Giappone: ancora una potenza asiatica?

Un punto sulla situazione economica del Giappone

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  Elisa Modonutti
  21 agosto 2024
  2 minuti, 59 secondi

Il Giappone, storicamente una delle maggiori potenze mondiali in termini economici, terza economia del mondo e quarta nel periodo 1990-2012, è una delle potenze regionali dell’Asia, grazie alla sua capacità di influenzare i paesi del Sud-Est asiatico, e che ha legami internazionali tali da assolvere un rilevante ruolo nella comunità internazionale.

Questo colosso economico, tuttavia, recentemente è stato al centro di sfide che ne hanno rallentato la crescita.

Il Paese del Sol Levante, all’avanguardia in campi quali l’innovazione tecnologia e il settore manifatturiero, alla fine dello scorso anno, è entrato in un periodo di forte recessione perdendo il titolo di terza economia mondiale in favore della Germania (fanalino di coda di un podio che vede primeggiare USA e Cina).

Se nel primo trimestre del 2023 i dati sull’economia giapponese davano segnali di crescita economica, a seguito del periodo pandemico, con un aumento del PIL dello 0,4% rispetto al trimestre precedente (e +1,6% rispetto agli stessi mesi del 2022), nel secondo e nel terzo la crescita sperata non è avvenuta, finché non si è giunti a un bilancio negativo nell’ultimo trimestre, quando il PIL ha registrato un -0,4%, a causa soprattutto della debole domanda della vicina Cina, sempre più autonoma nelle produzioni interne.

Tutte le speranze di crescita, stimate ad inizio 2023 dell’1,8% per lo stesso anno e dello 0,9% nel 2024 sono sfumate, mentre, nei primi mesi del 2024 il Paese entrava in un periodo di forte recessione.

Dati negativi sono inoltre emersi per quanto riguarda il debito pubblico che, dopo che nel 2023 ha raggiunto ha raggiunto la cifra record di oltre 1.286 trilioni di yen (oltre 8 mila miliardi di euro), circa il doppio del prodotto interno lordo del Paese, è destinato ad aumentare a fine 2024, aggravando ulteriormente la recessione.

Ulteriori scosse all’economia giapponese provengono inoltre dalla moneta nazionale, lo yen, che nel corso del 2024 si è fortemente indebolito. Infatti, nonostante gli operatori di mercato si aspettassero un inasprimento della politica monetaria da parte della Bank of Japan (BoJ) dopo che ad aprile la moneta giapponese aveva già raggiunto il record di deprezzamento del valore rispetto al dollaro, il 27 giugno 2024, lo yen ha brevemente peggiorato questo primato, registrando il minimo storico del suo valore dal 1986.

Se a luglio e ad agosto lo yen ha dato deboli segni di ripresa, una nuova batosta per l’economia del Paese del Sol Levante è giunta la prima settimana di agosto, quando l’indice della borsa giapponese, il Topix, è crollato del 12%. Questi bruschi movimenti hanno avuto e hanno implicazioni non solo per gli investitori e le imprese giapponesi, ma anche una fonte di ulteriore volatilità nei nervosi mercati globali. Ciò che è sicuro è la fuga di investimenti stranieri a causa della volatilità dei mercati finanziari giapponesi. In questo momento, inoltre, il Giappone fa più fatica ad attirare lavoratori stranieri, di cui ormai ha un gran bisogno per sostenere l’economia. Non a caso il 26 aprile la banca centrale ha ridotto la stima di crescita del pil per il 2025, portandola dall’1 allo 0,8 per cento.

Numerose sono le politiche necessarie per la ripresa economica del Paese, sia dal lato economico che finanziario, per far si che il Paese possa uscire da questo stato di recessione e tornare ad essere ai vertici dell’economia mondiale.

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L'Autore

Elisa Modonutti

Studentessa di Scienze internazionali e diplomatiche, amante della lettura, dei viaggi e con una curiosità innata di scoprire il mondo che ci circonda

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Giappone crisi economica recessione yen