Negli ultimi anni la figura del migrante musulmano in Europa è stata spesso al centro di aspre critiche e sentimenti di timore. Alla domanda: "L'Islam è pericolosa per l'Europa?", molti europei risponderebbero d’istinto, guidati dai titoli sensazionalistici o da notizie di cronaca isolate. Ma la realtà è ben più complessa, e soprattutto: parla una lingua diversa da quella della paura.
Nel 1992 Bassam Tibi, politologo e professore siriano naturalizzato tedesco, introdusse un nuovo concetto di fede: l'Euro-Islam. Questa teoria, sin dai suoi albori dimostrò che essere musulmani ed europei non solo è possibile, ma è la realtà di molti migranti presenti sul suolo del continente. Questa visione della dottrina integra i precetti della fede islamica con i valori fondanti dell'Europa, nel rispetto delle leggi, dei diritti e della democrazia.
I principi chiave dell'Euro-Islam sposano le caratteristiche principali delle moderne repubbliche europee: separazione del potere temporale e spirituale, riconoscimento dei diritti umani, uguaglianza di genere e cittadinanza attiva.
I sondaggi dell'European Union Agency for Fundamental Rights (FRA) riportano la presenza di circa 26 milioni di musulmani in Europa, pari al 6% della popolazione complessiva del continente.
L'alta presenza di fedeli musulmani spesso viene narrata dai mass media negativamente, facendo emergere nelle cronache solo gli aspetti violenti e di terrore di piccoli gruppi estremisti, generalizzando l'operato di pochi in una categoria più ampia. L’equazione “Islam = estremismo” è statisticamente infondata, ma culturalmente diffusa. Questa tesi è supportata da alcuni studi, tra cui le ricerche condotte dall'Europol, le quali sottolineano che nel 2023 su circa 120 attacchi terroristici, il 70% fu organizzato da movimenti di estrema desta, separatisti o anarchici. Solamente 14 attentati erano di matrice islamista.
Sebbene la percezione negativa dei precetti musulmani, considerati spesso anti europei, è molto in voga nella società, ci sono esempi concreti che sottolineano come una convivenza pacifica e senza pregiudizi sia possibile.
Il 18 gennaio 2021, in Francia, venne adottata la Charte des principes pour l’Islam de France”, redatta dal Conseil français du culte musulman, la quale afferma la compatibilità dell’islam con la Repubblica francese e ribadisce la supremazia delle leggi della Repubblica sulle norme religiose individuali. Non solo, in Germania e in Italia, le moschee e i centri culturali hanno l'obiettivo di designare come imam individui che conoscano la lingua, la cultura e usanze, nonché la Costituzione dei paesi e che siano in grado di guidare comunità islamiche nel rispetto dei valori democratici. In Germania, questo viene attuato mediante la creazione di corsi di teologia islamica in università pubbliche che permettano alle future guide spirituali di formarsi in centri di istruzione locali, e che dunque siano vicini ai valori culturali tedeschi.
Lontano dai titoli allarmistici e dalle generalizzazioni, l’esperienza dell’Euro-Islam mostra come la fede musulmana possa convivere in modo armonioso con i valori democratici, laici e pluralisti dell’Europa. In un continente che cambia, l’Islam europeo non rappresenta un pericolo, ma una possibilità: quella di costruire un nuovo patto sociale fondato sulla cittadinanza, il rispetto reciproco e la condivisione di principi universali. In questa prospettiva, l’Euro-Islam non è solo una realtà già in atto, ma un’opportunità culturale e politica per il futuro dell’Europa stessa.
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