María Corina Machado, ingegnera e madre di tre figli, da anni è diventata il simbolo della resistenza democratica in Venezuela. Da poco eletta Premio Nobel per le Pace per l’anno 2025, Machado rappresenta la principale leader di opposizione al regime di Nicolás Maduro, incarnando la determinazione di chi ha scelto di opporsi alla dittatura con coraggio, prendendosi il merito di esser stata l’unica persona capace di creare un’opposizione unita al governo.
Nata nel 1967 a Caracas, Machado è figlia di genitori provenienti dall’alta borghesia venezuelana, e la maggiore di quattro sorelle. Dopo aver frequentato una scuola femminile cattolica d’élite nella capitale e il collegio Dana Hall a Wellesley, in Massachusetts, USA, ha dedicato i suoi studi universitari all’ingegneria industriale, per poi specializzarsi in finanza. Una formazione, questa, che si riflette nel suo stile politico diretto.
Fin dagli anni giovanili si è impegnata nell’ambito sociale: nel 1992 fondò la Fondazione Atenea, dedicata ai bambini di strada di Caracas e, dieci anni dopo, nel 2002, co-fondò Súmate, un’organizzazione civica nata per monitorare le elezioni e difendere il diritto al voto libero, oltre alla trasparenza elettorale e alla difesa dei diritti politici dei cittadini. Da quel momento, il suo nome divenne sinonimo di lotta per la democrazia. Lo stesso anno capitanò un referendum per destituire l’allora Presidente Chavez, azione che la portò a ricevere minacce di morte da parte dei sostenitori del presidente e che rese inevitabile la fuga dal Venezuela dei suoi figli e dei suoi familiari.
Per Machado “essere madre in un Paese senza libertà significa insegnare ai propri figli a non avere paura”. La maternità è diventata, nel corso degli anni, un aspetto fondamentale della sua vita che, unita ai pregiudizi di una società patriarcale, trasformò l’essere sottostimata in una forza prorompente, spingendola a combattere con ancora più determinazione in ciò che credeva.
Nel 2010 venne eletta deputata all’Assemblea Nazionale con voti da record – i più alti nella storia dell’Assemblea -, e vi rimase fino al 2014, quando venne espulsa e privata del suo mandato. L’accusa, in questo caso, fu di tradimento per aver denunciato in sede internazionali le violazioni dei diritti umani da parte del governo. Negli anni come deputata fondò Vente Venezuela, un movimento di orientamento liberale e di centrodestra, nato con l’obiettivo di promuovere l’economia di mercato, la difesa dei diritti civili e la libertà individuale. L’allontanamento dall’Assemblea non le impedì, però, di continuare la sua scalata e nel 2017 contribuì alla fondazione dell’Alleanza Soy Venezuela.
Nel 2023 vinse con tre milioni di voti (il 90% dei voti) le primarie dell’opposizione, candidandosi di fatto come la principale sfidante di Maduro alle presidenziali. La Corte Suprema venezuelana, controllata dallo stesso Maduro, accusò la donna di corruzione vietandole di concorrere alle elezioni e di ricoprire incarichi pubblici. Machado decise così di sostenere Edmundo Gonzáles Urrutía. L’opposizione raccolse voti sufficienti alla vittoria delle elezioni, ma, nonostante ciò, il regime dichiarò la vittoria di Maduro, stringendo la presa sul potere. La mattina in cui venne annunciato il risultato delle elezioni, Machado non ebbe altra scelta che scomparire dalla scena pubblica, continuando però a guidare il movimento di opposizione dalla clandestinità. Per diversi mesi dopo quel giorno organizzò manifestazioni in tutto il Paese alle quali partecipò correndo il rischio di essere arrestata o perfino uccisa.
Furono momenti questi in cui divenne chiaro il forte legame che era riuscita, negli anni, a stringere con il popolo. “Abbi cura di te” e “mia regina” sono solo alcuni degli appellativi che i venezuelani hanno riservato alla donna. Per loro era diventata una figlia, una madre, una nonna, era riuscita ad entrare nelle case e nei cuori dei venezuelani.
Nella sua lotta per un Venezuela libero, la più grande motivazione di María Machado rimane quella di poter vedere i propri figli tornare nel loro Paese natale: “È ciò che mi fa alzare dal letto ogni giorno della mia vita”. Già riconosciuta dalla BBC nel 2018 tra le cento donne più influenti al mondo, Machado rappresenta oggi la speranza per l’intero popolo venezuelano.
Da pochi giorni, la sua determinazione è stata riconosciuta anche dalla Fondazione Nobel che le ha conferito il Premio Nobel per la Pace “per il suo instancabile lavoro nella promozione dei diritti democratici del popolo venezuelano e per la lotta per raggiungere una transizione giusta e pacifica dalla dittatura alla democrazia". Con il suo slogan “libertà fino alla fine”, María Corina Machado incarna la resistenza di una nazione che crede ancora nella libertà.
Mondo Internazionale APS - Riproduzione Riservata ® 2025
Condividi il post
L'Autore
Chiara Giovannoni
Chiara Giovannoni, classe 2000, è laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università di Bologna. Attualmente frequenta il corso di laurea magistrale in Strategie Culturali per la Cooperazione e lo sviluppo presso l’Università Roma3.
Interessata alle relazioni internazionali, in particolare alla dimensione dei diritti umani e alla cooperazione.
E’ volontaria presso un’organizzazione no profit che si occupa dei diritti dei minori in varie aree del mondo.
In Mondo Internazionale ricopre la carica di autrice per l’area tematica Diritti Umani.
Categorie
Tag