inizio delle Primavere arabe al suo interno sarebbero avvenute più di 13000 impiccagioni.

La tortura assumeva forme varie, violenze fisiche e psicologiche, gli interrogatori, spesso privi di senso, si trasformavano in occasioni per sfogare il sadismo degli ufficiali, mentre la violenza sessuale era sistematica, specialmente contro le donne. Le visite dei familiari erano sporadiche e comportavano rischi di ulteriori maltrattamenti per i prigionieri. Alla base di tutto ciò vi era una cultura di repressione in cui la fede religiosa era proibita e sostituita da slogan di lealtà verso il regime. Queste atrocità riflettono il tentativo del regime di spezzare la volontà di resistenza dei detenuti, attraverso meccanismi di umiliazione e disumanizzazione.

La liberazione, avvenuta in modo rivoluzionario, ha lasciato poco spazio alla comunicazione tra familiari e ex detenuti, che si sono ritrovati in strada dopo anni, decenni di silenzio, mentre i social sono invasi da annunci di persone che cercano informazioni sui propri cari scomparsi. Secondo il dipartimento di detenzione e sparizione forzata presso la Rete siriana per i diritti umani (SNHR), un'organizzazione indipendente che monitora e documenta le violazioni dei diritti umani in Siria l’apertura delle carceri poteva essere prevista con l’avvicinamento dei ribelli alle città di prigioni e sarebbe dovuta essere accompagnata da organizzazioni umanitarie per fornire cure urgenti non appena le persone sono state rilasciate. L’Organizzazione, che dall’8 dicembre si sta occupando di raccogliere informazioni e modi per contattare i parenti, ha affermato che la disinformazione si è diffusa e le prove cruciali sono state manomesse ma è fondamentale cercare di mantenere intatte le strutture e i documenti rimasti illesi per poter dimostrare l’entità delle violazioni che avvenivano dietro quelle sbarre.

L’apertura delle carceri ha inevitabilmente condotto alla scoperta di oltre 150 siti di fosse comuni, contenenti i cadaveri di ex detenuti, persone scomparse, testimoniando la portata delle violazioni sistematiche dei diritti umani perpetrate dal governo. Nel deserto che si estende verso nord da Damasco, sono state ritrovate fosse comuni delle dimensioni di un campo da calcio e secondo quanto riportato dall’elenco ufficiale degli scomparsi monitorato dal Comitato internazionale della Croce Rossa sarebbero almeno 35mila: un quarto della cifra stimata dalle principali organizzazioni per i diritti umani siriane: tra 136mila e 150mila.

La caduta del regime in Siria potrebbe segnare l'inizio di una nuova fase di sfide e opportunità per la popolazione siriana, tuttavia, questo processo potrebbe anche essere accompagnato da instabilità, conflitti interni portando ad un contesto di incertezza politica e sociale. Sebbene infatti il nuovo esecutivo di transizione al potere HTS, un tempo affiliato ad Al-Qaeda, stia cercando di consolidare il proprio potere e di unificare il paese in maniera moderata stabilendo contatti con i gruppi armati del sud, il paese rimane sotto pressione, con bombardamenti israeliani sulle capacità militari siriane nel sud e attacchi sostenuti dalla Turchia contro i curdi nel nord-est. Il ministro della Difesa turco Yasar Güler ha preannunciato un’offensiva per eliminare le forze curde-siriane dal nordest della Siria e si è proposto come garante del processo di transizione a un nuovo governo islamista.

Il gruppo al potere HTS è un'organizzazione autoritaria con un'ideologia fondamentalista islamica e nonostante abbia affermato il suo impegno nel rispettare le minoranze religiose questo non è direttamente sinonimo di una promessa di democrazia. Il passato dell’HTS non è infatti esente da gravi violazioni di diritti umani, tra arresti e sparizioni di oppositori politici il gruppo è stato più volte condannato durante le proteste in Siria e questo stesso giovedì il popolo siriano è sceso in piazza per chiedere democrazia e diritti delle donne, dopo che il gruppo ha fatto chiudere le Ong o le organizzazioni che promuovono l'uguaglianza di genere. Il successo del processo di transizione dipenderà dalla capacità della società siriana di tutelare i propri diritti e di unirsi come un blocco democratico, attraverso la creazione di sindacati e altre forme di organizzazione e la comunità internazionale avrà un ruolo cruciale nel sostenere la Siria nel suo percorso verso la stabilità, fornendo assistenza umanitaria e supportando iniziative di ricostruzione e sviluppo.

La Siria dovrà affrontare questioni fondamentali come la ricostruzione delle infrastrutture devastate dalla guerra, il ritorno dei rifugiati e la riconciliazione sociale tra le diverse comunità. I siriani, ovunque vivano nel mondo, oggi cercano informazioni sui loro cari scomparsi, il risvolto emotivo è immenso e la vera sfida per la popolazione siriana sarà, quindi, quella di costruire un futuro che non solo ripristini la pace, ma promuova anche giustizia e inclusione sociale.

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L'Autore

Flora Stanziola

Originaria dell'Isola d'Ischia, appassionata di lingue, culture straniere e dinamiche interculturali, Flora fa parte di Mondo Internazionale da giugno 2022. Dopo aver conseguito il titolo di Dott.ssa in Discipline per la Mediazione Linguistica e Culturale, ha deciso di approfondire il suo interesse per la cooperazione internazionale, iscrivendosi al corso di laurea magistrale in Politiche per la Cooperazione Internazionale allo Sviluppo. Come autrice per Mondo Internazionale Post scrive articoli focalizzati su temi di diplomazia internazionale con un particolare interesse per le dinamiche politiche e sociali.

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Diritti Umani

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Syria