Emirati Arabi Uniti e Intelligenza Artificiale

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  Sarah Azzurra Spada
  09 aprile 2026
  5 minuti, 1 secondo

Negli Emirati Arabi Uniti, l’intelligenza artificiale è presto divenuta uno dei temi più discussi nel dibattito pubblico. Il Paese vuole affermarsi come epicentro di innovazione tecnologica, nonché come precursore della governance globale dell’IA. Attorno a questo tema, tuttavia, circola anche molto rumore. Narrazioni iperboliche e notizie fondamentalmente imprecise sono all’ordine del giorno. Proprio per questo, quando si parla di IA ed Emirati, conviene distinguere con attenzione tra propaganda e trasformazioni che stanno realmente avendo luogo.

Per capire il posizionamento emiratino, è bene delineare la cornice normativa fondamentale. Il primo riferimento è la UAE Strategy for Artificial Intelligence, pubblicata nel 2017. Qui l’IA viene presentata come un motore di crescita economica e come uno strumento capace di migliorare la performance dello Stato, rendere più efficienti i servizi pubblici e creare nuovi mercati ad alto valore aggiunto. È una visione di trasformazione nazionale, che collega l’intelligenza artificiale agli obiettivi di lungo periodo degli Emirati, in particolare a quelli del UAE Centennial 2071, il grande progetto con cui il Paese immagina il proprio futuro politico ed economico.

A questo primo documento se ne aggiunge un secondo, più politico e, per così dire, internazionale. Nel settembre 2024 gli Emirati pubblicano UAE’s International Stance on Artificial Intelligence Policy, che riprende gli obiettivi della fase precedente ma introduce una sfumatura ulteriore. Qui, infatti, il Paese dichiara di voler contare nella definizione delle regole globali che dovrebbero accompagnarne lo sviluppo. Nel testo si lega l’intelligenza artificiale non più soltanto al tema dello sviluppo e della diversificazione economica, ma anche al miglioramento della qualità della vita e alla cooperazione internazionale. Gli Emirati vogliono essere visti come un attore capace di incidere sul dibattito globale circa la governance dell’IA.

Ma nella pratica, che cosa sta succedendo davvero? In che modo l’intelligenza artificiale sta modificando lo scenario politico e sociale emiratino?

Un primo passo importante risale al 2017, quando gli Emirati istituiscono un portafoglio ministeriale dedicato all’intelligenza artificiale, una mossa che allora attirò grande attenzione internazionale. Nel 2020 il ruolo viene ampliato e assume la denominazione di Minister of State for Artificial Intelligence, Digital Economy and Remote Work Applications. A guidarlo è Omar Sultan Al Olama, figura ormai centrale nell’ecosistema emiratino dell’innovazione. Il ministero, insieme all’Artificial Intelligence Office, svolge una funzione di coordinamento, indirizzo e allineamento tra iniziative pubbliche e istituzioni.

La fase più interessante, però, è quella più recente. Nell’aprile 2025 il Cabinet emiratino ha approvato il lancio del Regulatory Intelligence Ecosystem, definito come il primo ecosistema integrato di questo tipo all’interno del governo. L’IA non viene più presentata soltanto come strumento utile nei servizi o nell’economia, ma entra direttamente nel processo legislativo. L’obiettivo è collegare leggi federali e locali, sentenze giudiziarie, procedure esecutive e servizi pubblici all’interno di un unico sistema, capace di monitorare in tempo reale l’impatto delle norme sull’economia e sulla società, individuare incoerenze o vuoti normativi e suggerire aggiornamenti. Contestualmente, viene istituito anche un Regulatory Intelligence Office all’interno del Cabinet, con il compito di progettare e coordinare questo ecosistema. Emerge una precisa idea di Stato: uno Stato che vuole governare più velocemente, adattarsi più rapidamente e usare l’intelligenza artificiale per rendere il diritto meno statico e più reattivo. Tra le promesse più ambiziose c’è proprio quella di accelerare il processo legislativo fino al 70 per cento.

Nel gennaio 2026, durante il World Economic Forum di Davos, questa visione è stata ulteriormente approfondita con la pubblicazione del white paper The UAE: Shaping the Future of Regulatory Intelligence, from a static rulebook to a living, AI-powered regulatory ecosystem. Il documento è interessante perché prova a costruire una sorta di “grammatica” fondamentale del progetto. Compaiono concetti come il Regulatory Intelligence Glossary, pensato per creare un linguaggio comune tra legislatori, policymaker e sviluppatori; il Unified Regulatory Digital Twin, cioè una sorta di gemello digitale del sistema normativo, capace di monitorare cambiamenti in tempo reale, simulare impatti economici e sociali e proporre modifiche legislative; e soprattutto il framework Sovereign Governance-in-the-Loop, che insiste sul fatto che l’IA debba restare un assistente, non un sostituto del legislatore. Il white paper parla anche di future figure professionali ibride, a metà tra diritto e tecnologia. È ormai chiaro che la trasformazione il funzionamento stesso dello Stato e il profilo di chi lo farà funzionare.

Essendo diventata un elemento sempre più centrale nella politica e nella società emiratina, l’intelligenza artificiale non poteva che estendersi anche al campo dell’educazione e della ricerca. Negli ultimi anni gli Emirati hanno investito molto nella costruzione di un mondo accademico capace di formare una futura classe dirigente in grado di affrontare le sfide di questa trasformazione. La Mohamed bin Zayed University of Artificial Intelligence (MBZUAI) rappresenta un caso emblematico. L’ateneo si presenta come un’università interamente focalizzata sull’IA, con programmi orientati alla ricerca e alla formazione di profili capaci di applicare conoscenze avanzate a problemi concreti. Il Paese tenta così di rafforzare il proprio peso nell’ambito della ricerca, attrarre talenti internazionali e consolidare la propria immagine di centro globale per la produzione di competenze e standard nel settore.

In conclusione, per gli Emirati Arabi Uniti l’intelligenza artificiale è molto più di una tecnologia avanzata. È un motore di sviluppo economico, uno strumento di modernizzazione, un motivo di prestigio a livello internazionale e, sempre più chiaramente, una pagina bianca su cui provare a definire i nuovi modelli di governance. Proprio per questo il tema va trattato con cautela. Eppure, al di là delle esagerazioni che spesso circolano, una cosa appare evidente: negli Emirati l’intelligenza artificiale sta già incidendo profondamente sul governo, sul processo legislativo, sugli investimenti, sulla formazione e sul modo in cui il Paese sogna il proprio futuro.

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Sarah Azzurra Spada

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