AFRICA SUB SAHARIANA
Tanzania, centinaia uccisi dopo le presidenziali. Dopo aver ricevuto nuovi resoconti dal campo, l’Ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha fatto sapere l’11 novembre di ritenere che siano centinaia le persone rimaste uccise in Tanzania durante le proteste scoppiate il 29 ottobre, il giorno delle elezioni presidenziali. In precedenza aveva dato un bilancio di soli dieci morti, anche se il principale partito d’opposizione, Chadema, e alcuni attivisti per i diritti umani avevano denunciato l’uccisione di più di mille persone nella violenta repressione scatenata dalle forze di sicurezza. Per vari giorni è stato infatti impossibile verificare in modo indipendente le notizie sui morti a causa del blocco di internet imposto dalle autorità. Il 10 novembre la polizia ha liberato diversi leader dell’opposizione arrestati prima e durante le manifestazioni contro la presidente Samia Suluhu Hassan, ma almeno altre 145 persone sono state denunciate per tradimento.
Sudafrica-Stati Uniti Al prossimo vertice del G20, previsto a Johannesburg, in Sudafrica, il 22 e 23 novembre, non saranno presenti gli inviati di Stati Uniti e Argentina, che boicotteranno l’evento in protesta contro il governo di Pretoria. Il presidente Donald Trump ha recentemente ripetuto pubblicamente le accuse secondo cui in Sudafrica la minoranza bianca afrikaner sarebbe vittima di violenze, stragi, confische di terre e fattorie. Il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa ha respinto fermamente le accuse
Aurelia Puliafito
Stati Uniti d’America, accordi sull’energia tra Trump e Orbán. Questo ottobre l’amministrazione Trump ha imposto sanzioni economiche alle compagnie petrolifere russe Lukoil e Rosneft, minacciando ripercussioni anche contro gli Stati che acquistano petrolio da queste ultime. Per questo motivo, in una crescente pressione verso i paesi europei, il Primo Ministro ungherese Viktor Orbán, alleato storico di Trump, ha chiesto e ottenuto un’esenzione annuale da dette sanzioni. Venerdì 7 novembre Orbán è atterrato a Washington e dopo aver esposto le conseguenze che avrebbero le sanzioni per gli ungheresi, ha convinto Trump a supportare la sua richiesta, promettendo in cambio di acquistare ingenti quantità di gas liquefatto dall’America.
(Lorenzo Graziani)
Stati Uniti d’America, ad un passo dal rilascio dei file di Epstein. Secondo alcune fonti interne al Congresso, la maggioranza repubblicana della Camera dei Rappresentanti avrebbe in programma di votare martedì su una legge che imporrebbe il rilascio degli ormai famigerati “Epstein files”. Il presidente Trump ha ripetutamente tentato di stroncare l’iniziativa, ma lo Speaker Mike Johnson ha già dichiarato di voler procedere rapidamente al voto per chiudere la questione “una volta per tutte”. Dalle ultime email di Epstein rilasciate da una commissione speciale del Congresso, appare chiaro un legame diretto tra l’ex finanziere condannato per abusi sessuali e traffico internazionale di minori e il Presidente della Casa Bianca. Se i file dovessero essere rilasciati e al loro interno si trovasse il nome di Trump, il danno di immagine per l’attuale amministrazione potrebbe essere tale da portare anche all’impeachment del Presidente.
Stati Uniti d’America, tensioni con il Venezuela per il narcotraffico : l’Operazione Southern Spear è la nuova offensiva statunitense contro le reti di narcotraffico nei Caraibi, con navi e sistemi autonomi impiegati vicino alle coste venezuelane. Washington parla di sicurezza nazionale contro le reti dei "narco terroristi" , mentre Caracas denuncia un atto di aggressione mirato a indebolire Maduro. Si teme l'escalation nei Caraibi.
(Bianca Colli)
Lorenzo Graziani e Bianca Colli
AMERICA LATINA E CARAIBI
Argentina, forte esplosione nell’area industriale di Ezeiza. Una violenta esplosione ha colpito nella notte una zona industriale di Carlos Spegazzini, Ezeiza, provocando un vasto incendio che ha devastato parte dello stabilimento della Sinteplast, azienda specializzata in vernici e prodotti chimici. L’onda d’urto è stata avvertita a chilometri di distanza e ha causato la rottura di vetri e lievi danni a numerose abitazioni. Secondo le autorità non si registrano vittime, ma diverse persone sono state curate per contusioni e sintomi da inalazione di fumo. I vigili del fuoco hanno lavorato per ore per contenere le fiamme, alimentate dalla presenza di materiali altamente infiammabili. Le cause dell’esplosione non sono ancora state chiarite, ma si ipotizza un incidente in uno dei reparti di stoccaggio. La zona è stata isolata per consentire le operazioni di messa in sicurezza e, nel mentre, la procura ha aperto un’indagine per accertare eventuali responsabilità.
USA - Venezuela, non cessano gli attriti nel Mar dei Caraibi. La tensione tra Stati Uniti e Venezuela non mostra segnali di distensione, nel mentre Caracas denuncia un crescente rischio di conflitto nel Mar dei Caraibi. Jorge Rodríguez, presidente del parlamento, ha avvertito che un eventuale scontro armato avrebbe conseguenze “devastanti” per l’intera regione. Il governo di Maduro sostiene di aspettarsi un attacco “in qualsiasi momento” e ha mobilitato l’esercito per rispondere a quella che definisce una minaccia imminente. Intanto, la stampa statunitense riferisce che alla scrivania del presidente Trump sarebbero state presentate diverse opzioni per un intervento in Venezuela, incluse possibili operazioni terrestri. Washington afferma che la sua presenza navale ha l’obiettivo di contrastare il narcotraffico, accusando Maduro di dirigere una struttura narco-terrorista a danno della sicurezza nazionale americana.
Lucas Torres
ASIA ED ESTREMO ORIENTE
Cina, varata la sua terza portaerei. La Fujian è la terza portaerei cinese e la prima progettata e costruita interamente nel Paese, un simbolo evidente dell’espansione militare voluta da Xi Jinping, che punta a completare la modernizzazione delle forze armate entro il 2035. Con questo varo, Pechino compie un ulteriore passo nel tentativo di ridurre il divario con la Marina statunitense, un’evoluzione che alimenta timori crescenti riguardo a un possibile blocco o a un’eventuale invasione di Taiwan. Inoltre, sebbene l’isola disti appena poche decine di chilometri dalla costa cinese, la capacità di Pechino di dispiegare uno o più gruppi da battaglia oltre la Seconda Catena di Isole potrebbe rallentare la risposta militare americana, disperdendo il fronte e dando alla Cina più spazio per operare.
(Francesco Oppia)
India - Pakistan: Il doppio clima di violenza in Pakistan e India riporta in primo piano la minaccia jihadista nel subcontinente. L'attentato suicida nel cuore di Islamabad, compiuto davanti alla corte federale, segna una nuova escalation contro i simboli dello Stato pakistano e dimostra la capacità operativa delle reti estremiste. L'episodio fa parte di una ripresa coordinata dell'attività terroristica, confermata anche dall'attentato sventato nel Khyber Pakhtunkhwa contro un istituto militare. Sullo sfondo, Tehrik-e-Taliban Pakistan e le sue fazioni – tra cui la frammentata Jamaat-ul-Ahrar – si contendono la leadership della violenza interna, sfruttando l'instabilità e i presunti rifugi sicuri oltre confine. Islamabad accusa Kabul di tollerare i militanti, parlando apertamente di uno “stato di guerra”. Allo stesso tempo, l'esplosione a Nuova Delhi vicino al Forte Rosso ha riacceso i timori di terrorismo in India, dove le autorità indicano una rete transnazionale con sofisticate basi logistiche. Gruppi come Jaish-e-Mohammad e Ansar Ghazwatul Hind confermano l'esistenza di un ecosistema estremista interconnesso che trascende i confini e le rivalità.
(Ratì Mugnaini Provvedi)
Giappone, aumenta la tensione con la Cina a seguito delle affermazioni della premier Sanae Takaichi. Pechino ha convocato l’ambasciatore giapponese a causa delle dichiarazioni della premier Sanae Takaichi, che ha suggerito che un eventuale attacco cinese all’isola potrebbe rappresentare una “minaccia alla sopravvivenza” del Giappone. Il ministero degli Esteri cinese ha definito le affermazioni “provocatorie” e “estremamente pericolose”, richiamando il rispetto del principio di “una sola Cina”. Parallelamente, gli Stati Uniti hanno autorizzato una possibile vendita di armi a Taiwan per circa 330 milioni di dollari, rafforzando il sostegno americano all’isola.
(Valeria Picciolo)
Ratì Mugnaini Provvedi, Francesco Oppia e Valeria Picciolo
ECONOMIA E FINANZA INTERNAZIONALE
USA, mercato del lavoro in sofferenza. Le aziende americane hanno annunciato oltre 153.000 licenziamenti in ottobre, il livello più alto da più di vent’anni, a causa dell’impatto dell’intelligenza artificiale sui modelli produttivi e della crescente necessità di tagliare i costi in un contesto di domanda in rallentamento. Secondo gli analisti, il dato – quasi triplicato rispetto allo scorso anno – riflette sia la correzione degli eccessi di assunzioni post-pandemia sia un più ampio indebolimento del mercato del lavoro, con nuovi disoccupati che faticano a ricollocarsi rapidamente. I tagli superano ormai il milione da inizio anno, mentre i piani di assunzione toccano i minimi dal 2011 e il reclutamento stagionale è ai livelli più bassi mai registrati, segnalando un raffreddamento generalizzato. Le difficoltà emergono nonostante il presidente della Federal Reserve Jerome Powell continui a descrivere una moderata e graduale decelerazione dell’occupazione, creando un contrasto tra narrazione istituzionale e dati sul campo.
Tesla, paga trilionaria. Nonostante le resistenze dei grandi investitori istituzionali, gli azionisti di Tesla hanno approvato con oltre il 75% dei voti un pacchetto retributivo da $1000 miliardi per Elon Musk, il più grande mai assegnato a un dirigente d’azienda, aprendo la strada a un possibile aumento della sua quota azionaria fino ad almeno il 25%. La decisione arriva dopo settimane di intensa campagna da parte del board e di Musk, che aveva lasciato intendere che, senza un maggiore controllo, avrebbe ridotto il suo impegno nell’azienda, e rappresenta un passaggio cruciale in un momento in cui il gruppo deve rilanciare il business automobilistico, far decollare i robotaxi e accelerare lo sviluppo del progetto Optimus. Durante l’assemblea, un trionfante Musk ha promesso una crescita produttiva e un’accelerazione dei sistemi robotici senza precedenti.
Arabia, in funzione il giacimento di Jafurah. Saudi Aramco, il più grande produttore di petrolio al mondo, sta spostando con decisione il suo baricentro verso il gas naturale per sostenere la domanda energetica legata ai data center dell’IA, ai nuovi poli industriali e alle città in espansione. Nelle prossime settimane entrerà in produzione il giacimento di Jafurah, uno dei maggiori bacini di shale gas al mondo e che secondo l’AD Amin Nasser vanta potenzialità enormi, con 6 trilioni di metri cubi di gas e 75 miliardi di barili di petrolio, oltre a ingenti riserve di etano. Aramco prevede che nel 2030, a pieno regime, la produzione della sola Jafurah possa superare l’attuale output di petrolio e gas di ExxonMobil. La società ha inoltre alzato il target di crescita del gas dall’iniziale 60% all’80% entro fine decennio, aspettandosi tra i $12 e i 15 miliardi annui di flussi di cassa aggiuntivi.
Cina, peggio del previsto. A ottobre l’economia cinese ha rallentato più del previsto, con un crollo degli investimenti fissi dell’1,7% nei primi dieci mesi dell’anno — il peggior dato mai registrato — e un’industria che in ottobre è cresciuta solo del 4,9%, il ritmo più debole del 2024. Secondo Bloomberg Economics, gli investimenti sono scesi del 12% nel solo mese di ottobre, aggravando un trend negativo ormai in atto da cinque mesi, con una domanda interna fiacca e le esportazioni che si sono inaspettatamente contratte. Anche i consumi restano deboli, con vendite al dettaglio in aumento solo del 2,9% - il quinto mese di rallentamento - seppure il tasso di disoccupazione urbana sia in lieve miglioramento al 5,1%. Le autorità riconoscono le pressioni legate al contesto globale e alla ristrutturazione economica interna, e pur avendo varato oltre 1.000 miliardi di yuan di stimoli da fine settembre, per ora non sembrano intenzionate a introdurre nuove misure, anche perché parte del rallentamento di ottobre riflette effetti di calendario e distorsioni legate alle festività.
Leonardo Aldeghi
EUROPA OCCIDENTALE ED UNIONE EUROPEA
Italia — la Commissione Giustizia della Camera ha approvato all’unanimità una storica riforma del reato di violenza sessuale. L’emendamento — sostenuto da PD e FDI e appoggiato dalle leader Meloni e Schlein — introduce il principio del “consenso libero e attuale” nell’articolo 609-bis del Codice penale. Il nuovo testo stabilisce in modo inequivocabile che “senza consenso libero e attuale, si tratta di stupro”. Questo rappresenta un fondamentale cambio di paradigma giuridico, superando l’impostazione precedente basata sulla “costrizione fisica o morale”. Il consenso viene ora definito come “esplicito e attuale”, non “presunto”, e deve essere privo di coercizione, valido per l’intera durata dell’atto sessuale e revocabile in qualsiasi momento. La nuova normativa prevede la reclusione da sei a dodici anni per chiunque violi tale consenso. Il testo sta aspettando il voto della Camera dei Deputati prima di procedere verso il Senato.
Susanna Fazzi
EUROPA CENTRO-ORIENTALE E RUSSIA
Raid ucraino sul Mar Nero: danneggiato il porto di Novorossiysk. Un attacco con droni attribuito all’Ucraina ha colpito nella notte il porto di Novorossiysk, danneggiando una nave, abitazioni e un deposito di greggio. L’azione ha provocato lo stop delle esportazioni dal terminale di Sheskharis, uno dei più grandi terminali petroliferi russi dove il greggio viene stoccato e caricato sulle petroliere. Fonti industriali riferiscono che due banchine sono state colpite e tre membri dell’equipaggio di una nave sono rimasti feriti. Le autorità della regione di Krasnodar hanno mobilitato oltre 170 persone e più di 50 mezzi per spegnere gli incendi. L’attacco è considerato uno dei più gravi finora contro le infrastrutture energetiche russe, i mercati hanno reagito con un aumento dei prezzi del petrolio superiore al 2%. Il blocco di Sheskharis rappresenta un duro colpo alla logistica energetica di Mosca, l’episodio conferma l’ampliamento del conflitto verso obiettivi strategici e vitali per l’economia russa.
(Luca Baldazzi)
L’Ucraina è alle prese con un grave scandalo di corruzione: tangenti da 100 milioni di dollari per progetti di protezione degli impianti energetici sotto attacco russo. L’inchiesta, “Operazione Mida”, è incentrata su ex ministri e alti funzionari, tra cui l’ex ministro della Difesa Rustem Umerov. L’Ufficio Nazionale Anticorruzione (NABU) e la Procura Specializzata Anticorruzione (SAPO) accusano il gruppo di corruzione legata a Energoatom, la società statale per l’energia nucleare. Lo scandalo è scoppiato mentre gli ucraini sopportano carenze di energia e rigide condizioni invernali a causa dei bombardamenti russi che colpiscono le infrastrutture energetiche. L’Alto rappresentante Ue per la politica estera, Kaja Kallas, ha definito le rivelazioni “estremamente deplorevoli”. Lo scandalo rischia di rappresentare un punto di svolta nella presidenza di Zelensky, erodendo la fiducia tra cittadini e militari e danneggiando la credibilità dell’Ucraina presso gli alleati occidentali, su cui Kyiv continua a fare affidamento per il sostegno militare ed economico.
(Giuliana Cătălina Băruş)
Italia – Bosnia Erzegovina, aperta un’inchiesta sui “safari” di Sarajevo. La procura di Milano ha aperto un’inchiesta per indagare sui cosiddetti “cecchini del weekend”, ovvero privati cittadini che durante l’assedio di Sarajevo tra il 1992 e il 1995 venivano accompagnati sulle colline che circondano la città per sparare sui civili per divertimento, pagando anche 100 mila euro al giorno. Si tratta di un triste caso già noto a chi conosce la guerra in Bosnia, ma grazie ad una denuncia del giornalista Ezio Gavazzeni la notizia ha iniziato a rimbalzare su tutti i giornali, in quanto esisterebbero le prove che a sparare siano stati anche diversi italiani, perlopiù uomini facoltosi e influenti che poi tornavano a casa a continuare la loro vita. L’obiettivo è rintracciare almeno gli italiani che si sarebbero macchiati di crimini efferati e spregiudicati grazie alle ricostruzioni dei vari testimoni. L’accusa è di omicidio plurimo aggravato dai motivi abietti e dalla crudeltà.
(Silvia Pasetto)
Silvia Pasetto, Giuliana Cătălina Băruş e Luca Baldazzi
MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA (MENA)
Russia sfida gli USA con bozza alternativa per Gaza. La battaglia diplomatica per il futuro di Gaza si è accesa al Consiglio di Sicurezza ONU, dove la Russia ha presentato una propria bozza di risoluzione in aperta controtendenza rispetto al testo statunitense. Il documento russo prende posizione su diversi punti cruciali. Si oppone alla permanenza di Israele "oltre la Linea Gialla", limitando la futura operatività militare israeliana; omette il riferimento alla smilitarizzazione della Striscia; ignora l'ipotesi di un "Board of Peace" transitorio e affida direttamente al Segretario Generale ONU la valutazione per il dispiegamento di una Forza internazionale di stabilizzazione. L'iniziativa di Mosca ha innescato un severo monito da parte degli Stati Uniti, la cui missione diplomatica ha espresso il timore di una "paralisi decisionale" sul futuro di Gaza.
(Chiara Bertolotto)
Turchia, il doppio binario del divide et impera: il presidente turco prosegue la propria strategia di disarticolazione delle opposizioni per poter accentrare maggiormente il potere nelle proprie mani e attorno al proprio partito, l’AKP. Da una parte, infatti, continua il tentativo di annichilire il principale partito di opposizione, il CHP. Una delle figure di spicco del CHP e principale competitor di Erdoğan , l’ex sindaco di Istanbul İmamoğlu, dopo essere stato arrestato a marzo, rischia una condanna fino a 2300 anni di carcere. Contemporaneamente, prosegue il dialogo con il gruppo terroristico PKK e il partito curdo Dem per la definitiva normalizzazione dei rapporti. Stanno venendo vagliate dalle autorità e dai legislatori le eventuali formule legali per garantire il ritorno dei miliziani in patria e la loro reintegrazione pacifica nella società o il loro trasferimento in paesi terzi sicuri.
(Michele Magistretti)
Chiara Bertolotto e Michele Magistretti
TERRORISMO E SICUREZZA INTERNAZIONALE
Caraibi, aumentano le tensioni tra USA e Venezuela. L’amministrazione Trump ha confermato un nuovo attacco lo scorso 10 novembre nelle acque dei Caraibi, che ha causato la morte di quattro membri dell’equipaggio e portato il bilancio totale delle vittime a circa ottanta dall’inizio dell’operazione in agosto. Il Comando meridionale ha diffuso le immagini dell’azione, parte dell’“Operation Southern Spear”, missione da diecimila soldati e con la portaerei USS Gerald R. Ford dispiegata vicino al Venezuela. Il segretario alla Guerra Pete Hegseth descrive l’operazione come una risposta al traffico di droga latinoamericano. Secondo il Washington Post, Trump ha discusso con il Pentagono varie opzioni per intensificare i raid e ha affermato di aver già deciso la prossima mossa senza rivelarne i dettagli. Funzionari statunitensi sostengono che il presidente mantenga una “ambiguità strategica” che preoccupa Caracas. Maduro denuncia l’intervento come un pretesto, mobilita 200mila militari e invita il popolo a prepararsi a un’eventuale lotta armata, chiedendo agli americani di fermare l’escalation. La tensione regionale continua a crescere mentre Washington non esclude ulteriori operazioni.
(Federica Placidi)
Colombia, sospesa la collaborazione dell’intelligence con gli Stati Uniti. Il presidente colombiano Gustavo Petro ha annunciato la sospensione dello scambio di informazioni sensibili con gli USA, sottolineando che la misura resterà in vigore fino a quando Washington non cesserà gli attacchi contro imbarcazioni sospettate di narcotraffico nel mar dei Caraibi e nel Pacifico. Sebbene Bogotà e Washington siano storicamente partner nella lotta al narcotraffico nella regione, dalla rielezione di Trump i rapporti sono entrati in una fase di semi gelo, arrivando a scambi di accuse molto duri tra i rispettivi governi. Dallo scorso settembre, da quando la Casa Bianca ha ufficializzato l’operazione, la Marina americana ha affondato una ventina di imbarcazioni con un bilancio di 76 vittime. Petro ha criticato duramente anche il massiccio dispiegamento di militari americani nei Caraibi, accusando Trump di voler intimidire il leader venezuelano Nicolás Maduro, accusato a sua volta dagli Stati Uniti di avere connessioni con potenti reti del narcotraffico e per questo ritenuto un obiettivo politico da rimuovere.
(Davide Shahhosseini)
Federica Placidi e Davide Shahhosseini
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